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Silenzio sulla “raffineria” della coca, gli indagati fanno scena muta davanti al Gip foto

Si sono tenuti questa mattina gli interrogatori di garanzia a carico degli altri dieci indagati nell’ambito di operazione “Drug market”, l’inchiesta antidroga dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Intanto dall’ordinanza emergono le trame di un probabile sodalizio bene organizzato che - come a Scampia – lanciava le dosi anche dalla finestra e massaggiava su WhatsApp piuttosto che parlare al telefono

Non hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari del tribunale, Veronica d’Agnone. Dopo la scena muta dell’unica donna di Campobasso, ma detenuta a Foggia, anche i due reclusi a Campobasso e gli altri otto confinati ai domiciliari nell’ambito di operazione “Drug Market” si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Prima nella casa di reclusione di via Cavour, poi in tribunale, la sfilza degli interrogatori di garanzia è cominciata questa mattina poco dopo le 9.30.

Difesi, ognuno per la propria parte, dagli avvocati Carmine Verde, Silvio Tolesino, Costantino D’Angelo, Angelo Piunno, Paolo Lanese e Luigi Iosa (quest’ultimo del foro di Foggia) hanno chiuso la richiesta di chiarimenti in merito alle accuse tra cui l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e sostenute dal procuratore Nicola D’Angelo, in pochi minuti.

Ora gli avvocati valuteranno l’istanza al Tribunale del Riesame. Richiesta inoltrata già ieri, lunedì cinque marzo, dall’avvocato Tolesino e in fase di valutazione da parte degli altri colleghi difensori.

Certo è che i legali sono tutti d’accordo nel ribadire che “quanto scritto nell’ordinanza è al momento riduttivo rispetto ad un fascicolo investigativo composto da un migliaio di pagine, ne consegue che maggiore chiarezza sui singoli aspetti emergerà dopo aver preso visione dell’intero fascicolo”.

L’ordinanza del Gip, sintetizza in 68 pagine i motivi per cui undici persone (nove campobassani, un albanese e un foggiano) sono state raggiunte da specifiche misure cautelari, ma il fascicolo che li riguarda è composto, infatti, da almeno mille pagine. Nelle quali i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Campobasso – comandanti dal tenente Giorgio Felici – spiegano cosa avveniva in due appartamenti di via Romagna. Quindi dei viaggi per acquistare droga a Caserta o a San Severo, del taglio delle sostanze nelle case di cui sopra, del confezionato e del successivo spaccio destinato quasi interamente alla piazza di Campobasso.

Racconti dettagliati, corredati da intercettazioni ambientali, fotografie, video ma anche da testimonianze. Sulle responsabilità degli indagati, gli investigatori dunque sono assolutamente certi.

Non soltanto le bustine in casa, la cocaina – perlopiù quella destinata  ai clienti ‘storici’- la lanciavano anche dalla finestra. Era un meccanismo ben collaudato: prima la telefonata, quindi l’accordo e poi il passaggio sotto casa. “Sotto la finestra del bagno” dice uno degli indagati un’intercettazione. Una volta entrati nei due appartamenti che sono stati attenzionati per circa un anno, i carabinieri del tenente Felici si sono trovati di fronte ad una vera e propria “raffineria” della cocaina, con materiale per il dosaggio, confezionamento e taglio della sostanza.

Poi, abbastanza furbi da evitare il più possibile di parlare al telefono (ignari del fatto che la tecnologia ormai supera le vecchia intercettazioni) spesso sceglievano di comunicare con messaggi su WhatsApp finalizzati a stabilire quantità e prezzo della cocaina. Quindi le somme da versare diventavano “quote per un regalo” e la cocaina si trasformava in “rose” o “fiori”. Significativa è la conversazione che, il rifornitore campano giunto in via Romagna col quantitativo di cocaina necessario per le dosi da preparare, fa con i proprietari di uno dei due appartamenti: “passo a fare i capelli” oppure “ vengo 06a scaricare la carne”.

Infine l’esaltazione, captata e verbalizzata durante una conversazione tra due degli indagati, a proposito  della purezza della cocaina che si vende a Campobasso: “Io ho di quella pura – dice uno all’altro – quella che qua, a Campobasso, non ci sta, te lo dico io. Del fumo non me ne frega perché ce l’hanno tutti ma questa così pura chi cazzo te la dà!”.