Restaurato il seminario diocesano: venne costruito negli anni ’30 per volontà del vescovo Romita

Sono stati completati i lavori di restauro al seminario diocesano. Domenica 3 marzo alle ore 17.30, la cerimonia di benedizione dei locali restaurati, all’esterno e al tetto dello storico edificio di via Mazzini, 80, a Campobasso.

La cerimonia è stata presieduta dall’arcivescovo di Campobasso – Boiano GianCarlo Bregantini alla presenza del rettore del seminario don Michele Socci, parroco di Baranello.

Il palazzo, uno dei più belli della storia recente di Campobasso, è stato voluto ed iniziato dal Vescovo diocesano Alberto Romita, già negli anni Trenta. Ha ospitato e formato generazioni di seminaristi, costruendo anche una classe di professionisti, docenti, imprenditori. Molti sacerdoti della diocesi sono stati formati nel seminario, fino agli anni 1980, quando il Seminario fu trasferito a Chieti, nella fase degli studi teologici.

Da allora, su intuizione del vescovo Ettore Di Filippo, negli anni 1990- 1994, fu trasformato in edificio che ospitasse attività pubbliche, come la Ragioneria di Stato ed altri servizi cittadini. Un luogo cioè ristrutturato e fatto dono alla città, per meglio servire le esigenze dei cittadini.

seminario diocesi Campobasso

Durante la seconda guerra mondiale, mentre era vescovo della città monsignor Secondo Bologna, 11 ottobre 1943, il Seminario fu luogo di un evento molto doloroso per il Molise e per la diocesi. Nello scontro tra l’esercito degli Alleati e i Tedeschi, arroccati nel centro storico della città di Campobasso, lo stesso vescovo morì.

Infatti, fu durante l’avanzata degli Alleati, postati a Mascione (periferia di Campobasso), che una bomba, lanciata proprio dall’esercito canadese, cadde nel pieno del seminario, provocando la morte di monsignor Bologna, a cui venne dedicata una strada della città.

Una suora accorsa, tentò di fermare la morte del presule, ma invano. Il sangue però di quella vittima fu raccolto in un fazzoletto, con cui si tentava di arginare le ferite mortali. Ancora oggi, quel segno resta come santa reliquia, conservata con cura nella cappellina dell’Episcopio dal vescovo Bregantini. La chiesa in cui avvenne la morte santa di questo vescovo fu poi trasformata in Auditorium Celestino V, nei lavori di ristrutturazione per opera di monsignor Ettore d Filippo.

Da tempo però era necessario procedere ad un ampio lavoro di restauro dell’intero edificio e di sistemazione della facciata, ormai logorata. Per questo motivo, grazie all’operatività del vescovo Giancarlo Bregantini, aiutato da un efficiente gruppo di validi collaboratori guidati da don Michele Socci, si sono realizzati i lavori necessari: riparazione del tetto, restauro ed abbellimento della facciata, ripresa degli infissi, cura del giardino d’ingresso.

 

“I lavori hanno così dato un volto nuovo e bello all’intero edificio – ha spiegato il vescovo Bregantini –  creando anche un legame ravvivato con gli edifici vicini, a cominciare dall’episcopio accanto. Tutti i lavori sono stati realizzati dalla ditta Palombo, che ringraziamo vivamente. Alla cerimonia di benedizione dei locali restaurati seguirà il racconto con video e foto, per testimoniare il lungo cammino compiuto, insieme. Anche questo lavoro si inserisce nel cammino per il Sinodo diocesano che la diocesi tutta sta compiendo, a vari livelli, di cui il ripristino dell’aspetto estetico è uno degli elementi più interessanti e vivaci, per la crescita identitaria della nostra terra del Molise, così bella ma anche così fragile”.