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Prove di collisione interna nel nuovo Pd: Durante-Carriero, le due facce dell’era Facciolla

Il partito prova a rinascere, ma arrivano già i primi dissapori. E mentre l’ex vicepresidente dell’assemblea Dem accoglie con piacere l’invito del neosegretario, Michele Durante rifiuta l’ingresso in segreteria: “Proposta mortificante in relazione al risultato delle primarie”. 

Lui, lei, l’altro. Il Partito Democratico si affaccia finalmente sul nuovo corso e, archiviate le primarie, prova a remare unito anche sul fronte regionale. La direzione seguita dall’equipaggio, però, pare non essere esattamente la stessa. E nonostante il viaggio sia solo all’inizio, qualche increspatura in superficie comincia ad affiorare. 


Perché nonostante “lui”, il nuovo segretario dem, Vittorino Facciolla, abbia segnato la rotta in maniera chiara e inequivocabile – dalla volontà di ripartire dagli uscenti alle prossime amministrative, sino all’affidamento della presidenza assembleare ad Antonio Pardo D’Alete – le inquietudini non sono mancate. E, di certo, nemmeno le sorprese. 

A cominciare da quella che “lei”, Costanza Carriero, ha salutato con piacere, quasi meravigliata dall’invito politico elargitole dall’ex sindaco di San Martino in Pensilis, 

con l’inclusione nella nuova segreteria regionale. Un riconoscimento “inaspettato e non concordato” capace di lanciare  “un segnale forte a chi ha sempre pensato che la segreteria di un partito (il PD degli ultimi cinque anni in modo particolare) debba essere espressione solo di fedelissimi, con yes man and woman. Non è così – ha commentato la Carriero – e di questo ringrazio il Segretario regionale Facciolla. Il Dipartimento che si occupa della Organizzazione Politica, nel quale sono stata nominata, a mio avviso è uno dei più delicati – continua l’esponente piddina nella nota diffusa – perché bisogna ricostruire, riavvicinare, proporre e mediare”.

Ma ogni rosa ha le sue spine. E così, ecco che l’altra faccia della medaglia- e di questo Pd – ha il volto e il nome di Michele Durante. È lui “l’altro”, la voce fuori dal coro, in disaccordo con opzioni e volontà sin qui manifestate da Facciolla. 

Lo aveva detto, Durante, già nel corso della prima assemblea dem del 13 marzo scorso, chiarendo le proprie preferenze in tema di presidenza e rimarcando le distanze dall’ipotesi D’Alete: “Vorrei una scelta giovane e di cambiamento, nell’ottica di una mozione che abbiamo condiviso e rappresentato”.

Un appello caduto nel vuoto. E l’attuale numero uno del Consiglio comunale di palazzo San Giorgio nelle ultime ore ha dunque rincarato la dose, analizzando termini e motivazioni di una differenza di vedute già ampiamente percepibile. 

“Ho deciso, insieme ai 20 rappresentanti della mia lista eletti nell’Assemblea regionale del Pd – ha spiegato Durante – di non accettare la proposta di partecipare alla segreteria per due ordini di motivi molto semplici: il primo è relativo alla scelta di Facciolla di prendere tutto, a partire dalla presidenza dell’Assemblea attribuita a D’Alete nel segno del ritorno al passato remoto, quindi contraria a ogni forma di cambiamento e rinnovamento necessario, a mio avviso, nel Partito Democratico. In secondo luogo, ho ritenuto la proposta di Facciolla di partecipare alla sua segreteria mortificante, proprio in relazione al risultato ottenuto alle primarie: la mia e la nostra non è esigenza di ricoprire ruoli, ma volontà di alimentare un confronto chiaro e costruttivo all’interno del Pd”.

Non siamo certamente arrivati allo strappo, dunque, ma la discrasia è ostinata quanto palese e, di questo passo, l’estenuante ricerca dell’unità potrebbe presto trasformarsi in un insostenibile esercizio di forma, nell’evanescente simulacro di un’utopia.

 

I margini di manovra per cercare di superare le precoci divisioni non sembrano poi così larghi e il dissenso rischia in ogni caso di aprire diatribe e ferite molto spesso capaci di sfidare persino la forza dei numeri. Che sono naturalmente tutti dalla parte del neosegretario. Ma è proprio sul campo largo del confronto e della dialettica interna che nuovi turbamenti e più aspre contese potrebbero presto aver luogo. A cominciare dalle prossime amministrative. Un terreno potenzialmente minato, in cui vagano equilibri sul filo di lana.

La volontà di candidare gli uscenti (Battista e Sbrocca, rispettivamente per Campobasso e Termoli, in primis), da un lato; l’ipotesi primarie per scegliere il candidato sindaco, dall’altro. Nel mezzo, il futuro di un partito. Un germoglio che sta cimentandosi nella complessa sfida di rinascere, dopo un’antologica burrasca. Una pianta che sta vedendo sbocciare le spine ancor prima dei fiori.