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Medici in pensione ‘richiamati’ in ospedale, sindacato contro il commissario: “È vietato dalla legge”

Bocciata la decisione di richiamare i medici in pensione in ospedale. Il sindacato Aaroi Emac punta il dito contro il commissario Angelo Giustini e contro un provvedimento di cui ha parlato tutta Italia. Giustini ha chiesto all’Asrem di richiamare il personale “in quiescenza” per risolvere i problemi nel reparto di Unità operativa complessa (Uoc) di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.

Il presidente della sezione regionale del sindacato Aaroi-Emac David Di Lello spiega i motivi del dissenso: “Oltre a valutazioni di opportunità nell’affidare a colleghi ormai avanti nell’età incarichi che comportano altissima responsabilità, prontezza di risposte e stress, in specie in condizioni di urgenza-emergenza, il conferimento a medici in pensione di incarichi retribuiti per attività nella pubblica amministrazione è altresì da considerarsi illegittimo”. C’è una legge (la numero 114 dell’11 agosto 2014 di conversione con modificazioni del decreto legislativo numero 90/2014 modificando l’art. 5 comma 9 della Legge n. 135/2012) che “vieta alle Pubbliche Amministrazioni di conferire incarichi “a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza” e precisa, quindi, che per i pensionati “incarichi e collaborazioni sono consentiti esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno non prorogabile né rinnovabile presso ciascuna amministrazione”.

Inoltre, insiste Di Lello, “il reclutamento di specialisti in pensione prospettato dal commissario, dunque, potrebbe comportare, tra l’altro, problematiche di natura giuridica e di responsabilità a vari livelli e con possibili effetti negativi sulla gestione del rischio clinico. Utile sarebbe, invece, quale possibile soluzione tampone alla carenza di alcune figure di specialisti, la stipula di apposite convenzioni, con le aziende sanitarie delle regioni vicine per l’utilizzo di colleghi in attività che, inoltre, contribuirebbero alla condivisione di esperienze e conoscenze con medici ospedalieri molisani”.