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Luci della ribalta sul Fulvio, una prima straniante e magnetica con il teatro di Beckett foto

Ha preso il via la stagione di prosa 2019 del Teatro Fulvio di Guglionesi, ribattezzata ‘Investiamo in emozioni’. Sulla scena una delle opere più belle e significative di Samuel Beckett, Finale di partita. Per la regia di Filippo Gili, sul palco uno straordinario Giorgio Colangeli con accanto Giancarlo Nicoletti, Matteo Quinzi e Olivia Cordsen che ‘giocano’ tra senso e non senso la loro ultima, sempre rinviata, partita.

Si è alzato il sipario per la stagione teatrale del Fulvio di Guglionesi che ha esordito ieri sera (2 marzo) con una delle opere più belle e affascinanti di Samuel Beckett: Finale di partita.

Stefano Sabelli, l’anima di questa programmazione di teatro in prosa, nell’accogliere calorosamente gli spettatori ha tracciato il percorso di quella che sarà questa serie di appuntamenti che accompagneranno gli appassionati di teatro fino a fine maggio: “Sarà come un unico spettacolo visto da differenti prospettive”. Al centro il mondo contemporaneo, in definitiva noi stessi, declinato in 7 spettacoli di nuova drammaturgia.

Prima 2019 al Fulvio - Sabelli

E dopo i ringraziamenti all’Amministrazione comunale, in primis al sindaco Mario Belotti e al delegato alla cultura Michele D’Anselmo che hanno deciso di scommettere su questa proposta culturale di qualità, via alla scena.

Una stanza semivuota, delimitata da pareti grigie con due sole fessure che sono due finestre, una sulla Terra e una sul Mare, su un mondo che però non esiste più. Al centro di questa desolante stanza un uomo ammantato da un lenzuolo che poi si scoprirà essere un vecchio cieco e immobile sulla sua sedia a rotelle, il protagonista Hamm, il Re di questa partita a scacchi in realtà già persa ma che si continua assurdamente a giocare. L’altra pedina è Clov, il servo di Hamm che, al contrario di lui, non può non muoversi, è condannato a non fermarsi mai perché non può sedersi. Sul proscenio due bidoni della spazzatura in cui sono relegati Nagg e Nell (i genitori di Hamm), ridotti a due tronchi umani perché privi di gambe. Tutti ad annaspare nella loro esistenza di cui non sempre si ricordano vissuti di felicità.

È in questo contesto che si reitera una sorta di partita ormai ridotta ad un rituale statico, privo di senso: i giorni sono uno uguale all’altro, stessi gesti, stesse domande e stesse risposte, o meglio non risposte. I due protagonisti, interpretati magistralmente da Giorgio Colangeli e Giancarlo Nicoletti, non fanno che tormentarsi a vicenda tra gli ordini e i contrordini di Hamm da una parte e le minacce di abbandono e la obbedienza ‘cieca’ di Clov dall’altra. Ognuno, in questa tragicommedia dal sapore amaro e grottesco, è aguzzino e vittima degli altri.

Fuori dalla stanza chiusa si presagisce non esserci più nulla: una sorta di scenario post bellico o post atomico (diverse le interpretazioni a riguardo) che, in ogni caso, racconta in maniera costernante l’assurdità dell’esistenza (esemplificata dall’assurdità delle parole e del linguaggio) come a dire che l’unico significato è il non significare nulla. Ma in questo nulla interiore ed esteriore l’uomo non può fare a meno di interrogarsi e di provare a trovare un senso alla propria vita.

Lo spettacolo ha tutte le sembianze del crepuscolo che precede la fine, nella metafora della partita a scacchi che si sa persa già dall’inizio ma di cui si cerca di rinviare la fine, inevitabile. “La fine è già nel principio” dichiara Hamm-Colangeli  in uno dei suoi stranianti e magnetici soliloqui. Apprezzata dal pubblico la strabiliante capacità dell’attore (David di Donatello nel 2007) di riempire la scena nonostante la sua quasi completa fissità protratta per l’intera durata dello spettacolo.

Prima 2019 al Fulvio

Un avvio di stagione non facile data la complessità dell’opera di Beckett, rappresentata per la prima volta nel 1957 ma che continua ad essere attuale perché universale nei suoi contenuti. Ma è al contempo un esordio promettente per Guglionesi – e per il Basso Molise tutto – che ambisce, e a ragione, a divenire un punto nodale della programmazione culturale regionale.

Prima 2019 al Fulvio - Bobo

Scommessa che si pronostica vincente anche grazie al contributo dello chef Bobo e del suo dopo-teatro culinario che ha, anch’esso, esordito ieri e che aggiunge valore al valore, emozione ad emozione. Una minestra tratta da una antica ricetta del 1600 a base di fagioli, castagne e erbe aromatiche, innaffiata dal Merlot della cantina De Lisio di Guglionesi: per il pubblico una piacevole sorpresa che ha anche creato l’occasione per scambiare opinioni con gli attori, speciali commensali dell’appuntamento nel foyer.

Il prossimo appuntamento sarà il 16 marzo con uno spettacolo rivelazione firmato David Lescot, già Premio Moliere, dal titolo “Gli sposi, a romanian tragedy”.