Liste di attesa, si cambia: tempi più stretti per prestazioni e ricoveri, multe ad Aziende sanitarie e pazienti ‘indisciplinati’

Ecco cosa prevede la nuova organizzazione elaborata dal Ministero e che dovrà essere recepita dalle Regioni. Prestazioni entro 2 mesi, visite ambulatoriali anche nelle ore serali o nel fine settimane, sedute operatorie pure di pomeriggio: queste alcune delle novità introdotte. Cittadinanzattiva: "E' una rivoluzione". Il direttore generale dell'Asrem frena: "Ci sono delle criticità".

E’ una delle pagine buie della servizio sanitario nazionale: i tempi di attesa troppo lunghi per un esame o una visita medica. Chi non può aspettare, paga. Ci sono oltre 31 milioni di italiani che, secondo uno studio del Censis, si sono trovati in questa situazione. Manco a dirlo, al Sud le difficoltà aumentano.

Per questo il nuovo piano nazionale delle liste di attesa promette di essere “una rivoluzione”. Ne sono convinti i rappresentanti di Cittadinanzattiva che ieri – 5 marzo – hanno illustrato nella sede dell’Ordine delle professioni infermieristiche tutte le novità introdotte dopo l’approvazione, lo scorso 21 febbraio, da parte della Conferenza Stato-Regioni del documento elaborato dal Ministero della Salute.

Rispetto al passato c’è una prima, fondamentale differenza. “Finalmente questo è un piano con uno specifico finanziamento, previsto nella legge di bilancio 2019. Parliamo di 350 milioni di euro: 150 per il 2019, 100 milioni per il 2020 e altrettanti per il 2021″, ha esplicitato Tonino Aceti, ex coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato, nonchè portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche.

Investimenti che si aggiungono ai 4,5 miliardi a favore del Fondo nazionale per i prossimi tre anni, ma “che sono subordinati alla stesura del Patto per la salute”. Altri 4 miliardi sono destinati all’edilizia scolastica e all’informatizzazione.

L’obiettivo è aumentare i livelli di assistenza sanitaria. Da questo punto di vista, il Molise ha compiuto dei passi in avanti e si è messo in regola dal 2017 sulla prevenzione e a livello degli ambulatori. Non per gli ospedali dove è stato pagato a caro prezzo il blocco delle assunzioni.

Vitarelli, Sosto, Aceti

La riduzione dei tempi di attesa per visite ed esami è un altro snodo fondamentale per migliorare la sanità.

“Dal prossimo 1 gennaio – ha spiegato Mario Vitarelli, coordinatore regionale del Tribunale dei diritti del malato – tutte le prestazioni dovranno essere erogate entro 120 giorni”. Due mesi, in pratica. A dispetto dei tre mesi che attualmente bisogna attendere per visite ed esami programmati. Inoltre, il piano va oltre. Stabilisce quelle che sono definite “classi di priorità”: per le urgenze, ad esempio, non si potranno superare i tre giorni di attesa. Trenta giorni invece per le visite e 60 per gli esami diagnostici. 

Il piano fissa altri tre obiettivi: “La totale ed effettiva presa in carico dei pazienti, i controlli prenotati direttamente dallo specialista e la trasparenza delle liste”. 

Quindi, ad esempio, “dopo il primo accesso il paziente non dovrà tornare dal medici di medicina generale per le altre prestazioni“. Oppure si evitano disagi e perdite di tempo alle persone che, dopo aver aspettato mesi prima di poter effettuare un esame, si vedono annullare la prestazione e sono costrette a rivolgersi ad un’altra struttura. Da questo punto di vista, è importante anche l’introduzione di un’agenda unica di prenotazione per il pubblico e il privato.

Il piano inoltre prevede tempi massimi per i ricoveri: dai 30 giorni per i casi clinici che possono aggravarsi rapidamente fino ai 12 mesi per i casi clinici meno gravi, ossia “quelli che non causano dolore, disfunzione o disabilità”.

A garanzia dei pazienti, verrà istituto un Osservatorio nazionale sulle liste di attesa per un monitoraggio complessivo sia nel pubblico che nel privato.

Altra novità importante: le Aziende ospedaliere potranno assicurare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale anche nelle ore serali o nel fine settimane e aumentare le sedute operatorie, programmandole nel pomeriggio. E ancora: il piano del governo riforma l’intramoenia. Il medico “non può prescrivere prestazioni e poi proseguire l’iter diagnostico-terapeutico con oneri a carico del servizio sanitario regionale”, è stato detto ancora. Cosa vuol dire? In pratica, “se inizia nel privato, il percorso terapeutico dovrà proseguire sempre nel privato”.

Il rispetto dei tempi di attesa sarà cruciale pure nella valutazione dei direttori generali delle Aziende sanitarie regionali: “Il mancato conseguimento degli obiettivi di salute e assistenziali costituisce per il direttore generale grave inadempimento contrattuale e ne comporta la decadenza automatica”. Di più: “Sono previste multe anche di diverse migliaia di euro”, ha esplicitato Tonino Aceti.

Ma potrebbe incappare in sanzioni pure l’utente ‘indisciplinato’ qualora “non si presenti o non preannunci l’impossibilità di fruire della prestazione prenotata”. Anzi, dovrà pagare il costo della prestazione. Del resto, “con questo atteggiamento danneggia l’azienda sanitaria e le altre persone che non possono accedere alle prestazioni”.

Il piano ora dovrà essere recepito dalle Regioni per avviare il nuovo ‘corso’ dal 2019A chi toccherà in Molise, al presidente Donato Toma o al commissario Angelo Giustini? Su questo punto non c’è molta chiarezza.

Difficile credere perciò che filerà tutto liscio come l’olio. Le prime perplessità sono state espresse dal direttore generale dell’Asrem Gennaro Sosto: “Sono un po’ critico su alcuni aspetti del piano”. C’è scetticismo sui tempi: “Ipotizzare di arrivare nel termine di 120 giorni ad un livello qualitativo di sufficienza rispetto al piano, è un po’ complicato. Forse era meglio immaginare un percorso per step“. Non solo: ci saranno difficoltà a ‘uniformare’ i quattro Centri di prenotazione regionali perchè “sono completamente disallineati”. E occorre tempo per il nuovo bando per il Cup unico: “Ancora non apriamo le buste, abbiamo dovuto rivisitare la gara di appalto per non comprare un prodotto già vecchio”.

Riorganizzare il sistema sarà complicato anche per la carenza del personale medico in Molise. I concorsi dell’Asrem per reperire nuove professionalità continuano ad andare semi-deserti.

Magnocavallo, Aceti, Vitarelli liste di attesa sanità

“Per abbattere le liste di attesa e i ricoveri impropri – ha ricordato la presidente dell’Ordine degli infermieri Mariacristina Magnocavallo – avevamo proposto l’introduzione dell’infermiere di comunità e le Udi, Unità di degenza infermieristica. Del resto, ora l’infermiere è competente, laureato, specializzato. In alcune realtà sanitarie regionali è già il motore del reparto. In Molise avevamo avviato la sperimentazione con la dottoressa Marinella D’Innocenzo (ex direttore generale della Salute, ndr). Poi lei è andata via e si è bloccato tutto”.