Lettera di un bambino immaginario sulle violenze dei grandi

Violenza assistita da parte dei minori. Un ipotetico bambino potrebbe spiegare così le sue emozioni: "Mi fa sentire invisibile questo parlare, litigare, lavorare per settimane sulle leggi che riguardano spesso gli adulti, e solo qualche volta, direttamente noi bambini... ho come la sensazione che i grandi pensano soprattutto ai grandi"

Mi hanno detto che i ragazzi più grandi a volte possono scambiarsi immagini di persone nude con i telefonini e qualche volta lo fanno anche i grandi. E lo fanno per far stare male gli altri, perché in questo modo tutti le possono vedere. In televisione hanno detto che si chiama “revenge porn”.

Poi hanno anche detto che in Italia le donne che vengono uccise sono quasi 150 l’anno. Quindi si sta approvando una nuova legge, quella del ”Codice rosso”: ho fatto una ricerca per capire di cosa si trattasse. Ve lo spiego con questo ritaglio di notizia di un giornale: “il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 novembre su proposta del Guardasigilli Alfonso Bonafede e del ministro Giulia Buongiorno, stringe le maglie del codice penale sulla violenza contro le donne: licenziato dalla commissione Giustizia, inasprisce le pene per i reati di violenza sessuale (da 5-10 anni a 6-12 anni), introduce il reato di sfregio del volto punito con 14 anni di reclusione, per chi violenta bambini sono previsti 24 anni di carcere, prevede una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne e l’obbligo dei PM di ascoltare le vittime entro tre giorni. Diversi gli emendamenti presentati per inasprire ulteriormente le pene per i maltrattamenti in famiglia: anche rispetto alla violenza assistita (ossia quella forma di violenza definita dal CISMAI come l’esperire da parte di una/un bambina/o e adolescente qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale, economica e atti persecutori (c.d. stalking) su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minorenni) è prevista una circostanza aggravante con la modifica del 572 c.p. per cui un comma prevede che ci sia aumento di pena fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minorenne, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità o se il fatto è commesso con armi. E così anche sullo stalking e sulla violenza privata e sulle persone minorenni si procede serrati verso un generale inasprimento delle pene”. E forse – ho letto – ci sarà anche l’approvazione della norma contro il “revenge porn”.

nicola malorni

Qualcuno, mi è sembrato di capire, ha pensato anche a noi bambini, a quando ci capita di vedere picchiare nostra madre o sentirla insultare, o quando sentiamo che sta male perché si sente in pericolo. Nel mio caso, questa cosa è accaduta – me lo ha raccontato mio fratello più grande – sin da quando ero ancora nella pancia di mamma; io non me lo posso ricordare, ovviamente. Però, qualche volta mi sento soffocare al petto e mi fa male, e allora penso che mi sento così perché mi ricordo lo stesso; non lo so, forse sarà così. Nessuno me lo ha detto se il mio corpo può ricordare lo stesso quello che ho sentito dalla pancia; sono io che lo penso, perché mi capita da molto tempo di star male.

E sto peggio quando sento i grandi parlare dei grandi, di quello che fanno e di quello che meritano quando fanno male agli altri, e ci dicono che dobbiamo andare dai giudici, dai poliziotti, dagli psicologi, dagli assistenti sociali quando abbiamo bisogno di aiuto. Perché loro dicono questo ma io sto male e non ce la faccio.

 

E voglio dire una cosa: io, quando leggo o ascolto di queste notizie sui codici rossi e sulle violenze, ho come la sensazione che i grandi pensano soprattutto ai grandi. Non so se un termine – adultocentrismopuò essere la parola giusta per parlare di questa sensazione che ho. Il fatto è che mi fa sentire invisibile questo parlare, litigare, lavorare per settimane sulle leggi che riguardano spesso gli adulti, e solo qualche volta, direttamente noi bambini.

Un gruppo di psicologi e altri studiosi (CISMAI, 2005) aveva detto cosa bisogna fare con noi bambini, quando assistiamo alla violenza sulle nostre madri o sui nostri fratelli  (“Requisiti minimi degli interventi nei casi di violenza assistita da maltrattamento sulle madri”, aggiornato al 23 giugno 2017). L’altro giorno i giudici del Molise insieme a psicologi, avvocati e associazioni di tutta Italia ne hanno parlato a Campobasso anche a un corso di formazione della Scuola Superiore della Magistratura.

Tra i 100.000 bambini che arrivano ai servizi sociali per essere aiutati, c’è 1 bambino su 5 che come me ha visto picchiare o maltrattare sua madre o i suoi fratelli, ma io credo che ne siamo molti di più. Io, per esempio, non ho ancora detto niente né a scuola né agli assistenti sociali, e non lo voglio dire neanche al pediatra che mi ha visitato per quel dolore al petto. Perché ho paura.

 

Lo so che esistono le Leggi e poi, da prima che nascessi, dal 2003 ad oggi, vedo che tutti si impegnano per migliorarle. Ho letto anche questo: “Il D.l. n. 93 del 14 agosto, conv. in L. 15 ottobre 2013 n. 119 concernente disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere ha introdotto una nuova circostanza aggravante comune: “l’avere, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale nonché nel delitto di cui all’articolo 572, commesso il fatto in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza” (art. 61, comma 1, n. 11-quinquies)”. L’antecedente normativo della predetta novella si rinviene nella già citata Convenzione di Istanbul. La Suprema Corte di Cassazione, Sez. I Penale, con sentenza n. 1232/2017 ha chiarito il significato dell’espressione “in presenza di un minore” di cui all’art. 61 n. 11- quinquies c.p.. I giudici di legittimità spiegando la portata della novellata disposizione normativa hanno evidenziato come la presenza del minore non vada intesa in senso strettamente letterale e che, invece, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante sia sufficiente la percezione e la consapevolezza delle condotte violente a danno di soggetti all’interno del nucleo familiare”.

Però io ho paura. Forse se qualcuno se ne fosse accorto, sarei riuscito anche a parlare. Una volta il pediatra mi ha guardato in modo diverso, mi sembrava che mi volesse chiedere qualcosa e quel giorno ho sentito che stavo per mettermi a piangere, e se avessi pianto forse sarebbero uscite anche le parole. Ma poi ha ripreso a parlare con mia madre e io ho capito che non era ancora quello il momento. E non ho detto niente neanche quella volta.

Ho capito che i grandi, evidentemente, pensano che questi dolori poi passeranno da soli; oppure pensano che a volte siamo troppo piccoli per accorgerci o dare importanza a quello che succede intorno a noi: ci vedono giocare e pensano che noi le urla e i pianti non li ascoltiamo o non ce ne preoccupiamo. Eppure, le Leggi i grandi le hanno scritte: nelle Leggi scrivono che anche in gravidanza la violenza è pericolosa per i bambini, perché anche nella pancia di mamma le sentiamo queste cose. Forse continuano a pensare, come centinaia di anni fa, che i bambini arrivano al mondo come una tavoletta vuota, senza emozioni e senza capacità di sentire e capire le cose. Continuano a pensare che se non sappiamo parlare o ragionare come loro, le emozioni che sentiamo non ci dicano più di quanto loro sono in grado di capire o dire. Ma le cose non stanno così: parola di bambino!

 

Sapete cosa sogno?

Vorrei che tutti (giudici, avvocati, assistenti sociali, psicologi, insegnanti) si impegnassero a riparare la mia famiglia sconquassata. Dovrebbero aiutare me insieme a mia madre e ai miei fratelli a trovare il coraggio di dire “basta, vogliamo stare meglio tutti, o almeno essere lasciati in pace!”.

E poi, questo dolore al petto, io me ne vorrei liberare: vorrei dire ai medici che non ho freddo a casa, non si tratta di una malattia fisica ma di un dolore al cuore, dove ci sono i miei sentimenti, che non so dire. È un dolore che ha colpito proprio il posto dove c’è l’amore, e se questo dolore continua io non riuscirò più ad amare nessuno perché amare fa male in questa situazione.

E vorrei anche delle persone più attente in questi posti dove lavorano, perché se qualcuno mi avesse guardato da anni come mi aveva guardato quella volta il pediatra, io sarei riuscito a parlare prima e il dolore dell’amore mi sarebbe passato prima. Ora, invece, non so se mi passerà.

 

I grandi dovrebbero capire che non bisogna soltanto che qualcuno faccia sesso con i bambini per farli stare male, o che qualcuno li picchi direttamente. Ci fa stare male anche vedere tanti genitori litigare, urlare, picchiarsi, farsi le lotte in Tribunale, parlare sempre con gli avvocati per dirsi questo e quest’altro. Basta! Noi bambini vogliamo solo un po’ di pace. Poi al resto ci pensiamo noi perché siamo in grado di crescere bene mettendoci anche del nostro. Firmato: un bambino.