Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

La rapina del rolex, la morte per overdose e quell’indagine top secret che cela il business della cocaina

Dopo i fatti di agosto la squadra mobile ha continuato a lavorare su quell’aggressione che sin da subito insospettì gli inquirenti per dinamica e movente. Due gli indagati. Ma dietro questa coppia di venticinquenni si nasconderebbe un rilevante traffico di droga fatto di investimenti iniziali che sarebbero proventi di furti e rapine. E poi i dubbi, ancora non sciolti, su quella morte per overdose accaduta in un appartamento del capoluogo. Un filo conduttore: la cocaina. Ma non tanto per uso personale, bensì per un redditizio "business" che coinvolge, in ruoli diversi, più persone.

Tutto in una notte, tutto dannatamente veloce e schizofrenico, proprio come gli effetti della cocaina. Ma poi, col trascorrere del tempo e il passare delle settimane e dei mesi, il flash è stato scandagliato, svelato, e ora quei secondi di apparente “follia” hanno una spiegazione, un movente e un quadro indiziario ben preciso.

L’episodio in questione è la rapina (25 agosto 2018) a due giovani campobassani, in pieno centro urbano, in piena notte.

Uno di loro ha un Rolex, rivelatosi poi falso, ma i due aggressori non lo sanno. E poco importa, in quel momento. Perché quell’orologio potrebbe essere, da lì a poco, l’investimento per un mercato più redditizio: la cocaina.

Ipotesi desunte, risultati del raziocinio freddo e programmato di un’attività investigativa che da quella rapina avrebbe scoperto un mondo assai più complesso. A Campobasso, ma non solo.

Poi un episodio di overdose. Un giovane trovato privo di vita nel suo appartamento a Campobasso, sempre lo scorso anno. La causa: abuso di stupefacenti. Il  caso è ancora aperto ma forse anche alle battute finali. Fatti apparentemente slegati ma che, invece, potrebbero avere un denominatore comune.

La rapina del rolex, dicevamo. E’ agosto, notte fonda, una coppia di amici ha trascorso la serata in un pub del centro storico ed è diretta verso l’auto. Si trova in piazza Cesare Battisti, altezza di via Veneto, quando viene aggredita, picchiata e derubata di quel famoso rolex.

Passa meno di un mese e la squadra mobile a quei due rapinatori dà un volto, un nome e un cognome. Uno ha 25 anni ed è incensurato, l’altro, più o meno coetaneo del primo, ha un nome d’arte scritto su tutti i muri di Campobasso. Dietro quella firma c’è ovviamente un’identità (che le autorità non svelano) e – soprattutto – ci sono precedenti specifici.

Rapina, indagini, identificazione e denuncia a piede libero.

Ma è durante la perquisizione domiciliare a casa del secondo che la squadra mobile, oltre agli elementi riconducibili a quell’aggressione, scopre anche altro: strumenti atti ad offendere e droga, soprattutto.

Elementi che da quel momento si intrecciano con altri (prima e dopo) e che se da una parte hanno poi sollecitato la chiusura delle investigazioni sulla rapina avvenuta un mese prima, dall’altro hanno dato linfa ad un nuovo e probabilmente più corposo fascicolo, sul quale però ancora nessuno vuole parlare.

“Per il momento lasciateci lavorare – la risposta degli investigatori – a tempo debito qualora dovessero emergere elementi importanti che le autorità ritengono dobbiate sapere saremo noi a esporveli”.

Ma oggi, alla luce dell’ultima inchiesta antidroga dei carabinieri che a Campobasso ha smantellato un rilevante spaccio di cocaina, i dubbi su quell’indagine “top secret” di agosto si diradano. E il filo conduttore pare proprio lei: la cocaina.

Quella rapina potrebbe aver spalancato la porta su un mondo fatto di rapine e violenza finalizzate ad accaparrare refurtiva da trasformare in contanti da reinvestire nell’affare della cocaina. Roba “pura”,  non per uso personale, decisamente no.  Piuttosto da tagliare e rivendere, guadagnando il triplo dell’investimento iniziale. Un vero e proprio business perché, se una volta la coca era la droga dei festini e degli eccessi “da ricchi”, dei tavolini riservati in discoteca e di chi guadagnava bene oggi, al dettaglio, la trovi anche a 50 euro al grammo e in microdosi da 0,2 a 15 euro.

Prezzi confermati dagli uffici della questura, emersi anche negli atti delle ultime indagini dei carabinieri.  Per chi spaccia, quello della “cocaina” è il mercato più redditizio: tutti la vogliono (incuranti dei rischi letali), tutti la consumano, tutti coloro che cominciano a usarla ne hanno poi, e in poco tempo, costantemente bisogno. Le spese dell’investimento iniziale sono minime soprattutto se il capitale è frutto di furti e rapine. E piazzarla sul mercato è una operazione praticamente immediata. Altissimo, poi, il margine di profitto.

Ed è questa, questo intreccio di indizi, riscontri che viaggiano su un unico filo conduttore, la “pista” che gli investigatori hanno seguito. E che ora potrebbe portare, a breve, a nuovi eclatanti sviluppi.