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La mia gatta sta per morire, e io non so dove seppellirla

Lettera di una lettrice alle prese con la fine vita del suo animale da compagnia. Al dolore dell'addio imminente, dopo 19 anni di convivenza, si aggiunge il dramma della sepoltura. "Non ho un giardino, non possiedo un pezzo di terra dove poter mettere la mia Frida. E' vietato farlo negli spazi pubblici e demaniali. Ma che fine ha fatto il cimitero degli animali che si doveva fare a Termoli?"

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Possiedo una gatta. O forse, come recita un famoso aforisma, la mia gatta possiede me. Da 19 anni. Un rapporto che solo chi è posseduto da un animale può capire. La compagnia di un essere vivente che ti arricchisce quotidianamente con la diversità del suo linguaggio, delle sue carezze, della sua misteriosa esperienza. Cosa si prova rientrando a casa dopo una interminabile giornata di lavoro quando lei, richiamata dal rumore della chiave che gira nella serratura, ti viene incontro sprigionando fusa ipnotiche, e ti strofina il muso contro la gamba. Ma anche cosa si prova rientrando a casa dopo una interminabile giornata di lavoro quando lei, inspiegabilmente, non c’è. Il cuore in gola, il terrore che ti solleva i peli delle braccia. Il sollievo quando sbadigliando si trascina da sotto il letto e avanza sorniona verso di te, paralizzata sull’ingresso con la catastrofe nella testa, comunicandoti che “non è il caso di agitarsi così, quanto sei esagerata”.

Chi è posseduto da un animale lo sa. Sa come funziona la spesa al supermercato, quando riempi il carrello veloce con un paio di birre, una confezione di sofficini ma pile e pile di scatolette di mousse, patè, bocconcini in salsa, mentre la cassiera ti guarda brutto ma tu sorridi indifferente a qualsiasi giudizio perché stai compiendo una delle missioni più importanti della settimana: rifornire la credenza della tua compagna.

Chi è posseduto da un animale conosce fin troppo bene le battaglie che bisogna ingaggiare prima di fare un viaggio per convincere il parente o l’amico di turno a venire a casa tua almeno due volte al giorno con l’unico obiettivo di riempire le ciotole della tua gatta, cambiarle l’acqua e, per favore, pulire la lettiera.

Chi è posseduto da un animale non ha dubbi che ci siano serate in cui la cosa migliore che possa capitarti, in assoluto, è stare sul divano con un libro e la gatta acciambellata sulle gambe, e che la solitudine è una parola sconosciuta anche quando tutto il mondo ti giudicherebbe sola.

Chi ha un animale sa che qualsiasi uomo, prima di conquistarsi il tuo letto e il tuo cuore, deve passare l’esame severo dell’animale che ti possiede, altrimenti vuol dire che non è quello giusto. Fosse anche il principe azzurro, se non piace alla tua gatta, se lei snobba i croccantini portati in segno di amicizia, il verdetto non è dubitativo: non va bene, punto e basta. Di contro, se anche ha un sacco di difetti ma la tua gatta lo adora, ha il campo libero.

Chi è posseduto da un animale sa perfettamente che esistono le priorità, e la priorità delle priorità è portare il gatto dal veterinario quando non sta bene. Il veterinario è superiore a tutto e tutti, vale mille volte di più del tuo datore di lavoro o del tuo medico di base, e se non ci fosse sarebbe un disastro inimmaginabile. Perciò, quando arriva il giorno in cui nemmeno il veterinario ha la soluzione, il mondo ti crolla addosso. Quando il veterinario alza le spalle, passa le sue mani improvvisamente non più magiche sotto il muso della tua gatta ormai ridotta a un mucchietto di ossicini e pelo opaco e sospira, interrogandoti con lo sguardo empatico per sapere cosa tu abbia intenzione di fare a questo punto, ti scorre davanti una vita interna e si spalanca un burrone, vuoto come il Nulla della Storia Infinita che hai letto, tanto anni fa, con la tua gatta in grembo.

Ho vissuto con Frida per 19 anni. Nel frattempo ho cambiato amici, fidanzato, lavoro, mobili, quadri alle pareti. Lei c’era, ogni volta. I miei ricordi di questa casa sono agganciati a lei. In ogni metro quadrato di questo spazio c’è la sua storia, c’è un aneddoto che la riguardi. Una marachella che ha combinato quando era cucciola, un cuscino che ha amato alla follia, un tappeto distrutto a forza di graffi.

Un animale, in fondo, non è un compagno di vita, né un fratello, né un genitore, né un figlio. Non è niente di tutto questo, eppure il rapporto che si crea con un animale è unico e prezioso esattamente come i rapporti che si creano con amici, mariti, fratelli, genitori, figli.

Ora Frida sta per morire, e non c’è nulla che io possa fare per impedirlo. Non so quando accadrà. Forse domani, forse la settimana prossima. Ma, in ogni caso, è questione di poco. Il cibo ha perso ogni interesse per lei, il respiro è sempre più affannoso, non riesce a saltare sul letto per darmi la buonanotte né il buongiorno a modo suo. Frida sta per morire, io lo so e mi sto organizzando, come farei per qualsiasi essere vivente a me caro. Trascorro più tempo possibile con lei, triplico la dose di carezze, la faccio bere dalle mie mani. Ho fatto realizzare una piccola bara di legno semplice, perché so che dovrò seppellirla.

Il problema è questo. Dove? Chiunque possiede un animale sa bene di cosa sta parlando, e sa che non c’è nulla di ridicolo, né di esagerato, in questa domanda che ti leva il sonno. Io non ho un giardino, la mia famiglia non possiede terra dove scavare una piccola buca per una piccola bara. E’ vietato inoltre usare spazi pubblici. Ma Frida non finirà certo nella spazzatura, di questo sono certa. Non smaltirò la sua carcassa.

La seppellirò, ma dove? Perché non esiste un cimitero degli animali, come sarebbe giusto, doveroso, civile? E anche logico, visti i doveri – non solo i diritti – di chi sceglie un animale da compagnia. Microchip, nutrizione, visite veterinarie, cura, divieto di abbandono e maltrattamenti, reati punti dal codice penale. E poi? Poi questa stessa società che ci indica attraverso norme e articoli di legge come trattare un animale da vivo, è del tutto indifferente alle condizioni di un animale da morto. Disposta a far smaltire le carcasse nella spazzatura, nel tratitutto delle discariche. Una ipocrisia feroce, dal mio punto di vista.

Altrove ci sono i cimiteri degli animali, una delle migliori invenzioni possibili, i cui spazi sono richiesti da persone di tutte le età, condizioni sociali. Perché amare un animale è una caratteristica trasversale, appartiene ai vip come agli emarginati, ai ricchi e ai poveri. Non qui, però. Qui nessuno sembra sensibile al problema.

Mi sono illusa, anche leggendo Primonumero.it, giornale col quale ho deciso di condividere questa riflessione, che l’Amministrazione di Termoli fosse in procinto di avviare l’esperimento del cimitero riservato agli animali. La notizia è di un anno fa, eppure nel frattempo non è successo nulla e non hanno saputo dirmi nulla.

Nessuno, in questa terra che ha abbondanza di terra incolta e non sfruttata, dove si piange per un lavoro che non c’è e si promettono costantemente possibilità occupazionali che restano tali sol sulla carta, ha sposato seriamente questa idea. Nessuno sembra davvero interessato, né le Amministrazioni pubbliche né i privati. Eppure sarebbe una chance di guadagno per tanti disoccupati proprietari di pezzetti di terra senza destinazione, o di Comuni che hanno aree verdi dove non si può costruire, abbandonate all’incuria, inutilizzate da sempre.

Frida sta per morire e io la seppellirò violando la legge, perché non ho alternative.  Perché un cimitero degli animali non c’è, anche se siamo in tantissimi a possedere animali, disposti a pagare uno spazio e una lapide pur di garantire al nostro amico insostituibile una morte almeno un po’ all’altezza del bene che ci ha regalato, e a noi stessi un distacco meno doloroso, il riconoscimento del diritto a un posticino dove fare una passeggiata per ricordare il suono dell’amicizia.

 

PS. Ho scritto questa lettera 24 ore prima che Frida morisse. Ora che ho deciso di spedirla non c’è più. E’ venuta a chiamarmi con un debole miagolio, si è accucciata sul suo tappeto preferito, si è addormentata sotto le mie carezze e le mie lacrime. L’ho seppellita, come meritava, violando i divieti di legge.

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