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La mediocrità al potere di scena al Fulvio. Due straordinari interpreti fanno rivivere i dittatori della Romania foto

Successo per il secondo appuntamento della stagione teatrale del Fulvio di Guglionesi. Con 'Gli sposi. A romanian tragedy' è andata in scena una pagina di storia del XX secolo. Protagonista la coppia di dittatori romeni interpretati dagli straordinari Elvira Frosini e Daniele Timpano

Il secondo appuntamento con la stagione teatrale del Fulvio di Guglionesi (ieri, 16 marzo) ha portato sul palco, con “Gli sposi. A romanian tragedy”, la storia di due ‘ordinari’ dittatori che hanno segnato il destino della Romania per oltre vent’anni: Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu. Ad interpretarli la straordinaria coppia Elvira Frosini e Daniele Timpano che ha saputo rendere magistralmente l’ascesa e la discesa di questi personaggi che sono passati alla Storia come i più sinistri tiranni dei Paesi del blocco comunista.

La vicenda è narrata in prima persona da loro due che riempiono la scena altrimenti vuota. Nessuna scenografia, se non per un paio di sedie e due microfoni o pochi altri oggetti utilizzati all’occorrenza. D’altronde il duo – che si dimena per circa un’ora e mezza tra incalzanti e serrati dialoghi, comizi e incontri di Stato – non ha bisogno di molto per catalizzare l’attenzione del pubblico e catapultarlo in quegli anni e in quel Paese.

A partire dall’incontro tra i due e dal loro matrimonio si passa al breve ma incisivo racconto della loro militanza che nulla ha di speciale rispetto ad altre; di lì all’ascesa al potere tra le fila del Partito Comunista Romeno il passo è breve, quasi ‘casuale’. I due si ritrovano così alla guida del Paese che a mano a mano porteranno sull’orlo del tracollo.

Così l’uno racconta l’altro: lei descrive lui come un uomo privo di capacità decisionale, balbuziente e non troppo dotato, lui descrive lei come una donna senza istruzione e figlia di contadini, “né bella né brutta”. Due ordinari personaggi mediocri che finiranno per dimostrare la loro natura ambiziosa, avida e spietata. Una sorta di farsa che diventa tragedia, personaggi al limite del grottesco che, con il loro delirio di onnipotenza e la loro brama di potere ammantati da finti propositi di uguaglianza e socialismo, da vittime del regime militare si trasformeranno in carnefici del popolo.

Una pièce tragica ma allo stesso tempo ironica grazie all’esilarante mimica dei due attori e all’accoppiata piglio di lei-irresolutezza di lui. E tra balli e barzellette che i due condividono nel loro privato e comizi pubblici ‘accidentati’ dalla balbuzie del Presidente sobillato dalla sua Elena – la vera mente che sta dietro la vita politica del suo compagno – va in scena la vita dei dittatori dei Balcani, i Macbeth dell’Est. A fare da contrappunto all’azione scenica i canti socialisti e gli inni nazionali che si intrecciano con le hit italiane di successo negli anni ’70 come Cuore matto di Little Tony o Com’è bello far l’amore da Trieste in giù di Raffaella Carrà, naturalmente tradotti in rumeno.

Il pubblico, stupefatto e attento, ha ammirato la sintonia perfetta tra i due attori e la loro rappresentazione di questa storia d’amore e politica che ha portato a Guglionesi una vera pagina di storia.

La parte finale dello spettacolo è, anch’essa con ritmi frenetici e concitati, la descrizione della rapida discesa dei due. È il 1989 quando i due ‘sposi’ sono costretti a fuggire in elicottero dal loro palazzo presidenziale. Sulla scena la loro fuga, l’arresto, il processo con una voce fuori campo che elenca i loro crimini e misfatti e poi, estemporanea, la loro esecuzione a colpi di fucile con i due che cadono sulla scena avvinti, così come erano stati nella vita. Lo spettacolo si chiude sulle immagini e i video della Romania di oggi, consumistica, kitsch e un po’ sbandata.

Gli sposi al Fulvio

Un testo, quello di David Lescot riadattato dai due interpreti-registi, che ammonisce sulla ferocia della natura umana, sulla ‘banalità del Male’ che si insinua nella Storia. Un monito che mai andrebbe dimenticato perché il pericolo che ciò si reiteri è sempre dietro l’angolo.

Ancora una volta una proposta di qualità per Guglionesi, portata in scena grazie a Teatri Molisani e al direttore artistico Stefano Sabelli che, prima dello spettacolo, ha ricordato ai presenti i prossimi, imperdibili, appuntamenti. Uno su tutti, il prossimo del 30 marzo, ‘L’abisso’ di e con Davide Enia. Intanto oggi e domani 18 marzo ‘Gli sposi’ sarà al Teatro del Loto di Ferrazzano.

La serata si è conclusa nel foyer del teatro con la prelibatezza creata dallo chef Bobo – un piatto di ceci, vongole e fusilli – con cui spettatori, organizzatori e attori hanno condiviso momenti di piacevole convivialità.