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Import di auto con frode, il Riesame cambia le scelte del Gip: imprenditori allontanati dal Molise

Il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di custodia in carcere per due indagati, titolari di concessionarie, e quella ai domiciliari per altre quattro persone, avanzata dalla Procura. Il Riesame ha invece disposto il divieto di dimora in regione per una coppia di imprenditori e il sequestro preventivo di beni mobili e immobili a carico di altri otto indiziati

Per quelle auto di importazione messe in vendita a prezzi più bassi di quelli previsti sul mercato, con un relativo giro di fatture false messe in circolo tramite il meccanismo delle frodi ‘carosello’ e quindi un’evasione Iva pari quasi a cinque milioni di euro, la squadra mobile di Campobasso – su disposizione della Procura – a gennaio scorso aveva chiuso le indagini iscrivendo nel registro degli indagati 48 persone tra titolari di concessionarie molisane e operatori del settore.

Il sostituto Nicola D’Angelo aveva poi chiesto i domiciliari per altre quattro e il carcere per due indiziati.

L’accusa:  associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’erario.

Ma rispetto a quelle istanze il Gip aveva detto “no”. Tant’è che a prendere la parola sui provvedimenti – su richiesta della stessa Procura –  è stato chiamato il tribunale del Riesame che – a quasi due mesi di distanza – ha deciso e in parte ribaltato il diniego del giudice per le indagini preliminari.

Infatti proprio su disposizione del Riesame sono iniziati a carico di otto indiziati i sequestri preventivi per milioni di euro sottratti all’erario. Quattro i provvedimenti immediatamente eseguibili su beni mobili e immobili. Altri quattro verranno compiuti nei prossimi giorni a causa di un difetto di notifica.

A carico dei due maggiori indiziati del raggiro, titolari di altrettante concessionarie, e per i quali la procura aveva chiesto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il Riesame ha disposto per uno il divieto di dimora in Molise e in Campania, per l’altro solo in Molise. Ambedue non immediatamente eseguibili.

Dell’esecuzione dei provvedimenti  si sta occupando il nucleo di polizia giudiziaria della procura di Campobasso, la squadra mobile, la guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate.

L’inchiesta è nata input dell’Agenzia delle entrate che tra il primo gennaio 2014 e il 30 aprile 2017 aveva notato una percentuale di immatricolazione di auto a Campobasso paurosamente alta rispetto al resto d’Italia. Tradotto in numeri significa che sono state registrate alla Motorizzazione civile 2897 automobili – perlopiù provenienti dalla Germania – di cui 2167 immatricolate a Campobasso e 730 a Isernia.

Ma conseguenze penali a parte, l’indagine sotto il profilo fiscale è colossale.

L’evasione delle imposte è stata realizzata attraverso l’interposizione di società ‘cartiere’, ovvero società che vengono utilizzate proprio per l’acquisto e la vendita fittizia di merci. Lo scopo di questo intreccio era quello di dissimulare l’effettiva transazione commerciale che, invece, avviene tra due soggetti realmente operanti, con lo scopo di evadere l’Iva.

In sostanza, ogni autovettura figurava acquistata da una società “schermo” che a sua volta rivendeva a privati o a società vere, emettendo fattura, senza però versare la corrispondente Iva. In questo modo, il titolare dell’ultima azienda acquirente comprava l’autoveicolo dalla società cartiera e nonostante non pagasse l’imposta sul valore aggiunto usufruiva della detrazione di imposta documentata dalla fattura di acquisto.

Proprio questo meccanismo consentiva ai vari autosaloni di praticare prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato, ottenendo un notevole vantaggio concorrenziale ai danni degli altri operatori del settore.