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Identificate due nuove specie di insetti: la scoperta è di un docente dell’Università del Molise

Il professor Pasquale Trematerra, ordinario di Entomologia generale e applicata al Dipartimento di “Agricoltura, ambiente e Alimenti” dell’Università del Molise, ha posto la propria firma su questa importante novità scientifica: la Cochylimorpha scalerciana e la Cydia aldocataniae sono state rinvenute rispettivamente sui monti della Sila, in Calabria, e a Malta. Entrambe le ricerche saranno pubblicate sulla prestigiosa rivista internazionale di zoologia “Redia”.

Una novità scientifica che racchiude anche un po’ di Molise. Pasquale Trematerra – professore ordinario di Entomologia generale e applicata al Dipartimento di “Agricoltura, ambiente e Alimenti” dell’Unimol – ha infatti posto la propria firma sulla scoperta di due nuove specie di insetti, sconosciute prima d’ora. Si tratta, in particolare, della Cochylimorpha scalerciana e della Cydia aldocataniae (questi i nomi assegnati dai ricercatori): la prima specie è stata trovata tra i Monti del Parco Nazionale della Sila, in Calabria; la seconda è stata rinvenuta invece nei frutti di quecus ilex, in un bosco a macchia mediterranea dell’Isola di Malta.

Le due novità scientifiche, che arricchiscono gli studi svolti presso l’Ateneo molisano, sono in corso di pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale di zoologia “Redia”.

I due nuovi insetti saranno inoltre presentati alla comunità entomologica italiana e straniera in occasione del “XXI European Congress of Lepidopterology”, in programma all’Unimol dal 3 al 7 giugno 2019.

 

A parlarci dell’importante scoperta è stato proprio il Prof. Trematerra:

“Di solito uno dei filoni di ricerca che un entomologo universitario segue è quello che attiene alla faunistica e alla biodiversità. Già da quando ero a Milano – spiega il docente Unimol –  ho portato avanti tre filoni di ricerca differenti: uno sulla gestione integrata dei frutteti,  uno sulla protezione delle derrate alimentari e un ultimo sulla faunistica e sistematica di questo gruppo di insetti. Si tratta di impegni che ho svolto e svolgo non solo in Europa, ma anche in Argentina, Mozambico, Siberia e Asia”.

In genere, da un punto di vista pratico, come si preparano le ricerche?

“A volte programmiamo delle spedizioni specifiche, mentre occasionalmente,  quando ci si  muove per congressi o altre attività di ricerca, si procede contestualmente anche alla raccolta  di insetti che possono interessare per studi personali”.

Sulla nuova duplice scoperta: “Una delle specie viene fuori da Malta – spiega Trematerra – Dei colleghi mi hanno mandato alcuni esemplari da indentificare e, all’atto pratico, uno degli insetti è risultato appartenere ad una specie nuova, che però ho dovuto confermare anche con un’analisi genetica, condotta in Canada. L’altra specie invece l’abbiamo trovata nella Sila. Avevo un dottorando che stava seguendo alcuni studi di faunistica e avevamo condotto lì, in Calabria,  alcune campagne di cattura specifiche.

Quindi abbiamo messo insieme i dati forniti dalla letteratura scientifica e quelli venuti fuori da spedizioni già condotte, insieme alle nuove ricerche effettuate dal dottorando, pubblicando un lavoro importante sulla fauna della Sila. E’ stato allora che ci siamo accorti di questa situazione e di questa nuova specie, della quale per altro conosciamo attualmente solo l’esemplare maschile”.

Altri progetti futuri che la vedranno impegnato?

“In questo periodo sto lavorando, in collaborazione con un collega polacco, sugli altipiani dell’Etiopia in alcuni studi di faunistica e sistematica con relative campagne di raccolta e in via prioritaria mi dedicherò a quello. Ma prossimamente dovrei anche fare spedizioni Sicilia, Sardegna, Montenegro e Grecia”.

Quanto sarebbe importante destinare maggiori risorse alle attività di ricerca?

“Nel corso della mia carriera ho descritto circa 65 specie nuove, che derivano ben poco da fondi dedicati alla biodiversità o allo studio della faunistica, perché è davvero tanto difficile ottenerli. Diciamo che c’è tanta passione e tanta dedizione personale. E, in questo caso, per me è anche un hobby, perché possiedo una collezione molto importante, la più importante di Italia.  Non so se questa scoperta aggiunga prestigio o meno all’Università. Sicuramente nella storia resterà il mio nome, perchè la nomenclatura alle specie la conferisce appunto il descrittore. Però certamente io sono una risorsa dell’Università del Molise e dunque di riflesso in questa ricerca riflette anche questo aspetto”.