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Sanità, guerra al commissario con due ricorsi. La Regione ci prova davanti al Tar, ma confida nella Corte Costituzionale

Il 6 marzo discusso il ricorso del Governatore Donato Toma contro la delibera del Consiglio dei Ministri che sancisce la incompatibilità tra carica politica e ruolo tecnico per la riorganizzazione della sanità in default. Intanto ufficializzata la partecipazione del Molise al ricorso delle Regioni che si sentono espropriate dei loro poteri e che si rivolgeranno alla Suprema Corte contro la decisione del governo sui commissari ad acta, che al Molise costano 300mila euro all’anno.

Due fronti, un unico obiettivo: spodestare il commissario alla sanità Angelo Giustini nominato, assieme al sub commissario Ida Grossi, lo scorso 7 dicembre. E’ un doppio ricorso quello presentato dal presidente della Regione Molise Donato Toma contro il decreto del Consiglio dei Ministri. Una delibera che l’ente di palazzo Vitale, attraverso i suoi legali Massimo Luciani e Alberta De Lisio, giudica “gravemente lesiva degli interessi e delle attribuzioni costituzionali” e che comunque è stata impugnata pure davanti all’organismo della Corte Costituzionale insieme con la Calabria e la Campania in un procedimento storico, anche perché inedito.

E’ infatti la prima volta che le Regioni in piano di rientro decidono di rivolgersi alla sua Suprema Corte per il conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni e in merito alla incompatibilità dei ruoli. Donato Toma ha presentato dunque il ricorso alla Corte Costituzionale contro la norma inserita nel decreto fiscale che vieta il doppio incarico, seguendo anche l’esempio del governatore campano Vincenzo De Luca che aveva già annunciato di volersi rivolgere alla Consulta contro il nuovo comma 569 dell’articolo 1 della legge 194 del 2014, modificata di recente, che stabilisce come “la nomina a commissario ad acta per la predisposizione, l’adozione o l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario è incompatibile con l’affidamento o la prosecuzione di qualsiasi incarico istituzionale nella Regione soggetta a commissariamento“. Il Molise è in piano di rientro dal 2007: ben 12 anni, durante i quali i presidenti sono stati sempre commissari (ad eccezione di Michele Iorio, commissariato per un paio di anni dall’allora governo Monti).

Secondo ‘fronte’ di lotta: il Tar Molise.

Ieri mattina – 6 marzo – davanti ai giudici amministrativi si è svolta la prima udienza sulla richiesta di sospensiva presentata dall’ente di via Genova attraverso i legali Massimo Luciani e Alberta De Lisio. In giudizio si sono costituiti anche lo stesso Angelo Giustini (difeso dall’avvocato Pino Ruta, che in questi anni aveva sostenuto le battaglie per la sanità pubblica).

Contro il ricorso all’attenzione dei giudici del Tar si sono costituiti la Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentata dall’Avvocatura dello Stato, i Ministeri della Salute e dell’Economia, gli stessi che di fatto hanno preparato la delibera in questione, ma anche il Forum per la difesa della sanità pubblica e del comitato Pro Cardarelli, rappresentato dall’avvocato Massimo Romano. Quest’ultimo ha sostenuto la necessità di separare le cariche di governatore da quelle di commissario per evitare conflitti di interessi.

Diverse le motivazioni alla base del ricorso presentato dalla Regione Molise. Il primo: “La delibera di nomina di Giustini non regge su una norma in vigore, ma su un emendamento“, ossia quello inserito all’interno del decreto fiscale e che stabilisce l’incompatibilità tra il governatore e il commissario alla sanità. Inoltre, “il famoso articolo 25 del decreto 119 che abbiamo impugnato anche alla Corte costituzionale è stato introdotto successivamente alla delibera. Il provvedimento – sintetizza la Regione Molise – dunque è illegittimo rispetto alla normativa vigente”.

Al tempo stesso, per consentire al Molise di completare il percorso di uscita dal deficit, gli avvocati Luciani e De Lisio hanno sottolineato l’importanza di nominare il nuovo commissario dal momento che Paolo di Laura Frattura era decaduto quando è stato proclamato il nuovo presidente eletto dai molisani lo scorso 22 aprile, ossia Donato Toma.

Terzo motivo del ricorso: il difetto di motivazione con cui il commissario è stato nominato, e la mancata audizione formale di Toma per l’acquisizione di un parere della Regione. Infine, hanno sostenuto i legali dell’amministrazione di palazzo Vitale, “la scelta del commissario è stata irrispettosa del principio di economicità a cui devono attenersi gli enti pubblici”. La struttura commissariale, che si è insediata alla fine di dicembre, costa ai molisani la bellezza di oltre 300mila euro all’anno.

La battaglia contro il commissario non finirà di certo al Tribunale amministrativo. La partita si giocherà su un tavolo molto più importante, forse decisivo: i giudici della Suprema Corte si pronunceranno sulla questione ad aprile, quando si discuterà il ricorso presentato dalla Campania (in guerra, come la Calabria, contro i commissari nominati dal governo). La Regione Molise chiederà che la discussione venga unificata.