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“Carte false” per ottenere lavoro o residenza e affitti in nero: nei guai immigrati e complici molisani

Sotto la lente degli agenti di via Tiberio la documentazione presentata da cittadini stranieri all’Ufficio Immigrazione della Questura. Oltre ai migranti, sono finiti nei guai pure i cittadini italiani che per guadagnare avevano affittato loro case disabitate senza comunicarlo all’Autorità locale di pubblica sicurezza.

E’ proprio il caso di dirlo: fare carte false per avere un documento necessario per ottenere un posto di lavoro o il permesso di soggiorno e riuscire quindi a rimanere in Italia, in Molise per la precisione. Un sommerso che era diventato sistematico a Campobasso, ora ‘scoperchiato’ dalla Polizia che aveva avviato le indagini sulla documentazione presentata dai cittadini stranieri all’Ufficio immigrazione della Questura.

Probabilmente gli agenti sospettavano sulla regolarità degli atti presentati. False residenze e dichiarazioni di disponibilità, rapporti di lavoro fittizi, perfino falsi rapporti di parentela: tutto “taroccato”, prodotto illecitamente, come emerso all’esito delle indagini. Documenti presentati da cittadini stranieri per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno rilasciato in precedenza per motivi umanitari.

I poliziotti hanno sequestrato gli incartamenti presentati per le richieste di soggiorno perchè, anche in questo caso, erano stati prodotti atti falsi.

Ma non sono finiti nei guai soltanto quegli stranieri che per un lavoro (colf, badanti e operai quelli più richiesti) hanno fornito false documentazioni, ma anche chi ha lucrato sulla necessità dei migranti di avere un tetto sulla testa. Nel corso degli accertamenti, infatti, sono stati scoperti affittuari e proprietari di case concesse in locazione e che hanno percepito gli affitti in nero. Questi infatti non avevano comunicato agli organi preposti, ossia l’autorità locale di pubblica sicurezza, che negli appartamenti abitavano degli stranieri. La legge dà 48 ore di tempo per mettersi in regola. Dunque, nei loro confronti sono state elevate decine di sanzioni per aver violato il Testo unico sull’immigrazione.

In questa ‘giungla’ non potevano mancare i finti rapporti di parentela attestati da numerosi sudamericani che probabilmente hanno approfittato del fatto che migliaia di molisani sono emigrati in America Latina e ora, a causa delle crisi economica in alcuni importanti Paesi (il Venezuela, ad esempio), stanno cercando di rientrare in Molise. Ma questo è un altro discorso.

La Polizia, invece, ha scoperto che parecchi stranieri avevano presentato la richiesta di cittadinanza in Italia documentando falsi rapporti di parentela con italiani o attestando di abitare in alcuni comuni della provincia di Campobasso. Anche perchè, una volta ottenuta la cittadinanza, per i migranti è possibile  richiedono il passaporto e sono liberi di muoversi nel territorio dell’Unione Europea, oltre a poter beneficiare dei sussidi economici previsti dalla legge italiana.

Per questo la Questura ha chiesto una maggiore attenzione anche alle varie amministrazioni comunali per controllare maggiormente i territori di loro competenza, a verificare la regolarità dei cittadini stranieri.

Infine, irregolarità sono state riscontrate in alcuni negozi che si trovano a Campobasso e nei paesi vicini. Qui il personale della squadra mobile ha riscontrato una serie di anomalie non che la mancanza di alcune autorizzazioni necessarie per lo svolgimento delle attività commerciali e sono state elevate sanzioni amministrative per oltre mille euro.