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Favoloso: da un torrente del Biferno riemerge il toporagno, specie protetta rarissima in Molise

Il Professore dell’Unimol, Catello Di Martino, e due giovani dottori Forestali molisani, Marco Iannaccio e Francesco Tirabasso, individuano in un torrente in agro di Vinchiaturo il piccolo mammifero acquatico dal muso allungato, la folta pelliccia e il ventre bianco. “Notizia importante che indica tratti di corsi d’acqua ancora puliti”.

Nelle classificazioni scientifiche appartiene al genere Neomys, più comunemente noto come toporagno acquatico. E da una decina di giorni, grazie alla scoperta di tre molisani (un professore universitario e due giovani dottori Forestali) è di fatto una specie protetta presente anche in Molise. Un’importante notizia di carattere scientifico arriva dagli studi e dalla passione di docenti e giovani, freschi di laurea, dell’Università del Molise, Facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali.

Il piccolo mammifero è tornato prepotentemente protagonista, restituito alla notorietà che per tanti motivi merita, l’11 marzo scorso, trovato in un torrente in agro di Vinchiaturo, nei pressi del laghetto sportivo.

scoperta toporagno

“Siamo stati fortunati ma anche tenaci – spiegano il campobassano Marco Iannaccio e l’oratinese Francesco Tirabasso -. Quella mattina eravamo con il professor Di Martino sulle sponde di questo piccolo torrente dove il giorno prima avevamo sistemato una nassa per catturare esemplari vivi di gambero di fiume (Austropotamobius italicus meridiolanis), specie autoctona purtroppo in via di estinzione che stiamo studiando e che vorremmo fosse interessata da un progetto di monitoraggio e tutela. All’indomani, come spesso avviene, nessuna traccia dei crostacei, ma nella rete era finito questo piccolo animale che, per caratteristiche fisiche, abbiamo identificato come toporagno d’acqua”.

Il mammifero è rimasto intrappolato, soffocato nella rete in un’ansa del rio, profonda una settantina di centimetri e larga un metro e mezzo circa. Ma il suo ‘sacrificio’ non resterà vano, visto che il prezioso esemplare è già in fase di studio nei laboratori dell’Università, dove il professor Catello Di Martino e il tecnico naturalista Massimo Mancini, che ne definirà in maniera scientifica la tassonomia per poi comunicare il risultato alla comunità scientifica, gli dedicheranno tutto il tempo necessario per farne una realtà concreta della fauna molisana e un simbolo della biodiversità dei nostri fiumi.

“Sì – spiega il professor Di Martino, originario di Torre del Greco, ma oratinese acquisito – è una buona notizia, perché la presenza del toporagno acquatico è un bioindicatore importante, come quello del gambero di fiume. Vuol dire che, almeno in quel tratto, l’acqua non presenta livelli rilevanti d’inquinamento”.

Il fatto che il topolino dal muso allungato, la folta pelliccia e il ventre bianco sia stato trovato in un torrentello, lontano dal corso d’acqua principale e dai nuclei abitati, è emblematico. “Per questo motivo – prosegue Di Martino – nella nostra complessa ricerca del gambero di fiume, siamo spesso all’opera sugli argini dei torrenti e in zone poco frequentate dall’uomo”.

Gli scarichi di ogni genere che spesso ingombrano l’alveo del Biferno, e il bracconaggio spietato, sono una maledizione per chi ha a cuore la salubrità del pianeta. Sono proprio le specie più piccole a garantire l’equilibrio tra i fenomeni della vita e le leggi che li governano.

Fa un certo effetto pensare che la diga del Liscione sia pure lo spartiacque tra la vita e l’assenza di vita, cioè tra la parte relativamente vivibile del Biferno, quella interna, e quella ad altissimo tasso d’inquinamento, praticamente letale per le varie specie potenziali, che conduce all’Adriatico.

In questo contesto, fa piacere che ai sempre più frequenti avvistamenti di lontre nel letto dell’antico Tifernum, faccia seguito il ritrovamento di un altro mammifero, così piccolo e caratteristico. “Il Biferno richiama studiosi da diverse parti d’Italia – spiega Di Martino – alcuni lo considerano unico e straordinario per biodiversità e spunti d’indagine”.

Rieccolo allora questo topolino di una decina di centimetri di lunghezza, coda esclusa, così particolare, che nuota e cattura le prede (pesci, anellidi e insetti), scaricando il veleno che secerne da due ghiandole sottomascellari: le paralizza e prevale nella lotta per la sopravvivenza. Un mammifero che ‘sputa’ veleno, non nocivo per l’uomo, ma che in piccoli animali ha la sua straordinaria efficacia. Un mammifero che finalmente è stato intercettato e localizzato.

Siamo felici di rendere noto che il Molise può vantare ancora questa specie. Speriamo che adesso le attenzioni si spostino sul gambero di fiume, che vive solo dove l’acqua è pulita. Preservarlo sarebbe un’altra piccola vittoria sul perdurante inquinamento ambientale delle nostre latitudini.