È ufficiale: il centro di accoglienza migranti nel villaggio del terremoto non si farà più. Alto il rischio risarcimenti foto

Il Ministero dell'Interno blocca la riconversione delle 130 casette di legno realizzate dopo il sisma del 2002 in un centro per stranieri. La conferma dalla Prefettura di Campobasso, avvertita dal Viminale. Ora si aprono grosse incognite sul futuro del villaggio e sui 3 milioni già assegnati con gara d'appalto alla ditta che si è aggiudicata i lavori di adeguamento, la Di Biase Costruzioni. La vicenda giudiziaria è terminata, si apre all'ipotesi di risarcimento danni per il mancato intervento.

Il villaggio provvisorio di San Giuliano di Puglia, quello costruito in legno all’indomani del terremoto del 31 ottobre 2002, non ospiterà i migranti. Non sarà trasformato in un centro di accoglienza. Non è una voce che circola nelle ultime ore né, tantomeno, una indiscrezione. L’ufficialità arriva dalla Prefettura di Campobasso, che ha ricevuto la comunicazione del Viminale.

Una nota nella quale si conferma quanto lo stesso sindaco del paese fortorino Luigi Barbieri aveva appreso qualche settimana fa durante una riunione a Roma. Ovvero che il Ministero guidato dal vicepremier Matteo Salvini ha cambiato idea circa la destinazione del villaggio, modificando la volontà dell’ex capo dell’Interno Minniti di adeguarlo a centro di accoglienza per stranieri.

Non è chiaro – e al momento nessuno è in grado di fornire elementi concreti in proposito –  se quelle 130 strutture che ospitano 270 appartamenti saranno riconvertite in un progetto diverso, coerentemente con la rimodulazione alla quale si fa un vago riferimento nelle note ufficiali.

Sarà un villaggio olimpionico? Un campus universitario? Un residence turistico? O sarà, invece, demolito e il terreno bonificato?

Solo ipotesi senza alcun fondamento. Per ora l’unica certezza è che non arriveranno stranieri: né adulti, né famiglie, né minori non accompagnati.

Salvini aveva annunciato la sua contrarietà al centro Hub proprio da San Giuliano di Puglia, dove era stato nell’aprile dello scorso anno in piena campagna elettorale per le Regionali. In quell’occasione aveva anticipato la volontà del Viminale di bloccare il progetto, senza però entrare nel dettaglio del finanziamento già impegnato e dei lavori da 3 milioni di euro affidati con regolare gara d’appalto. Senza spiegare se l’intervento sarebbe stato annullato, né i termini della retrocessione dell’accordo.

san giuliano puglia villaggio provvisorio

Qualche mese più tardi sempre Salvini aveva rivelato la scelta del Governo di realizzare centri per i rimpatri chiusi, e si era ipotizzato che tra questi ci potesse essere il villaggio di San Giuliano di Puglia. Il sindaco Luigi Barbieri aveva confermato all’epoca che la destinazione d’uso sarebbe rimasta “la stessa: un centro rimpatri volontari per un massimo di 200 migranti, come da indicazioni date dal governo uscente”. Si era rimesso poi alla volontà che il nuovo ministro avrebbe preso.

Ora arriva la conferma che il centro di accoglienza non si farà, e non si farà nemmeno un centro rimpatri. Sul futuro del villaggio provvisorio restano molte incognite, che allo stato attuale nessuno sa chiarire.

Il nodo principale da sciogliere tuttavia riguarda proprio il contratto già stipulato con la ditta Di Biase, subentrata per ordine del giudice rispetto al primo assegnatario, la Cse Srl, per la completa sistemazione e l’adeguamento delle 130 casette che versano in condizioni fatiscenti.

Disabitate da anni, sottoposte alle intemperie, preda di sciacalli che hanno rubato tubature e arredi, sarebbero da sistemare da cima a fondo e i 3 milioni di euro stanziati e impegnati tre anni fa hanno appunto questa finalità. I lavori tuttavia non sono iniziati per una vicenda giudiziaria che si è trascinata fino a qualche giorno addietro, quando il Consiglio di Stato ha chiuso definitivamente la querelle tra la Di Biase – che risulta assegnataria dell’opera – e la Cse, esclusa per l’assenza di un requisito indispensabile, il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Ora la domanda che tutti si pongono è questa: se il centro di accoglienza non si farà più, i lavori di riqualificazione e trasformazione delle casette di legno che fine faranno? E, qualora l’intervento “salti” pur esistendo un regolare contratto, a quali rischi finanziari si andrà incontro, tra risarcimenti che la ditta Di Biase potrebbe chiedere e penali?

L’avvocato Giuliano Di Pardo, che ha difeso la Di Biase costruzioni nella complessa richiesta di revoca della parte avversa di una revisione della sentenza al Consiglio di Stato, non si sbilancia: “Se è vero che il centro non sarà realizzato, bisogna capire in cosa consiste la rimodulazione del progetto e che destino avrà il villaggio di San Giuliano. Lo scopriamo ora, non abbiamo avuto alcuna comunicazione di sorta. Quindi allo stato attuale non possiamo escludere nulla”. Nemmeno – si intuisce – richieste di danni ingenti e risarcimenti.