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Donne maltrattate: dopo la violenza un lavoro, una casa ed una nuova vita grazie ad Aspem

Aspem è un progetto che nasce da un avviso pubblico della Regione Molise, destinato alle donne vittime di violenza di genere ed ai loro figli. Grazie alla valorizzazione della filiera agricola e produttiva, il programma punta all'inserimento socio lavorativo delle utenti delle strutture antiviolenza.

Sono quasi 100 le donne che, dal 26 ottobre 2016, si sono rivolte ai centri antiviolenza ed alle case rifugio sparsi lungo la regione. Un numero esiguo che non riflette la realtà: sono ancora tante, troppe, le donne che, pur subendo violenza, non si rivolgono a nessuno. Un po’ per paura di perdere quel senso di famiglia in cui si è sempre creduto, forse per timore di ritorsioni da parte del proprio compagno o perché terrorizzate dalla possibilità di perdere i propri figli, subiscono in silenzio, ignorate da tutti e con un vuoto dentro incolmabile.

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A rivolgersi ai centri antiviolenza non sono solo le straniere, come si potrebbe pensare, ma ci sono tantissime italiane che rappresentano una fetta sostanziosa del programma e molte di loro sono accompagnate dai propri figli che, nella maggior parte dei casi, sono minori. A Campobasso di 49 donne 41 sono italiane, stesso discorso per Termoli dove, delle 16 ospiti 9 sono nate in Italia. L’età varia dai 18 fino ai 65 anni, segno lampante che il fenomeno della violenza sulle donne non conosce nazionalità o età.

È in quest’ambito che si inserisce il progetto Aspem (agricoltura sociale per la promozione dell’empowerment di donne e famiglie monoparentali con minori), presentato nel corso di una conferenza stampa ieri, mercoledì 13 marzo e nato dal raggruppamento tra la cooperativa sociale Kairos Arl Onlus Ets di Termoli e la Be Free di Roma. Creato in seguito ad un avviso pubblico della Regione Molise, il programma implementa i servizi degli ambiti sociali di Campobasso e Termoli ed è volto al reinserimento socio lavorativo delle utenti delle strutture antiviolenza del centro e della casa rifugio Befree.

L’incognita lavorativa rappresenta, ad oggi, un problema di tutti a causa della crisi economica che attanaglia il Bel Paese da qualche anno ed è sentita, in forma più aggravata, dalle donne che, proprio a causa della loro natura sono portate a generare nuove vite ma non ad avere le stesse opportunità degli uomini.

Chances che si assottigliano ancora di più se sei una madre ed hai denunciato da poco il tuo compagno per maltrattamenti. Ed i numeri forniti non mentono: tra le 27 donne ospitate nella casa rifugio, solo 6 hanno un’occupazione. Non va meglio nei centri antiviolenza di Termoli dove dal totale di 11 solo 6 hanno un lavoro, Campobasso con 28 disoccupate su 49 ed Isernia con 8 ospiti e solo la metà impiegate.

Grazie ad un investimento di 30mila euro di finanziamento pubblico proveniente dai fondi per l’inclusione sociale Por Fesr/Fse Molise compresi nel settennio 2014-2020 a cui si aggiungono 3mila 800 euro di finanziamento privato per “l’acquisto delle bottiglie vuote da riempire con l’olio che si produrrà nella cooperativa e che verrà successivamente messo in vendita durante degli eventi creati appositamente per la sussistenza e l’autosufficienza del progetto”, ha spiegato il Presidente Kairos Nicola Malorni.

A partire da un modello incentrato su attività agricole e produttive, come quelle destinate alla produzione di olive da utilizzare per l’olio extravergine di oliva biologico o alla coltivazione di piante aromatiche, si affiancano i servizi psicologici di supporto, grazie al coinvolgimento di un’ampia partnership sociale agriturismi, servizi sociali comunali, associazionismo locale.

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A collaborare con il dottor Malorni ci sono Gilda Malinconico coordinatrice del progetto, Giuseppina Frate assistente sociale e responsabile del centro antiviolenza, Filomena Fusco legale di rappresentanza del centro antiviolenza e della cooperativa sociale Befree, Giuliana Conticelli psicologa Kairos, Desire Mancinone psicologa e psicoterapeuta Kairos e Giusy Pallotta psicologa e psicoterapeuta della cooperativa Befree.

Un team altamente qualificato che si pone l’obiettivo di creare una filiera di persone e di organizzazioni all’interno delle quali le donne possano avere la loro occasione di rinascita. “In Molise – fanno sapere i promotori del progetto – È mancata l’attuazione di iniziative capaci di sviluppare un servizio integrato di orientamento, istruzione, formazione e lavoro, in grado di coinvolgere il segmento pubblico e quello privato in un unico progetto volto all’occupazione delle donne vittime di violenza di genere”.

Per permettere la sussistenza del progetto non può mancare la partnership pubblico-privata, assicurata grazie ad intese già sottoscritte in fase di redazione del progetto pilota nell’ambito territoriale sociale di Campobasso e di Termoli. Oltre al servizio di ascolto e supporto alle donne vittime di violenza, c’è l’Università degli Studi del Molise, la consigliera di parità della Regione Molise avvocato Giuseppina Cennamo, l’azienda agrituristica Montepeloso di Guardialfiera che ospiterà i beneficiari e gli operatori per le attività di orientamento e supervisione, aziende ed associazioni agricole molisane, professionisti agronomi e privati proprietari terrieri, l’azienda di cibi e bevande ‘Terra Sacra’ di Lupara, l’associazione Provinciale Produttori Olivicoli Scarl di Larino, la società agricola ‘Orto d’autore srl’ di Ururi, due proprietari terrieri che stipuleranno un contratto di comodato agricolo per la gestione di due orti ed uliveti siti in agro di Guardialfiera.