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10 anni di abusi edilizi su un tratturo. Imprenditore ottiene giustizia, ma la burocrazia blocca tutto

Il calvario del titolare di un concessionario di auto di Campobasso, esasperato e deluso da politica e burocrazia. Nel 2009 inizia un contenzioso e cinque anni dopo i giudici gli danno ragione. Ma non cambia nulla, "eppure pago 4mila euro di Imu all'anno". Ora lui e gli altri commercianti della zona temono per le sorti dei loro negozi, mentre nessuno fa nulla per semplificare procedure elefantiache.

Burocrazia lumaca, giustizia lenta. E alla fine pagano gli imprenditori che investono in attività commerciali. Soldi, sudore e fatica che rischiano di essere ‘bruciati’ da procedute elefantiache. Il male dell’Italia, si dice.

Una storia di questo tipo è quella che racconta a Primonumero Michele Giarrusso, proprietario di una concessionaria di automobili nella zona industriale di Campobasso. E’ esasperato, arrabbiato e contatta la nostra redazione perchè teme per la sua piccola azienda. Timori condivisi da altri commercianti della zona. Tutto a causa di un abuso ‘autorizzato’: un recinto visibile per chiunque passi in contrada Colle delle Api. E’ di proprietà di Franco La Porta, titolare a sua volta di una ditta di macchine agricole e che utilizza quel piccolo terreno come una sorta di area espositiva per trattori e bobcat.

Nel 2009 La Porta ottiene dalla Regione la concessione ad utilizzare il piazzale. Ma qui iniziano i problemi per il concessionario e per alcune attività vicine: “I clienti fanno fatica a vederci e quindi a raggiungerci”.

In quello stesso anno comincia la battaglia giudiziaria. Dieci anni fa. Infatti il padre del signor Michele si rivolge ad un avvocato per avviare il contenzioso che coinvolge pure il Comune di Campobasso, la Regione Molise e la Soprintendenza. Il terreno infatti ricade sul tratturo Cortile-Matese, area di competenza del Ministero per i beni culturali, anche se difficilmente individuabile: per una parte è ricoperto di asfalto.

“Ogni anno pago 50 euro di tasse per l’occupazione del tratturo e 4mila euro di Imu per la mia attività“, spiega Michele. Nel 2015, quattro anni dopo la presentazione del ricorso, i giudici amministrativi gli danno ragione stabilendo nella sentenza che la recinzione “al di là dell’impatto estetico spiacevole, preclude l’accesso dell’area”. Invece il tratturo, che “può essere utilizzato da un privato, previa concessione, per una esposizione commerciale, non può essere recintato e chiuso poichè è un bene demaniale, del quale deve essere sempre garantita la possibilità di fruizione collettiva“. Insomma, è un po’ come avviene per le spiagge, con la concessione del demanio marittimo che “impone ai titolari degli stabilimenti balneari di non precludere l’accesso collettivo al bene, anche se riconosce loro la facoltà di vigilarlo e proteggerlo”.

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Incassata la vittoria al Tar Molise, il signor Giarrusso pensa di aver risolto il problema. Peccato che il tempo passi e non cambi assolutamente nulla. Torna ad incalzare il Comune e la Regione, ma senza avere risposte. La recinzione resta lì. E così nel 2017 si torna davanti ai giudici del Tar che prendono atto che la Regione ha rinnovato la concessione al privato e che quest’ultimo si è impegnato a collocare sul tratturo una recinzione più leggera presentando in quello stesso anno un’apposita scia (segnalazione certificata di inizio attività).

Calvario finito? Macchè. Trascorrono altri due anni, ma nessuno si preoccupa di fa rispettare al privato il pronunciamento dei giudici. Restano immobili sia la Regione che il Comune. 

“Due anni fa La Porta sostituisce la recinzione con i paletti in metallo e ne mette una da cantiere. Per soli 10 giorni”, racconta Michele. “Ma se il Tar Molise dice che i terreni demaniali non possono essere recitati, perchè gli viene data la possibilità di recintare ancora l’area? Dovrei rifare causa per tornare punto e a capo?”. Lui è sfiduciato: “Già c’è la crisi economica, le auto non si vendono. Poi questa recinzione abusiva e i trattori parcheggiati all’interno in pratica ‘nascondono’ la mia attività”.

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Intanto le macchine agricole restano lì come se i giudici non avessero detto una sola parola sulla questione continuando a danneggiare l’attività commerciale. Ma quei mezzi potrebbero costituire un rischio pure per l’ambiente e per la salute dell’uomo. “Sotto al terreno dovrebbero passare le condutture dell’acquedotto. E se l’acqua venisse inquinata da qualche perdita delle macchine agricole?”, si chiede ancora il signore Giarrusso. E poi “è a rischio anche la sicurezza stradale: se un’auto esce fuori strada, ad esempio per la neve, la pioggia o il ghiaccio, e finisce sui trattori, cosa succede?”.

Lui sta pensando di rivolgersi alla Procura perchè “qui nessuno riesce a risolvere la situazione, c’è uno strano silenzio su questa vicenda”. Tutto bloccato nelle stanze dei funzionari di Regione e Comune di Campobasso. Eppure, quando il governatore Donato Toma si è insediato in via Genova dopo aver vinto le elezioni, ha annunciato che una delle priorità sarebbe stata la semplificazione delle procedure. Ma questa paralisi potrebbe affossare i piccoli imprenditori della zona che hanno deciso di investire in una terra dove le iniziative economiche si sono ridotte al lumicino.