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Botte, rapine, minacce, spaccio, estorsioni: sgominata “gang criminale” che emulava la banda della Magliana fotogallery

E’ stata un'indagine congiunta della squadra mobile e dei carabinieri del Norm quella che ha portato in carcere due persone e ai domiciliari altre quattro. Otto invece quelle indagate a piede libero. In cella è finito “Pensa”, l’imbrattatore seriale autore della rapina del rolex e di quella ai danni di una donna brasiliana. La polizia ha sequestrato a casa del padre di Michele Di Bartolomeo oltre 90mila euro, provento delle attività di spaccio del figlio

Violenti e senza scrupoli, pronti a minacciare di morte e nel caso anche ad aggredire le vittime chiamate a saldare i debiti contratti acquistando cocaina.

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Non usano mezzi termini gli uomini della squadra mobile di Campobasso e i carabinieri del Norm per descrivere i componenti della banda smantellata nel corso di “Operazione Pensa” – iniziata all’alba di oggi e conclusa poco fa con l’esecuzione di sei misure cautelari: quattro ai domiciliari, due in carcere. Otto persone indagate, quattordici perquisizioni eseguite in tutto il centro urbano del capoluogo: via Garibaldi, via D’Amato, Via Colle delle Api, via Pasubio, via Sant’Antonio Abate… i lampeggianti delle forze dell’ordine hanno attraversato la città per raggiungere tutti gli obiettivi.

 Tra i due finiti in una cella di via Cavour c’è l’ispiratore del nome dell’inchiesta: “Pensa”. E’ Michele Di Bartolomeo, venticinque anni, più volte nei guai per l’indole violenta  e le rapine ma anche per lo spaccio. Il secondo è Andrea Maselli che di anni ne ha soltanto 19.

Di Bartolomeo è conosciuto come l’imbrattatore seriale dei muri di Campobasso: ovunque si legge la sua firma – Pensa – scritta con le bombolette spray.

Appassionato di “Romanzo criminale” credeva di essere, come nella serie televisiva basata sull’omonimo libro, Pietro Proietti (detto “il libanese”). Quest’ultimo pronto a conquistare Roma, Pensa pronto a conquistare quella fetta di Campobasso fuori controllo.

Carabinieri Gaeta Petrocco Caggegi D'Angelo

E le dinamiche sono simili a quelle utilizzate dalla banda della Magliana: le rapine violente compiute per refurtiva da reinvestire nell’acquisto di cocaina (che avrebbe fruttato almeno tre volte di più). Le botte e i pestaggi ai consumatori che non pagavano per tempo la droga acquistata. Le minacce alla polizia di cui sentivano il fiato sul collo. Anche il furto di uno scooter ad un agente della Mobile. I viaggi a Lucera per comprare la “polvere bianca”. Le estorsioni, la ricettazione, la detenzione di armi atte ad offendere. Gli elementi di quel “Romanzo criminale” che ha ispirato questo 25enne ci sono tutti.

Ma questo è  l’epilogo di una delicata indagine condotta da polizia e carabinieri per circa sette mesi. Le ultime settimane hanno costretto gli investigatori ad accelerare le indagini perché in programma c’erano altre rapine e a rischio c’era l’incolumità di altre persone.

Tutto ha inizio con la ormai famosa “rapina del rolex”. Ventidue agosto 2018, piazza Cesare Battisti, Campobasso. E’ cronaca conosciuta: due giovani di ritorno da un pub vengono riempiti di botte, uno di loro ha un rolex (rivelatosi poi falso). Gli aggressori hanno il volto coperto. Preso l’orologio, fuggono. La squadra mobile impiega meno di un mese per individuarli. Uno è lui: “Pensa”.

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Quel rolex gli ha fruttato 25 grammi di cocaina. Il guadagno personale sul mercato dello spaccio: circa duecento euro.

Per loro una denuncia a piede libero, ma non ne hanno paura. Nessun timore.

La squadra mobile li tiene sotto controllo. L’indagine, supportata da un’evoluta attività tecnica di intercettazione telefonica e videoregistrazione, continua a mettere in luce l’attività criminale degli indagati. E i riferimenti sono chiari, precisi e circoscritti.

E’ il 23 gennaio 2019. Un’altra rapina scuote la città di Campobasso. Una brasiliana viene aggredita in casa da una coppia di malviventi che a volto coperto, armati di una mazza, sfondano la porta, la immobilizzano, la picchiano e le portano via effetti personali e un tablet. Intervengono i carabinieri del tenente Giorgio Felici: in poche ore li scoprono e li denunciano.

Ma anche i militari del Norm hanno sospetti e congetture sulla condotta dei due giovani e avviano una seconda indagine. Pure l’Arma inizia da una rapina: quella alla brasiliana.

Vengono fuori fatti cruenti e raccapriccianti. Le accuse inchiodano anche i genitori di “Pensa”, consapevoli delle attività del figlio ma forse succubi della sua indole violenta. La madre lo accompagna spesso con la macchina perché a lui hanno ritirato la patente, il padre nasconde gli “utili” delle sue attività criminali e lo invita pure a chiedere il reddito di cittadinanza.

I loro nomi compaiono tra quelli  delle otto persone iscritte nel registro degli indagati.

Alla fine sul tavolo del sostituto procuratore Giuliano Schioppi ci sono due fascicoli. Uno della Polizia, l’altro dei carabinieri e hanno un denominatore comune: “Pensa” e il suo romanzo criminale girato a Campobasso.

Obiettivo: stringere il cerchio, arrivare all’epilogo, impedire altre rapine (già programmate) e quindi unire le forze per definire aspetti e circostanze utili all’emissione delle misure.

All’alba di questa mattina è scattata  la retata. Polizia da una parte, carabinieri dall’altra: sono state eseguite perquisizioni, controlli e arresti. E la Squadra mobile a casa del padre di Michele Di Bartolomeo trova, nascosti in un muro creato ad hoc, 90mila euro che “Pensa” aveva chiesto al genitore di occultare. Denaro, presumibilmente, guadagno dello spaccio fatto in questi mesi.

Questa mattina durante la conferenza stampa, alla quale ha relazionato anche il sostituto procuratore Giuliano Schioppi, era presente pure il capo della procura Nicola D’Angelo. E Schioppi, rammentando l’ordinanza ha ricordato il “clima di tensione che si era creato a Campobasso a causa delle irruzioni” che era solito compiere a danno di chiunque.

Tre persone confinate ai domiciliari sono pugliesi, uno di loro è stato arrestato anche nell’ultima operazione dei carabinieri “Drug market”. Come in quell’inchiesta, anche in questa, sono sempre loro i nomi di riferimento in Puglia per acquistare la cocaina pura da Campobasso.

Sono stati documentati decine di episodi che riguardano i reati di cui le sei persone, a vario titolo, devono rispondere: spaccio, rapina, estorsione, lesioni, ricettazione, minacce. Queste ultime – finanche ai poliziotti –  non troppo velate “Ti ammazzo”, “Attento alla tua famiglia”, e in un caso il 25enne confessa di voler comprare una pistola “per ammazzare un agente” che probabilmente gli sta col fiato sul collo.

Il tutto per ottenere denaro e beni di vario genere, per acquistare “cocaina” e per spaventare le forze dell’ordine. Non hanno esitato – per esempio – a mandare in fiamme l’auto di un poliziotto della stradale.

Diverse delle scene contestate sono state immortalate dai filmati ripresi durante le indagini.

L’inchiesta è stata delicata e complessa a conferma dello sconcertante scenario criminale che giovani poco più che ventenni avevano organizzato sicuri di potere “conquistare…Campobasso”.