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Bifernina killer, la strada trappola che non risparmia nessuno: in dieci anni 24 morti foto

La strage di mercoledì 20 marzo ripropone il tema della pericolosità dell'unica strada che in teoria dovrebbe essere a scorrimento veloce per collegare il capoluogo molisano alla costa. Negli anni centinaia di incidenti e ben 24 decessi: anziani, adulti e bambini hanno perso la vita sulla statale 647 senza che si sia fatto abbastanza per renderla più sicura o trovare un'alternativa valida

Un elenco che fa male. Quello di una strage perpetuata negli anni, di croci che si aggiungono ad altre croci sul ciglio della strada. La Bifernina si conferma una strada killer, non meno dell’altra arteria della morte del Molise, la Trignina. I numeri sono impressionanti: 14 incidenti mortali per un totale di 24 morti dal 2010 a oggi. In sostanza oltre due persone all’anno perdono la vita percorrendo la statale 647, l’unica arteria nata per collegare velocemente il capoluogo alla costa molisana.

Ma lo sanno tutti, sulla Bifernina non c’è sicurezza né velocità. Troppo poche due corsie, troppo esigui i tratti in cui sorpassare senza correre rischi, troppo facile farsi prendere dalla tentazione di pigiare sull’acceleratore e azzardare manovre che molto spesso finiscono in tragedia. Non si sa se sia stato questo il caso di mercoledì 20 marzo, quando tre uomini e due donne hanno perso la vita in un frontale all’altezza del bivio di Montagano.
Si sa invece che l’elenco è in continuo aggiornamento. A cominciare dal gennaio 2010, vittima il giovane Marco Cornacchione, appena 26 anni, deceduto in uno schianto al bivio di Guardialfiera.

Incidente Bifernina, muore 26enne di Ripalimosani

Nello stesso anno, mese di novembre, perde la vita al bivio di Lucito il 51enne Nando di Tanna.
Il bivio di Lucito torna spesso, troppo spesso per non prendere provvedimenti, in questo triste elenco. Più o meno a quell’altezza si registra anche la morte del 17enne Silvio Rotundo nel giugno 2012. E ancora, esattamente un anno dopo, lo stesso bivio è teatro di una delle più dolorose stragi della statale 647. Uno scontro fatale in cui trovano la morte ben tre persone: Raffaele Esposito Senna, di 32 anni, Fabrizio Varese di 44, Orgenta Gianfelice di 69. Non basta: fra lo svincolo di Lucito e quello di Morrone del Sannio ecco un’altra triplice croce, datata ottobre 2014. In quel caso tre generazioni periscono sull’asfalto: la piccola Layla Daniele, appena 2 anni, il papà Nicola Daniele, di 39 anni, la nonna Maria Perfetto di 69 anni. Uno choc per una regione intera che però non spinge chi di dovere ad agire per porre rimedio.

Perchè le stragi si susseguono e si intrecciano sulla Bifernina. Nel dicembre 2012, a poche ore dal Natale, il bivio di Ripalimosani è lo scenario di un’altra catastrofe familiare, un incidente in cui si registrano i decessi di Stefano Carino di 40 anni, della moglie Annamaria Prioletta di 33 e della figlia Anna Carrino, soltanto 6 anni.
Ma l’elenco è lungo e tocca praticamente ogni segmento della statale 647. Dalla zona più vicina alla Campania, a Casalciprano dove muore nel novembre 2014 il 60enne Gianni Oriente, passando invece per l’area più vicina alla costa. Proprio allo svincolo per la statale 87, altezza Zuccherificio, il tragico rovesciamento di un tir nell’aprile 2017 costa la vita al 55enne Domenico Lauro.

Il bivio di Guglionesi è un altro tratto macchiato di sangue: nel dicembre 2013 è lì che muore la 44enne Maria Rosaria Fiorito ed è sempre su quell’asfalto che abbandona la vita terrena Maria Varra, 51 anni, morta in un terribile scontro in un pomeriggio di pioggia. Al bivio di Palata si registra invece il dramma di Ettore Cornacchione, 81 anni, morto in un incidente datato settembre 2014. C’è persino un tratto apparentemente più sicuro, come quello del viadotto Molise II, all’altezza di Guardialfiera, fra i posti diventati luoghi di morte. Lì, dopo aver sfondato una recinzione che avrebbe dovuto proteggerla ed essere saltata giù per quasi 20 metri fino al terreno reso arido dalla siccità, si è consumata la tragedia di Luana Spicciato, appena 25 anni, in un incidente che molti ricordano nel luglio 2017.

Incidente sulla Bifernina: muore 25enne

L’area di Montagano non è nuova a fatti di cronaca nera come quello del 20 marzo, costato la vita a 5 persone, 3 uomini e due donne. Una strage, nel vero senso della parola. In un punto vicino a quello infatti c’era stato lo schianto fatale del 60enne Antonio Del Gobbo, sempre a marzo ma del 2016.
Sulla Bifernina si continua a morire senza un reale intervento che ne migliori la sicurezza o che ne preveda un’alternativa. I controlli sulla velocità, annunciati in pompa magna nel post terremoto per vigilare sul rispetto delle prescrizioni volute per non aumentare il carico sui viadotti del Liscione, sono una rarità e questo non incentiva certo gli automobilisti spesso indisciplinati a rispettare il codice della strada. Purtroppo la velocità continua a essere uno dei principali motivi di incidenti, assieme alla distrazione. Ma mentre su questo controlli, formazione ed educazione possono fare molto, non si può non rimarcare che la classe dirigente ha fatto troppo poco per diminuire il rischio. Lasciare che la tratta ferroviaria Termoli-Campobasso venisse chiusa perchè ormai vetusta non ha fatto altro che sovraccaricare di traffico la SS647. Offrire ai pendolari autobus scassati, poco sicuri e affidabili, ha spinto tanti a rinunciare al trasporto pubblico per preferire l’auto. In una misura ben più ampia, da 50 anni non si è pensato, o forse si è colpevolmente rinviata, la costruzione di una strada alternativa o di un raddoppio delle corsie. Si è fatto poco o nulla, a parte piangere i morti.