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Bar usati come bancomat delle criminalità: colpi in fotocopia sentendosi ‘intoccabili’ foto

Sempre lo stesso modus operandi per colpire, ma i malviventi hanno forse sottovalutato le indagini dei carabinieri

Forse si sentivano intoccabili, probabilmente non pensavano di poter trovare una gazzella dei carabinieri sulla strada di casa. Tanti colpi andati a segno, mai un intoppo, qualcosa che non era andato per il verso giusto. Ormai consideravano i locali di Termoli e in particolare il bar di Fiardi sul lungomare nord “dei bancomat” come ha detto con una felice intuizione linguistica il tenente dell’Arma Edgard Pica. Ma la bella vita da nullafacenti coi soldi sempre in tasca potrebbe essere terminata per un po’ per i tre rapinatori arrestati mercoledì mattina 20 marzo in flagranza di reato.

Sono in carcere e data la loro pericolosità sociale è possibile che ci restino per un po’. O almeno così si augurano i cittadini bassomolisani che hanno cominciato a temere che il loro angolo d’Italia possa trasformarsi in un luogo dove la criminalità crede di essere padrona del territorio e non fa nulla per nasconderlo. Furti e rapine con frequenza preoccupante, spaccio di droga, assalti ai bancomat, assalti armati in banche o supermercati. Potrebbero essere stati proprio loro, tanto per fare un esempio, a scassinare il bar dell’ospedale pochi giorni fa.

In molti casi si può parlare di piccola criminalità, senza collegamenti concreti con le organizzazioni criminali dei territori limitrofi. Tuttavia non può non risaltare agli occhi il numero impressionante di colpi messi a segno nello stesso locale, un bar sul lungomare dal quale è facile scappare verso statale 16 o tangenziale. Ben 14 rapine in pochi anni, poi finalmente mercoledì la svolta.

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Quello mandato dai carabinieri è un segnale importante. I malviventi non possono e non devono sentirsi impuniti, se è quello che hanno pensato. Perché vuol dire davvero sfidare le forze dell’ordine se si va a rapinare lo stesso bar con tanta frequenza, forse anche con la stessa pistola giocattolo per spaventare il barista. E significa credersi intoccabili se si scappa con addosso i documenti della vittima, errore madornale che ha servito agli inquirenti un indizio inequivocabile.

In casa avevano un po’ di tutto: coltellacci e taglierini per spaventare, un fucile ad aria compressa che fa impressione a chi ne sa poco di armi, una pistola che a guardarla bene non spara ma che può fare paura lo stesso. I tre rapinatori ci hanno provato a spaventare una città, la speranza è che quell’incubo possa dirsi concluso.