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A 62 anni dalla sua nascita, costruiamo l’Europa dei Popoli

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L’Unione Europea è in fasce. Una nuova realtà per i tempi della storia. Sono trascorsi soli 62 anni dalla sua formazione, era il 25 di marzo del 1957. L’Italia, come spesso è accaduto nella storia culturale e sociale dell’umanità, ha enormemente contribuito alla sua nascita concettualizzando, attraverso tre grandi personalità, il “Manifesto per un’Europa Libera e Unita“ (agosto 1941), meglio conosciuto come il “Manifesto di Ventotene”: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Coloni.

Il primo, Altiero Spinelli era un marxista che combattè ideologicamente Stalin, e le forme oppressive e dittatoriali del comunismo, tanto da essere espulso come trozkista dal Partito Comunista Italiano. Era un antifascista mosso da sentimenti di libertà ed uguaglianza. I padri del Manifesto di Ventotene erano determinati a costituire una federazione di Stati che superasse gli orrori che i Nazionalismi, cui furono spalancate le porte a Versailles nel 1919, avevano portato sull’intero pianeta. Nazionalismi che produssero alla fine del secondo conflitto mondiale qualcosa come 70.000.000 di vittime tra civili e militari. Passare dall’esaltazione della Nazione ai regimi fu un passo assai breve. I dittatori attraverso un becero populismo riuscirono a cavalcare il malessere delle popolazioni. Slogan, affermazioni che “sembravan più umane di vita” e continua con un monito che sembra esser profetico ai nostri tempi: “Mancando ogni seria rivoluzione politica e sociale, si andrebbero immancabilmente ricostituendo le istituzioni politiche pre-totalitarie, e la lotta tornerebbe a svilupparsi secondo i vecchi schemi della contrapposizione delle classi”.

Questo monito ci spinge ad uscire dall’immobilismo in cui versano i lavori di completamento del concetto di un’autentica Unità Federale, che porti alla costituzione di un continente coeso così come immaginato, e ciò carica le nostre generazioni di una epocale responsabilità. La responsabilità di accelerare verso l’abbattimento reale di ogni tipo di barriera tra le nazioni europee, affinché diventino una sola potenza mediatrice tra l’oriente e l’occidente. Una potenza in grado, attraverso decisione uniche, di porre rimedio, in tempi necessariamente brevi, in primis al disastro ambientale cui il pianeta è immerso quasi irreparabilmente, de secundis a tutte le ingiustizie sociali che vedono le ricchezze planetarie depositarsi sempre più nelle mani di pochi a discapito delle popolazioni.

In definitiva potremmo affermare che l’Europa, così come teorizzata, è ancora nella sua fase embrionale, difendere con i denti i piccoli passi fatti, e cercare di procedere nel cammino che porti alla di essa definitiva costituzione, è ineluttabile ed imprescindibile dovere di chiunque si dica progressista, come lo è per chi si definisce conservatore, perché se da un lato la realizzazione definitiva dell’unità d’Europa rappresenta un salto verso il futuro per una migliore convivenza tra popoli, dall’altra rappresenta un caposaldo ideologico, un dogma che in un unico grande anelito di Pace richiede, se non altro per un senso di civiltà, di essere portato a termine. Una seria autoanalisi ci pone nella condizione di affermare che al netto delle roboanti affermazioni dei leaders degli stati membri che quasi paventano quest’Europa come prossima e tangibile, al di là dell’esistenza di una Banca Centrale che attua la politica monetaria unica, la realtà è che c’è ancora tanto da fare.

Riusciremo ad issare la bandiera blu a dodici stelle in maniera autentica, soltanto quando noi cittadini, noi popoli, sentiremo la convinzione di credere in questo grande progetto di pace e prosperità. Sta al popolo far sentire la propria voce, i propri convincimenti, le proprie richieste di Giustizia Sociale, perché Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Coloni teorizzarono l’unità europea come l’”Europa dei Popoli” e non l’Europa dei Capi di Stato.

Come Federazione del Partito Democratico del Basso Molise, abbiamo deciso di partecipare attivamente all’iniziativa di esporre, fino alle elezioni, almeno una bandiera europea in ogni paese dove è presente un circolo cittadino del PD. L’Italia non può fare a meno dell’Europa, rimanere ancorati e uniti al progetto Europeo è l’unica via possibile per assicurare all’Italia e all’Europa una prospettiva di pace e di sviluppo economico e sociale.

 

Federazione del Pd Basso Molise

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