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14 rapine al bar del lungomare, arrestata banda locale. 3 in carcere, sequestrate armi e droga foto

Tre termolesi in arresto per la rapina al bar dell'Api e numerosi altri colpi messi a segno nella stessa attività, di fatto usata come bancomat della malavita locale. Sequestrati 4 coltelli, 2 taglierini, una pistola a salve e un fucile ad aria compressa oltre a soldi e sigarette bottino del colpo.

Tre persone sono state arrestate dai Carabinieri della compagnia di Termoli in flagranza di reato con l’accusa di rapina a mano armata. Si tratta di termolesi che, secondo le indagini dell’Arma coordinata dal tenente Edgard Pica, potrebbero essere indiziati di numerosi colpi, più o meno tutti con la stessa dinamica. In tutto sono invece 14 quelli subiti dal bar del distributore Api sul lungomare nord in 4 o 5 anni, rapine come quella per la quale i tre sono finiti in arresto mercoledì mattina 20 marzo.

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Le indagini avviate qualche mese fa hanno dato i frutti ieri mattina, quando dopo l’ennesimo raid notturno nel bar del lungomare nord di Termoli carabinieri hanno stretto il cerchio su 3 persone, nelle cui abitazioni sono stati trovati riscontri ai sospetti.

Si tratta di persone già note alle Forze dell’ordine e residenti a Termoli: nati nel 1972, 1977 e 1979, mentre due di loro sono originari della Sicilia e sono parenti, da anni residenti nella cittadina bassomolisana.

Complessivamente sono stati sequestrati 4 coltelli, due taglierini, denaro contante per oltre 1000 euro, schede ricaricabili, sigarette, e soprattutto armi. Un fucile ad aria compressa e una pistola a salve, oltre ai proiettili.

Un modus operandi consolidato nel tempo confermato anche nella rapina della notte scorsa. Il bar di Francesco Fiardi, preso di mira con una frequenza impressionante soprattutto per la facilità di fuga che la posizione prevede, era “utilizzato di fatto come bancomat della malavita locale” ha dichiarato il comandante della compagnia di Termoli, tenente Edgard Pica. Un posto dove perpetrare delitti in modo spregiudicato come accaduto appunto la notte fra martedì e mercoledì scorsi, quando due persone hanno disattivato l’energia elettrica colpendo la centralina Enel esterna al bar e costringendo l’unico dipendente a uscire per verificare l’eventuale malfunzionamento della colonnina.

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Una volta all’esterno, il giovane è stato minacciato da due persone col volto coperto e un’arma in pugno ma nascosta in una giacca. Quindi i due rapinatori hanno costretto il barista fuori dal locale, dove per altro il dipendente dell’attività ha tentato senza successo di fermare qualche automobilista di passaggio a quell’ora, attorno alle 4,30 di ieri, mentre il suo cellulare era invece nel bar. All’interno i due rapinatori hanno fatto razzia di sigarette, gratta e vinci, ricariche telefoniche, marche da bollo e denaro nella cassa per circa 1000 euro in contanti. Al momento della fuga è stata immediata la richiesta di intervento e i carabinieri, che già nutrivano forti sospetti, hanno attivato il piano antirapina.

Uomini del Nucleo operativo e radiomobile in borghese si sono diretti nelle vicinanze di un’abitazione che era monitorata da 3-4 mesi poiché frequentata dagli indiziati, così da verificare l’eventuale rientro in casa e hanno avuto riscontro ai loro sospetti.

“A quel punto un’altra pattuglie dell’equipaggio del Nucleo Radiomobile è intervenuta sulla strada per bloccare l’auto dei sospettati, che hanno tentato la fuga ma sono stati subito bloccati. C’è stato un controllo, con ispezione dei veicolo e quindi personale dei tre soggetti” ha riferito Pica, attorniato dai suoi uomini.

Nel bagagliaio della macchina c’erano le stecche di sigarette, un sacco dell’immondizia di colore celeste che “ci è utile per il riscontro delle immagini del sistema videosorveglianza del bar, che sono di ottima qualità” ha aggiunto il tenente. Addosso a due di loro è stato trovato il denaro e parte della refurtiva. “Forse se ne sono disfatti strada facendo oppure c’è un altro complice. Stiamo indagando per scoprirlo”. Ma una ulteriore prova inconfutabile è stata trovata in una tasca dei pantaloni dei tre malviventi. C’erano infatti i documenti del barista appena rapinato, che per altro non si era accorto del furto dei suo portafogli che aveva lasciato nel locale quando era uscito a controllare la colonnina elettrica.

A quel punto è scatta la perquisizione dell’abitazione che l’Arma monitorava da 3-4 mesi. Lì sono stati trovati i coltelli, “utili a noi – le parole di Pica – per addebitare altri delitti agli stessi soggetti”. Inoltre è stato sequestrato un fucile ad aria compressa che non è stato utilizzato per le rapine verosimilmente ma è vietato per la potenza di cui dispone. Sotto sequestro anche la pistola a salve che era priva del tappo rosso e che è simile a quella in dotazione agli stessi carabinieri.

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L’arma probabilmente usata per rapinare il bar ieri ha inoltre un particolare. Ha dello scotch che avvolge il calcio. “Le immagini della videosorveglianza mostrano nella rapina di dicembre alla stessa attività un particolare riflesso della luce che potrebbe essere riconducibile allo scotch. Anche questo sarà oggetto di approfondimento assieme alla Procura di Larino” ha dichiarato il comandante che ha confermato come i malviventi siano indiziati di altri colpi, non solo al bar del distributore.

“Addosso a uno dei tre abbiamo trovato ricariche telefoniche e abilitazioni lottomatiche che portano al furto perpetrato al bar dell’ospedale San Timoteo poche settimane fa”. Le indagini proseguono anche perché nell’abitazione perquisita c’erano 140 grammi di droga, probabilmente marijuana, in fase di analisi. Le ipotesi di reato sono quindi rapina aggravata in concorso, detenzione di droga ai fini di spaccio, ricettazione per il malvivente trovato con le ricariche del bar ospedaliero. Inoltre uno dei tre ha violato le disposizioni del giudice per un precedente caso di maltrattamenti in famiglia, essendo stato trovato in compagnia di pregiudicati.

A dare manforte alle indagini seguite dalla pm Marianna Meo c’è il fatto che ora i tratti somatici dei tre sono conosciuti e questo potrà aiutare nell’analizzare le immagini video relative ad altri colpi. “La sinergia col commissariato di Polizia è piena – ha concluso Pica – forte ed efficace per frenare questi delitti”. Intanto i tre, tutti pregiudicati, sono ora rinchiusi nel carcere di Larino.