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Volo in snowboard nel canale non segnalato, “poteva finire malissimo”. L’elisoccorso non c’è: si rischia troppo foto

Marco Lomma, lo sciatore termolese che ieri è finito in un pericoloso burrone che taglia la montagna di Campitello, racconta dal letto d'ospedale la disavventura e i soccorsi che gli hanno salvato la vita. "Sono stato fortunato, poteva andare molto peggio". Ma l'incidente apre una riflessione inevitabile sulla mancanza del servizio di soccorso in elicottero, da anni promesso e mai attuato. La soluzione delle ambulanze, in casi di prima emergenza, non è più praticabile.

Immobilizzato in un letto di ospedale, al Cardarelli di Campobasso. Marco Lomma è lo sciatore che ieri mattina è precipitato con lo snowboard nel canale ghiacciato della pista del Capodacqua a Campitello, salvato grazie alla prontezza degli amici con i quali stava trascorrendo la giornata e alla tempestività degli operatori del soccorso in montagna della Polizia.

Bacino rotto, una brutta frattura scomposta all’omero per la quale si sta aspettando l’intervento chirurgico, dolori che richiedono l’utilizzo massiccio di farmaci. Ma anche un comprensibile sollievo per essere uscito vivo dal bruttissimo infortunio avvenuto sulle piste di Campitello Matese.

Il termolese, appassionato ed esperto di snowboard da 20 anni, ne è consapevole. “I miei amici sono stati angeli – racconta affrontando con coraggio la situazione che al momento lo vede in attesa del tavolo operatorio – e tutto sommato il fatto che non mi sia procurato lesioni spinali malgrado la dinamica dell’incidente ha evitato il peggio, danni più seri e forse irreversibili. So che poteva finire in una maniera ben più drammatica”.

Quello che è accaduto mette in luce la pericolosità estrema di quel canale, per il quale è competente Enel, che per gran parte del suo percorso non è né segnalato né protetto da una recinzione. La responsabilità non è della stazione sciistica, ma resta sorprendente che un simile pericolo, profondo quasi due metri e di cemento, sia a portata di bambini che possono tranquillamente arrivare fin lì sopra in seggiovia e con lo slittino, o di tutte le persone poco esperte di neve che perdendo la strada possono trovarsi vicinissimo a quel punto.

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E non solo. Sotto accusa anche il problema della mancanza di un servizio di elisoccorso in Molise. Marco è stato tirato fuori dal canale ghiacciato, dove è rimasto 20 minuti rischiando seriamente l’ipotermia, grazie alla prontezza di spirito di amici esperti di soccorsi e dell’arrivo della polizia che con uno spinale lo ha trasferito in ambulanza. Ma tra tempi di arrivo dei soccorsi e di trasferimento nell’ospedale del capoluogo  sono trascorsi oltre 70 minuti. Un’ora e dieci.

Un lasso di tempo che in circostanze diverse avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte. Campitello Matese è la principale località sciistica del Molise, gli infortuni sono all’ordine del giorno. La disavventura di Marco Lomma è emblematica per riportare d’attualità una lacuna inspiegabile, che da anni attende di essere colmata perché il Molise è l’unica regione che non dispone di un servizio di elisoccorso malgrado ci sia una pista predisposta proprio accanto all’ospedale Cardarelli, che resta inoperativa malgrado le rassicurazioni della Asrem.

Eppure un servizio di soccorso sanitario con elicottero sarebbe fondamentale in una regione dove molti ospedali sono stati chiusi e la viabilità è, come tutti sanno fin troppo bene, ridotta a un colabrodo. L’ambulanza ieri ha impiegato 40 minuti per raggiungere il Cardarelli da Campitello Matese, percorrendo una strada piena di buche e dissestata che chiunque frequenti la località sciistica conosce perfettamente. E le domande sono inevitabili. Cosa sarebbe accaduto se lo sciatore avesse riportato delle lesioni spinali? E cosa potrebbe accadere in un caso ben più grave, che necessita un intervento ospedaliero tempestivo? E se in quel canale fosse caduto un bambino con uno slittino? E se qualcuno ha un infarto mentre scia sulle piste?

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In Molise si rischia troppo, a livello di rete di prima emergenza, e la mancanza di un servizio di elicottero che accorcia moltissimo i tempi di trasferimento in ospedale dovrebbe essere una priorità, che però viene rimandata all’infinito. E questo malgrado ci siano piste di atterraggio sia a Campobasso (a Selvapiana) sia in quasi tutti i Comuni molisani dove è presente un campo sportivo che si presta allo scopo.

“In fondo – racconta ancora Marco Lomma – io sono stato davvero fortunato anche perché sono stato soccorso da persone attente ed esperte, ma poteva finire diversamente”. Marco ha sbagliato strada e si è ritrovato improvvisamente sulla pista del Capodacqua. “Mi sono accorto che stavo volando sul ciglio del canale solo quando ormai era già accaduto, e ho sbattuto contro il muro di cemento dall’altra parte”.

Gli amici che erano davanti a lui, non vedendolo arrivare e intuendo che fosse capitato qualcosa, hanno ripreso la seggiovia e hanno fatto nuovamente il percorso, rendendosi conto che il loro amico si trovava in grandissima difficoltà. “Anche un altro sciatore mi ha visto e si è avvicinato per aiutarmi, ferendosi una mano nella fretta di sfilarsi gli sci. E’ finito anche lui in ospedale”.

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Fortunatamente l’epilogo è stato questo, ma l’incidente apre un grande interrogativo sui problemi della sanità molisana. Perché non ci si può certo affidare alla bravura di passanti o alla tempestività delle forze dell’ordine sperando che “dio la mandi buona”. I molisani hanno il sacrosanto diritto di poter contare su un sistema capace di fronteggiare il fattore tempo e garantire la vita agli abitanti di altre regioni italiane.