Vincenzo, allevatore di polli per Amadori e McDonald’s: “In Molise c’è tanto da fare, basta cercare scuse” foto

A 29 anni Vincenzo Petitti è a capo di una piccola azienda di Rotello che alleva polli per il più grande produttore italiano nel settore avicolo. Dopo aver vinto un concorso con la grande catena mondiale di fast food, ha da poco inaugurato due nuovi capannoni all’avanguardia dove “all’animale non manca niente e può andare all’aperto come il pollo ruspante di una volta”. Il suo vuole essere un esempio positivo: “Provate, perché serve il confronto e le occasioni ci sono. Questa terra è vocata alle produzioni come la mia”

Il bivio della sua vita è stato un momento drammatico, vissuto a soli 20 anni. Nel 2010 Vincenzo Petitti perde il papà Michele, l’uomo che l’aveva fatto crescere fra alberi e trattori, all’aria aperta e in mezzo ad animali e coltivazioni nella campagna di Rotello. “Mi sono domandato se tenere l’impresa di famiglia come secondo lavoro o investirci su. All’inizio è stata dura, ma eccomi qua”. Non ha nemmeno 30 anni e ha da poco inaugurato due nuovi capannoni per l’allevamento di polli che hanno una particolarità: consentono agli animali di andare all’aria aperta, solo a condizioni climatiche ideali, per poter razzolare e beccare dalla terra. Come l’aia di un tempo, come il pollo ruspante allevato dai nostri nonni.

Solo che la sua è una produzione industriale, con contratto in esclusiva per Amadori, uno dei maggiori produttori avicoli d’Italia. I due nuovi capannoni ipercomputerizzati e all’avanguardia sono stati realizzati sotto la supervisione dell’azienda originaria del Cesenate. Il terzo, quello che ormai funziona da anni e ha dato a Vincenzo grandi soddisfazioni, è sempre sotto l’egida di Amadori, ma la carne del pollame cresciuto in questa campagna fuori dal centro abitato di Rotello finisce nelle cucine delle migliaia di ristoranti McDonald’s d’Italia.

Nel 2016 infatti Vincenzo e due suoi colleghi molisani finirono sui giornali per aver vinto un concorso indetto da McDonald’s e dal Mipaaf, con tanto di premiazione a Expo. Un concorso grazie al quale Vincenzo ha avuto un contratto di tre anni con Amadori-McDonald’s. “E me l’hanno rinnovato per altri tre anni” rivela orgoglioso mentre cammina davanti ai capannoni della sua azienda di contrada Piano palazzo, a circa 5 chilometri dal centro abitato.

La sua vita da allevatore inizia nel 2013, dopo un’infanzia in cui “sono sempre stato dietro a mio padre in campagna, fra mietitrebbie e coltivazioni. Avevamo ortaggi, pomodori, ceci, grano duro, cipolla da seme”. Per Vincenzo, dopo il diploma di perito termotecnico industriale all’Itis di Termoli e un anno di militare a Bolzano -un anno che definisce molto formativo – il rientro in Molise. “Poi c’è stata la morte di papà e mi sono dovuto rimboccare le maniche. Ho provato ogni tipo di lavoro, dal venditore di pomodori al dettaglio al potatore, pur non avendolo mai fatto”.

Quindi, pensa che ti ripensa, studiando un po’ su internet e sul campo, ha deciso di provare la via dell’allevamento. “Per fortuna ho vinto un bando della Regione col Psr 2007-2013. Così nell’agosto 2013 ho iniziato ad allevare polli. Devo dire che anche la banca mi è stata vicina. Paura di non farcela? Sì, i ripensamenti sono tanti, ma durano un attimo. Poi io sono cocciuto, se mi metto in testa una cosa la faccio” dice sorridendo.

Abita a Rotello, non è sposato e spesso dorme nella casa di campagna che sta a due passi dai tre capannoni. Il perché è facile da intuire. “Quando scatta un allarme prendo e vado a controllare. Lunedì 21 gennaio, il giorno in cui mi sono arrivati i pulcini nati poche ore prima, ho passato la notte nei due capannoni nuovi. I pulcini non bevevano, non so perché, forse per la confusione dovuta al viaggio da Castellalto, in provincia di Teramo dove c’è l’incubatoio, a qui. Così ho trascorso la notte con la pompa dell’acqua a spalla a riempire gli abbeveratoi (che sono centinaia di minuscoli contenitori come ciuccetti, ndr)”.

Incendio casa San Giovannello

Il suo allevamento conta 250mila capi all’anno per la produzione esclusivamente legata ad Amadori, più altri 10mila animali che da pulcini vengono allevati fino a diventare polli per i panini di McDonald’s. I nuovi capannoni gli sono costati qualcosa come “un milione e 200mila euro circa e stavolta non ho avuto nulla dal Psr. Mi hanno detto che non raggiungevo il punteggio minimo. Ma ho deciso di andare avanti lo stesso”. Porta avanti l’azienda insieme a un dipendente, un ragazzo romeno residente in paese, mentre la mamma lo aiuta di tanto in tanto. “I primi quattro anni ho lavorato da solo, è stata durissima ma ho imparato davvero tanto sugli animali”.

L’innovazione è di quelle interessanti. “Questa è una struttura prettamente pensata per la sostenibilità ambientale. Utilizziamo un sistema di ricambi d’aria così da non fare ammalare i pulcini, l’illuminazione è a led e consente di ricreare l’alba e il tramonto. La centralina, che viene impostata da noi, ha un sistema che permette di sapere quando le mangiatoie si svuotano così da rifornire sempre gli animali di mangime e di acqua. Inoltre dopo un certo periodo e solo se le condizioni ambientali lo permettono, il capannone si apre e consente agli animali di uscire all’aria aperta. Stiamo recintando un’area di 80mila metri quadrati dove pianteremo olivi ed erbetta. Lì i polli potranno razzolare e beccare dalla terra come una volta. Inoltre, dopo ogni allevamento, il capannone viene completamente pulito e nebulizzato”.

Un passo avanti rispetto al primo capannone, quello che oggi produce pollo bianco di razza Broiler, più pastoso, mentre nei nuovi ci sono polli rossi di razza Redbro, più leggero. In ognuno dei due fabbricati di recente ultimazione ci sono circa 23mila capi, tutte femmine. Come mai? “Sono polli da rosticceria, che sono sempre femmine, perché la carne è più saporita. Il maschio è più utilizzato intero o per cosce, fusi e altre pezzature”.

Gli animalisti sono probabilmente inorriditi, ma Vincenzo ha la sua opinione. “Chi si mette davanti a una tastiera ad accusare non sa cosa dice. Qui al pollo non manca niente, viene curato nei minimi dettagli. Io mi sveglio alle 6 di mattina e non stacco mai prima delle 20, concedendomi solo la domenica pomeriggio di riposo. Quando scatta un allarme corro subito a vedere, anche di notte. La salute degli animali è importantissima perché da essa dipende la qualità della produzione. Ho anche vinto un concorso legato al benessere dell’animale”.

Incendio casa San Giovannello

Di recente si è parlato molto della produzione dell’industria alimentare e degli effetti sulla salute dell’uomo. “Vi garantisco che Amadori è un’azienda serissima, con standard di qualità molto alti. Da quattro anni è stata adottata una politica a zero antibiotici. Vuol dire che anche quel poco di amoxicillina che prima era nell’alimentazione dei polli, a percentuali ridicole e solo per preservare la salute dell’animale, è stata totalmente eliminata. Oggi i polli che produco mangiano solo mangime vegetale. È una miscela frutto di una nostra ricetta che unisce mais, soia e cereali”.

E i controlli? “Amadori viene ad ogni ciclo per il controllo qualità, con tecnici e veterinari che sono sempre a disposizione. L’attenzione è maniacale da parte nostra, facciamo i prelievi delle feci anti salmonella, controlliamo tutti i giorni il peso e interveniamo in caso di problemi. Io entro nei capannoni anche quattro volte al giorno. La Asl invece fa controlli veterinari una o due volte per ciclo”.

Questo 29enne molisano attaccatissimo alla sua terra non è uno che teme confronti, al contrario pensa che la concorrenza sia uno stimolo e accoglie positivamente le notizie che riguardano il suo settore nella nostra regione. “Il prossimo carico di pulcini che mi arriverà dovrebbe essere quello prodotto dall’incubatoio di Bojano. È un’ottima cosa, il viaggio sarà meno stressante. Amadori a Bojano ha comprato una posizione e l’investimento è stato importante”. È fresca invece la notizia di un probabile nuovo incubatoio in Molise, a Larino, su investimento di Aia, il produttore rivale di Amadori. “Sì, questo dimostra che in Molise c’è molto da fare”.

Incendio casa San Giovannello

Da giovane che è la prova vivente di come volontà, competenza e passione possano sconfiggere la sottocultura dell’assistenzialismo e la rassegnazione che sono una delle piaghe del Meridione d’Italia in primis e del Molise in seconda battuta, Vincenzo cerca di spronare la sua generazione. “In Molise c’è tanto da fare e questa terra è vocata per allevamenti come il mio. Invece siamo troppo pochi. A me piace tantissimo confrontarmi e andare fuori per incontri e convegni. Perché parlando si mettono insieme idee, possono nascere nuove iniziative. Dico a tutti di provare, seppure in maniera ponderata. Invece qui vedo i miei coetanei passare le giornate al bar e ad aspettare per tutta la settimana che arrivi il sabato sera”.

Certo Vincenzo non nasconde le difficoltà. “La burocrazia? Io dico sempre che bisogna vincere prima una guerra psicologica e poi la guerra vera e propria con la burocrazia che sicuramente frena molto. Spesso ti trovi davanti gente incompetente che ti fa perdere tempo. Però bisogna tentare e non vivere nel rimpianto. Avevo un professore che ci diceva sempre: ‘nella vita non dovete andare ad avvitare i bulloni’. Aveva ragione”.

Un’affermazione che gli è rimasta impressa “perché nella vita bisognerebbe spronare la propria mente e non aspettare il posto fisso, dove magari guadagni di più ma hai meno soddisfazioni perché non ti realizzi in maniera personale. Io sto qua tutta la giornata ma non guardo mai l’orologio. Quindi basta con le scuse, basta dire che le distanze sono troppo grandi. Le distanze non esistono più, diamoci da fare”.

A Vincenzo piace raccontare della sua impresa imprenditoriale, sembra un tipo che si è realizzato o si impegna per farlo, cita spesso papà Michele e lo ringrazia “per quello che mi ha insegnato e perché era di larghe vedute”. Ma non intende sedersi. “Sì, è vero, ho realizzato tutto questo, ma non sono ancora soddisfatto. Ho altri progetti in mente per i prossimi 4-5 anni. Progetti di sostenibilità ambientale che vorrei realizzare per motivi etici”.

Magari pensando di assumere qualcun altro? “Per i lavori occasionali ho sempre bisogno di qualcuno, ad esempio per scaricare i pulcini quando arrivano. Però faccio sempre molta fatica a trovare qualcuno che ha voglia di lavorare senza chiedere per prima cosa ‘Quanto mi dai?’”. La strada è lunga, ma Vincenzo ha una certezza. La sua vita è in Molise, è a Rotello. “La mia famiglia sta qui dal 1952. La sola idea di lasciare questa terra mi distrugge”.