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Lega contro Lega, sfiducia a Mazzuto in aula: almeno 10 pronti a mandarlo a casa. Ma Toma potrebbe salvarlo

Facciolla e Fanelli presenteranno una mozione che punta alla revoca delle deleghe assegnate dal governatore all’assessore esterno. Scarabeo sarà assente “giustificato”. Perché passi il provvedimento dunque sarebbe necessario un solo voto rispetto ai due del Pd, della Lega e ai sei del M5S. Ma la caduta di Mazzuto metterebbe a rischio l'intero governo regionale

La mozione è pronta. A firmarla i due consiglieri regionali del Pd. A sostenerla, in una battaglia più trasversale che mai, anche il Movimento Cinque Stelle e la Lega. La ‘partita Mazzuto’ è in programma martedì mattina 26 febbraio in Regione.

Ma il destino dell’assessore Luigi Mazzuto è strettamente legato a quello del governatore Donato Toma. Forse è proprio questo il punto decisivo della mozione che mira a scalzare dal suo posto in Giunta il coordinatore regionale della Lega. Perchè sfiduciare lui, coi voti dell’intera opposizione e parte della maggioranza, porterebbe automaticamente a una messa in sfiducia del governatore. Cosa che pochi vogliono a Palazzo D’Aimmo. Lui stesso ha già fatto sapere di essere certo che la sfiducia non passerà e che la Giunta rimarrà tale almeno fino alle amministrative di primavera.

Per ora la linea è quella del silenzio. Per ora. Bocche cucite, nella Lega, all’indomani delle due righe inviate dal Carroccio con le quali Matteo Salvini ha annunciato l’espulsione dal partito delle consigliere Mena Calenda e Aida Romagnuolo. Colpevoli – secondo la nota – di aver “ostentato personalismi e polemiche”.

Il segretario nazionale anche oggi ha sorvolato su telefonate e richieste di chiarimenti. Non parla né ha intenzione di farlo almeno fino a quando non si chiarirà il quadro politico in Molise. Quindi domani, in consiglio regionale.

Le due consigliere hanno denunciato in una conferenza stampa “l’inadeguatezza al ruolo che ricopre del coordinatore regionale Luigi Mazzuto” e quindi annunciano “il voto favorevole alla sfiducia che approderà a Palazzo D’Aimmo”.

A Mazzuto hanno contestato una gestione “autonoma” del partito “senza il coinvolgimento necessario di tutte le anime che lo compongono a maggior ragione se democraticamente elette dal popolo” hanno detto. Ma l’exploit non è piaciuto al segretario nazionale del Carroccio che da lì a tre ore, in due righe ha liquidato le due molisane.

Le reazioni alla nota sono state le più disparate. Rabbia e sconcerto da parte delle due consigliere, solidarietà da alcuni colleghi che ne condividono il punto di vista. Il consigliere Di Lucente, per esempio, ancor prima della spaccatura interna alla Lega aveva manifestato la propria disapprovazione per l’operato condotto finora dall’assessore Mazzuto. Bando alle chiacchiere, l’epilogo è atteso domani in consiglio regionale.

L’imbarazzo, nel partito di Salvini, è palpabile. Il ministro e vice premier non si lascia sfuggire alcun commento rispetto a quanto scritto sabato pomeriggio mentre, sulla bacheca Facebook, la Romagnuolo pubblica una foto con un asino in mezzo a un gregge di pecore e un ‘Avanti tutta’, la Calenda quella di una pantera affermando di essere ‘una leonessa’.  Segno della loro critica rispetto alla condotta mantenuta da “chi doveva difendere il voto degli elettori”.

Da parte sua Mazzuto opta per un cordiale ‘No comment’. Inutile insistere, il numero uno dei salviniani in Molise tiene la bocca cucita. Non un’accusa, non una replica, non una previsione. Probabile strategia politica condivisa coi vertici nazionali del partito. Ma l’impressione è che non sia affatto preoccupato per il suo destino politico.

Intanto in queste ore il Pd sta preparando la mozione politica. Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla domani chiederanno all’assise di discuterla e di metterla ai voti per la sfiducia.

Al voto favorevole alla revoca di Mazzuto si potrebbero aggiungere i sei consiglieri pentastellati che ammettono: “non saremo noi la stampella della maggioranza – hanno detto patrizia Manzo e Luigi Primiani –, ma è ovvio che questo dimostra quanto questa maggioranza abbia idee poco chiare e soprattutto abbia perso di vista l’interesse dei molisani che certamente non si focalizza su beghe politiche di poco conto”.

Insomma sei M5S, due Pd e due Lega fanno dieci. Quelli contrari, in teoria, dovrebbero essere undici. Ma i numeri sono incerti. Sarà assente il consigliere Massimiliano Scarabeo. Assente “giustificato” perché avrebbe già fatto sapere della sua impossibilità di partecipare ai lavori.

Dunque la partita al momento potrebbe finire con dieci voti a favore della sfiducia e dieci contro. Ma c’è chi giura che il malcontento in seno alla maggioranza rispetto a Mazzuto sarebbe più esteso di quello che sembra. E quindi un voto in più sarebbe un trampolino di lancio pronto a dare il proprio sostegno per la maggioranza necessaria perché passi il provvedimento. Ma se in politica nulla è certo e tutto cambia, domani assisteremo a delle belle.

Anche perché sfiduciare un assessore, che è di nomina esclusiva del presidente, vorrebbe dire mettere ai voti anche la sfiducia al governatore, per un particolare articolo del regolamento del consiglio regionale. Ma quanti in consiglio vogliono mandare a casa Toma? Ed è proprio questo che potrebbe salvare Mazzuto.