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Sanremo dei molisani, Angelo Fabrizio per la tv dei ragazzi e Antonello Carozza sul podio. “Lì si respira musica ovunque” foto

Nella città ligure dove si celebra il bel canto anche alcuni molisani che hanno lavorato all'interno della manifestazione canora, raccontano il dietro le quinte di un evento conosciuto e apprezzato nel mondo. Antonello Carozza di Isernia sul podio con il pezzo firmato per Il Volo

Se Sanremo è Sanremo, come recita il famoso detto che da anni ormai continua ad essere sulle bocche di tutti gli Italiani – che sia nel bene o nel male – allora un motivo c’è. E a confermarlo, per una volta, sono anche i molisani che proprio al festival della canzone italiana hanno lavorato per diversi giorni immersi tra musica, fiori, cantanti, ospiti e un turbinio di emozioni e incontri. Qualche ora dopo la fine dell’evento nazional popolare per eccellenza delle televisione italiana, Angelo Fabrizio, termolese 29enne da anni impegnato in tv e in teatro, svela curiosità e retroscena di un appuntamento che <<toglie tante ore di sonno, ma ti regala una scarica immensa di adrenalina, entusiasmo. Ti senti elettrico e affronti le lunghissime giornate catapultandoti da un incontro all’altro, dall’albergo al backstage dell’Ariston, fino alla immensa e ricchissima sala stampa. Sanremo è un frullatore>>.

Ma tra i molisani impegnati nella lunga kermesse canora, c’è anche uno che è arrivato – senza apparire sullo schermo – sul podio: Antonello Carozza, 33enne cantante, produttore e scrittore di Isernia ha firmato il brano “Musica che resta” intrerpretato da Il Volo, il trio dei giovani tenori che hanno conquistato il terzo posto all’Ariston, insieme alle firme di Gianna Nannini, Emilio Munda, Piero Romitelli e Pasquale Mammaro.

Angelo Fabrizio invece è stato il punto di riferimento e di contatto tra Sanremo e i più giovani, quelli a cui è dedicato il programma su Rai Gulp “Gulp Music”: <Festival più giovanile, lo abbiamo riproposto in chiave più leggera, con una veste più semplice perchè potesse arrivare anche a loro. Quest’anno – aggiunge al telefono, dopo una lunga settimana sanremese – la scelta del direttore artistico di portare sul palco anche tanti giovani provenienti dal talent o dal web, dove hanno ottenuto grande successo e si sono fatti conoscere ai più giovani, a parer mio è stata una decisione azzeccatissima perchè ha permesso al Festival stesso di avere più visibilità e di arrivare anche ai ragazzi che sul palco hanno ritrovato i loro beniamini e hanno perciò interesse a guardarlo e a seguirlo. Purtroppo – aggiunge ancora in una lunga chiacchierata tra commenti, aneddoti e curiosità – i ragazzi non seguono la manifestazione canora perchè hanno poca cultura musicale legata a Sanremo, ma ripeto che la scelta ha portato i suoi benefici, benvenga quindi questa strada e complimenti per il coraggio ai direttori artistici che l’hanno intrapresa”.

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Ma Sanremo non è solo cantanti e canzoni, palco e finale, è anche tanto altro. Compreso il backstage e la miriade di appuntamenti collaterali legati al Festival. “Con il mio lavoro come inviato Rai ho seguito soprattuto i più giovani, non sono riuscito però a incontrarli tutti per vari motivi, i cantanti sono sempre impegnatissimi tra dirette, radio, interviste e incontri vari, hanno una serie di appuntamenti e di orari da rispettare, ma devo dire che ho avuto modo di incontrare molti di loro e di scoprire le persone prima ancora che i personaggi. Primo fra tutti proprio il vincitore Mahamood, Alessandro. Ha talento, è un bravo autore perchè ha scritto anche per Marco Mengoni, è pulito, ha ottenuto ciò che meritava, senza arrendersi, credendo in quello che ama e che voleva fare da sempre. Ecco in questo penso che un minimo gli artisti giovani come lui possano essere anche di insegnamento per i giovani di oggi: credere in quello che piace, avere una passione, provarci, non arrendersi può essere d’aiuto per loro. Non è facile portare avanti l’amore per una professione del genere al giorno d’oggi, richiede tantissimo ma poi ci si accontenta di un applauso perchè è quello che ti ripaga. In questo periodo sto insegnando in una scuola di teatro a Roma, dove vivo, e ho la possibilità di incontrare i ragazzi e confrontarmi con loro, anche loro mi insegnano qualcosa”.

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“I miei preferiti? Mahmood –  e qui carta canta o meglio, whatsapp visto che in un messaggino inviato a chi scrive questo pezzo aveva rivelato la sua vittoria nel tardo pomeriggio di sabato 9 febbraio: “Mi auguro Mahmood ,ma non accadrà” – e invece è successo.  Non me lo aspettavo, ma sono felice per lui, poi Arisa, una cantante superlativa con un pezzo che è una novità ed Enrico Nigiotti, mi è piaciuto e non lo conoscevo, ma l’ho apprezzato molto”. 

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In questi giorni, tra Casa Sanremo dove intervistava i suoi ospiti e le hall degli alberghi diventate le roccaforti super blindate delle grandi case discografiche, si è goduto il festival da una prospettiva molto particolare: la sala stampa dell’Ariston dove un mega schermo da cinema campeggia di fronte alle postazioni di centinaia e centinaia di inviati della carta stampata, dell’online e del web. “E’ pazzesca, dentro ognuno dice la sua, commenta, canta, applaude. Ero tra Luca Dondoni e Marco Mangiarotti, due grandi della musica in fatto di commenti e articoli, e poi ho incontrato Vincenzo Mollica, lo storico giornalista del Tg1 di Sanremo, colui che si è inventato le interviste dal balconcino dell’Ariston in diretta con il Tg. E’ una persona vera, semplice, umile, mi ha chiesto del mio lavoro, della mia vita, è stato bellissimo ed emozionante parlare con lui”.

Da domenica a giovedì è stato nella città dei fiori, poi è rientrato per qualche giorno a Termoli “perchè ho una tradizione – rivela – guardo il festival sempre con mia madre a casa sul divano per commentare qualsiasi cosa, quest’anno sono riuscito a raggiungerla per la finale e devo dire che Sanremo mi ha trasmesso una adrenalina particolare, ho visto tutto ma non sono salito sul palco dell’Ariston, ho ritrovato ancora più forte la mia passione per il canto e spero di poter lavorare ad un buon pezzo per provare a salire su quel palco tra i giovani“. Perchè appunto, Sanremo è Sanremo. 

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