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Agente sospeso, “famiglia distrutta”. Cittadini e colleghi si schierano: “No al linciaggio mediatico”

Un centinaio di persone presente alla manifestazione organizzata da Aldo Di Giacomo per esprimere solidarietà al poliziotto sospeso: "Rischia il licenziamento". Unanime la condanna per il video pubblicato su social e la 'caccia' che si è scatenata subito dopo: presentata una denuncia per chiedere la rimozione del video su Facenook. In via Cavour anche il presidente del Consiglio regionale: "Linciaggio ingiustificato, c'era un reato in corso".

Agenti della penitenziaria, cittadini comuni ed esponenti politici. Tutti davanti al carcere di Campobasso per esprimere la loro solidarietà nei confronti del quarantenne agente protagonista del video girato da un passante davanti al carcere di Campobasso mentre, assieme ad altri due colleghi, ha fermato e poi puntato una pistola contro un detenuto che stava provando a fuggire.

Pochi secondi che hanno avuto un effetto dirompente: i social hanno fatto da cassa di risonanza, amplificato la scena che ha avuto una ribalta nazionale e diviso l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti. Le immagini, però, hanno offerto solo uno spaccato di quello che era avvenuto: la pistola, dalle prime ricostruzioni, aveva la sicura e probabilmente è stata utilizzata solo per spaventare il detenuto. Alla fine l’episodio è passato come una brutale aggressione.

Mentre la magistratura ha deciso di vederci chiaro, ci sono state conseguenze per i diretti interessati. Il detenuto è stato trasferito nel carcere di Frosinone. Ma chi ci ha rimesso di più è stato il poliziotto della penitenziaria, sospeso dal suo lavoro.La sospensione è a tempo indeterminato e solitamente questa è l’anticamera del licenziamento”, spiega Aldo Di Giacomo. E’ lui che ha deciso di promuovere la manifestazione di solidarietà dando appuntamento questa mattina – 4 febbraio – davanti in via Cavour. Lui si è presentato incatenato perchè “la catena ci lega ad un’amministrazione matrigna”.

Aldo Di Giacomo

“La risposta della gente – ha rimarcato Di Giacomo – è stata importante: vuol dire che la maggior parte dei cittadini comuni è dalla nostra parte, è contro i provvedimenti fatti senza riflettere e senza aspettare l’esito delle indagini (il riferimento è alla sospensione dell’agente, ndr). Ma soprattutto si agisce nei confronti del poliziotto, ma nessuno pensa di chiedere alla Procura di far togliere il video (da Facebook, ndr). Questa la dice lunga su quanto la politica sia lontana dai problemi reali non del singolo poliziotto perchè oggi è stata espressa solidarietà nei confronti di tutta la Polizia penitenziaria e di tutto il sistema carcerario che va rivisto assolutamente. Ci sono aggressioni continue nei confronti degli agenti e dei detenuti più deboli, il che mette a rischio la rieducazione dei detenuti”.

Ma c’è un’altra terribile conseguenza: una famiglia distrutta. Perchè il figlio dell’agente avrebbe visto su Facebook l’episodio in cui il padre era protagonista. Ed è comprensibilmente sotto shock.

Senza dimenticare le conseguenze materiali: “Non si può lasciare un padre di famiglia senza uno stipendio”, ha incalzato Aldo Di Giacomo.

Anche il sacerdote del carcere, don Francesco, si è schierato a difesa di Giuseppe: “Io lo conosco e posso dirvi che quel video non ha nulla a che fare con lo stile abituale di questo poliziotto”. Molti applaudono. “I detenuti sono schierati dalla sua parte” e “a Giuseppe dico che può camminare a testa alta”.

Anche chi ha deciso di partecipare al presidio in va Cavour ha una sua idea: “E’ grave che il video sia stato mostrato anche in televisione due ore dopo”, la riflessione di qualcuno. “Per non parlare di questo linciaggio mediatico… inammissibile. Che doveva fare? Far scappare il detenuto?”. E ancora: “Perchè non prendono provvedimenti così veloci quando ci sono furti e rapine?”.

Hanno deciso di metterci la faccia pure alcuni colleghi dell’agente. Molti si sono immedesimati. “Mi sono chiesto: se fosse successo a me? Io sono stato malissimo – ha detto uno di loro – ma sono un poliziotto e lavorare nelle nostre condizioni non è facile. Più facile è condannare senza sapere attenendosi a trenta secondi di immagini”.

Anche alla politica è stato chiesto di fare la propria parte: l’emergenza delle strutture carcerarie, dove ci sono problemi di sovraffollamento e pochi agenti in rapporto al numero dei detenuti, non si può più rinviare.

Micone e De Bernardo

Un appello rilanciato alla manifestazione: “E’ ora che il mondo della politica affronti questo problema”, ha scandito al megafono Di Giacomo che chiederà un incontro al ministro. “Questa mattina abbiamo depositato una denuncia, che abbiamo inviato pure al garante della privacy, per chiedere la rimozione delle immagini dai social network in cui si riconoscono i volti dei colleghi”.

Al presidio hanno partecipato anche alcuni esponenti delle istituzioni: oltre al consigliere leghista Alberto Tramontano, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone e l’assessore del Comune di Campobasso Francesco De Bernardo. Questi ultimi, prima dell’impegno in politica, hanno un passato nelle forze dell’ordine, tutti e due sono poliziotti e dipendenti della questura di Isernia.

“Sono qui per esprimere solidarietà nei confronti di Giuseppe e della sua famiglia, ma anche a tutti gli operatori delle forze di Polizia. Un sostegno come presidente del Consiglio regionale, come operatore della Polizia e come cittadino. Come cittadini ci chiediamo sempre la sicurezza come priorità – le parole di Micone – ma per avere la sicurezza dobbiamo avere degli operatori sereni e credo che il linciaggio mediatico che stanno subendo sia Giuseppe che gli altri operatori in questi giorni non sia giusto da parte di chi chiede sicurezza. Quei trenta secondi che oggi critichiamo – e non dovremmo farlo perchè parliamo di un mestiere che non conosciamo e non dobbiamo essere tuttologi – in realtà mostrano un reato in corso, una evasione, non una persona che stava andando a passeggio. Siamo dunque solidali con quegli operatori di Polizia che sanno fare il loro mestiere con professionalità e sono stati formati per farlo”.

Nelle stesse ore in cui si svolge la manifestazione il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fornisce i numeri delle persone detenute nelle strutture molisane di Campobasso, Isernia e Larino: sono 387, secondo il report aggiornato al 31 dicembre 2018, a fronte di una capienza di 270. 

Sono di nazionalità straniera 128 detenuti. La quota più consistente di non italiani è rappresentata dagli albanesi (30), a seguire romeni (23), marocchini (15) e tunisini (11)