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Case popolari, guerra tra Comune e gestore per l’allaccio alle fogne. E le 12 famiglie restano beffate da anni

Il condominio Iacp di Colle Macchiuzzo è stato completato tre anni fa ma nessuno può abitarci: non è allacciato al sistema fognario. Per il Comune di Termoli la ditta che gestisce il depuratore deve agganciare lo stabile agli scarichi del porto, ma la Crea replica: “Impianto al collasso, non si può aumentare il carico nemmeno di un appartamento”. intanto le dodici famiglie assegnatarie degli alloggi popolari, alcune con bambini, aspettano da tre anni di poter entrare in quelle abitazioni che stanno invecchiando senza mai essere state abitate.

Serrande abbassate da anni, erba incolta tutto attorno, il sole e il vento che arrugginiscono le ringhiere bianche dei balconi dai quali nessuno si è mai affacciato, malgrado siano trascorsi tre anni dalla fine dei lavori. Benvenuti nelle case popolari di Colle Macchiuzzo, quartiere residenziale stile American Beauty il cui ordine di giardinetti e villette a schiera rischiava di venire scompigliato dall’arrivo dei “poveri”. Ovvero gli assegnatari dei dodici appartamenti costruiti dalla Iacp, famiglie in cima alla lista della cosiddetta emergenza abitativa. Niente paura: l’arrivo die poveri, contro il quale all’epoca dei lavori edili più di qualcuno nel vicinato aveva fatto gli scongiuri, è rinviato senza date certe. Motivo: la palazzina, dipinta di blu intenso e celeste pallido per regalarle un tocco meno proletario di quanto abitualmente siano le case popolari, non ha l’allaccio alle fognature. E non ce l’ha perché è in corso una guerra a colpi di burocrazia, diffide, solleciti, controrepliche e scambi epistolari tra il Comune di Termoli e il gestore del servizio idrico e fognario, la Crea gestione (che dipenda dalla più nota Acea) . Il primo sostiene che la palazzina debba agganciarsi al depuratore del porto. La seconda che il depuratore del porto non sopporterebbe lo scarico di un water in più rispetto all’attuale portata, pena il collasso.

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In tutto questo il nuovo depuratore del Sinarca, il famoso modulo costato un occhio della testa e una intera era geologica, conta come il due di picche visto che, sostengono i vertici Crea, prima di tutto la palazzina di Colle Macchiuzzo è collegata al depuratore del porto, come d’altronde tutto il quartiere, e seconda cosa il depuratore del Sinarca “non si sa nemmeno se funzioni, e in ogni caso è troppo piccolo per risolvere il problema degli scarichi urbani”.

Non che questa sia una novità, beninteso. Termoli aggiunge, alle sue molte rogne, più o meno antiche, l’atavico problema delle fogne. L’olezzo nauseante che riempie le narici quando spirano venti sfavorevoli in porto e nel paese vecchio è solo la punta dell’iceberg, la spia più acuta di un sistema compromesso fino alle dondamenta e che riguarda la situazione ormai critica del depuratore del porto, che poi è anche l’unico della città.

Quello stesso depuratore per il quale, sostiene Crea, non ci sono stati potenziamenti né soluzioni ai guasti che presenta, compresa la rottura anni e anni fa di un biorullo mai sostituito, e pertanto non può sostenere nessun altro carico. Dunque la Palazzina di Colle Macchiuzzo, almeno per il gestore, “non può essere allacciata all’impianto perché il depuratore non lo sopporterebbe”.

Non è dello stesso avviso l’Amministrazione comunale che invece ritiene che l’allaccio si possa e anzi si debba fare, tanto che ha inviato una diffida esplicita a Crea, la quale ha risposto ribadendo la impossibilità di procedere. Naturalmente allacciare il condominio al nuovo modulo del Sinarca (di recente coinvolto da controlli dell’Arpam) non è operazione fattibile, visto che tutto è stato predisposto, come nel resto del quartiere di colle Macchiuzzo, per arrivare in porto.

A rimetterci, in questa guerra che si trascina da mesi a colpi di carte, diffide e solleciti, sono le famiglie assegnatarie dei 12 alloggi, molte con bambini che nel frattempo sono pure cresciuti, visto che la graduatoria risale ad alcuni anni fa e le speranze comuni erano di potersi trasferire il prima possibile.

E invece il palazzo azzurro resta disabitato, mentre ci sono persone che sono state già sfrattate e che sperimentano quotidianamente la difficoltà di avere un tetto dignitoso sulla testa. Ma il condominio Iacp non è agibile, anche se in teoria è tutto pronto. L’unica cosa che manca è proprio l’allaccio al sistema di depurazione.

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Sono trascorsi 3 anni dalla fine dei lavori, dopo una storia non proprio lineare che ha riguardato quello stabile dove, il 26 giugno 2012, un ponteggio di legno aveva ceduto, al terzo piano, uccidendo un operaio di 51 anni per la cui morte è stata avviata una inchiesta della magistratura sfociata in un processo a carico del responsabile del procedimento per conto dello Iacp e del coordinatore per la sicurezza sul cantiere. I due erano stati prosciolti In un primo momento ma sono stati poi rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare di Larino, dopo l’annullamento con rinvio della corte di Cassazione. Una vicenda lunga e complessa sul piano giudiziario, che ha rallentato la consegna dei lavori ma che tuttavia ora viaggia su un binario completamente diverso dalla emergenza abitativa delle 12 famiglie in graduatoria, che aspettano – a quanto pare inutilmente – che si possano aprire finalmente le porte di quelle case.