Ore contate per Mazzuto: la Lega sfiducia il suo assessore e chiede le dimissioni. “O sarà crisi in maggioranza”

Stallo all’interno della Lega: le due consigliere regionali Mena Calenda e Aida Romagnuolo chiedono alla segreteria nazionale di commissariare il coordinatore regionale e al governatore di revocare le deleghe assegnate in precedenza. Martedì’ in consiglio pronte a votare la sfiducia

Finisce con il deposito di una mozione di sfiducia contro il loro assessore Luigi Mazzuto l’ultimo scontro in seno alla Lega. Il gruppo politico della regione Molise, insieme a tutti gli attivisti del partito, questa mattina ha ufficializzato la rottura con il coordinatore regionale.

Senza sconti, né alcuna titubanza, le consigliere Mena Calenda e Aida Romagnuolo sono state categoriche: “Sfiduciamo l’operato di Mazzuto, chiediamo il commissariamento del coordinamento regionale e il governatore Toma farebbe bene a tenere in considerazione questa nostra rimostranza perché non escludiamo ripercussioni in maggioranza qualora il nostro appello si trovasse a cadere nel vuoto”.

Quella di  revocare il sostegno in giunta a Luigi Mazzuto è stata una decisione che tutto il partito ha preso all’unanimità.

Calenda e Romagnuolo sono scese poi nello specifico parlando di un’attività – quella dell’assessore – condotta in assoluta autonomia, senza concertazione, raffronto e confronto. “Noi – hanno alzato il tiro – non sappiamo neanche dove sia la sede dell’assessorato perché mai siamo state invitate a partecipare ad una riunione che fosse tecnica o politica”.

Rimarcano quanta fiducia avessero posto in lui nei mesi addietro “ma le aspettative sono state tradite. Tutte. In questi dieci mesi  – hanno detto leggendo un documento ufficiale in conferenza stampa, documento che sarà inviato alla segreteria nazionale del partito – Luigi Mazzuto si è mosso come corpo estraneo alla Lega, agendo in singletudine ed escludendoci da ogni scelta”.

E dunque non sono più disposte a condividere né a tollerare il comportamento che Mazzuto avrebbe adottato in questo periodo.

Quindi l’altolà anche al governatore: “Come gruppo Lega della Regione Molise – incalza la Romagnuolo –  comunichiamo al governatore Donato Toma che se non terrà conto di questo, e cioè della nostra istanza di revoca delle deleghe all’assessore isernino, non escludiamo ripercussioni anche in maggioranza”.

A parlare anche un’attivista, che a nome di 312 iscritti al partito ha denunciato il comportamento “non appropriato dell’assessore – ha detto – al quale in questi mesi continuamente abbiamo fatto presente la necessità di dover risolvere problemi importanti esistenti sul territorio ma lui si è fatto scivolare addosso tutte le nostre denunce, le nostre richiese, le nostre rimostranze. E dunque lunedì inoltreremo una denuncia federale per quanto appena detto alla sede di Milano”.

Gli ultimi avvenimenti, l’emendamento del Pd, l’indolenza rispetto alle problematiche dei lavoratori hanno insomma fatto esplodere “un vaso che ha raccolto troppe gocce fino a non poterne più”.

E risolto il problema in seno alla giunta ed eventualmente al consiglio regionale in base anche alla risposta del governatore, bisognerà ripartire da zero con il rilancio del partito. “Perché finora abbiamo assistito – continua Romagnuolo –ad un disegno criminoso consistito nell’ostacolare la  crescita della Lega per distruggerla a vantaggio esclusivo di altre formazioni politiche dove è noto il mandante e pure l’esecutore”.

E non manca di citare anche l’assenza di interesse rispetto alle prossime elezioni amministrative e alla necessità di rivendicare il candidato sindaco sia a Campobasso che a Termoli: “Mazzuto non lo farà mai pur di rimanere assessore. Avevo proposto le primarie come accaduto a Bari e a Foggia e – pensate un po’ – il primo a sostenerne l’inutilità assieme al governatore è stato proprio lui: Luigi Mazzuto. Non gode della nostra fiducia né come assessore né come coordinatore regionale della Lega”.

Chiude Mena Calenda: “La vera Lega è qui oggi, è presente con noi. E la ringrazio. Hanno lavorato a dividerci per rafforzare posizioni individuali. Non ci sono riusciti. Ora fuori”.