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Nuovo 118: sos medici, rimborsi ‘da fame’ per i volontari. Associazioni in agitazione: “Riforma impraticabile”

Quali sono le novità per il servizio di trasporto d'urgenza? Il decreto del commissario fissa le linee guida: più postazioni del 118 ma senza la garanzia di medici e infermieri, requisiti per le associazioni di volontariato che percepiranno 10 euro a turno (a fronte dei 51 attuali) e dovranno dotarsi di nuove ambulanze. Un piano che ha già creato perplessità e malumori tra gli addetti ai lavori.

Chi lo ha letto, si è fatto un’idea: “E’ impossibile da mettere in pratica”. Il riferimento è al decreto numero 15, firmato dal commissario alla sanità Angelo Giustini, dal sub commissario Ida Grossi e dal direttore generale per la Salute Lolita Gallo. In pratica, l’atto che definisce il trasporto sanitario di emergenza e urgenza ridisegnando i rapporti tra Asrem, organizzazioni di volontariato e Croce Rossa Italiana sulla base del Programma operativo sanitario dell’ex commissario Paolo di Laura Frattura e dell’Atto aziendale Asrem del 2018.

Linee guida che, in attesa del nuovo regolamento dell’Azienda sanitaria regionale, sono state elaborate per rimettere ordine al sistema, il cui corretto funzionamento è fondamentale per i pazienti molisani che devono essere trasportati in ospedale in situazioni di urgenza, nel caso di un malore improvviso oppure di un incidente stradale, per fare due esempi.

L’intesa su cui si reggeva il sistema è scaduta lo scorso 31 gennaio ed entro pochi giorni (il 28 febbraio) l’Asrem dovrà approvare il nuovo regolamento, un atto propedeutico per la sottoscrizione della nuova convenzione con le associazioni di volontariato e la Croce Rossa.

Il nuovo decreto è on line da qualche giorno, pubblicato sul sito della Regione Molise, ma ha già provocato i primi malumori per alcuni motivi fondamentali: l’aumento delle postazioni del 118 senza (pare) un congruo numero di operatori sanitari, requisiti tecnici più stringenti per le associazioni di volontariato e la drastica riduzione dei contributi erogati ai volontari per il servizio.

Partiamo da quest’ultimo aspetto, quello economico: il nuovo contributo destinato alle associazioni di volontariato ha messo in ansia alcuni degli operatori che si sono rivolti alla nostra redazione per sfogare il loro malessere e per raccontarci le insidie di un’attività nella quale si percorrono strade impervie e dissestate, o per garantire prestazioni che con il volontariato – a volte – non c’entrano niente. “Ci chiamano pure per pulire i cateteri”, confida qualcuno.

Finora i volontari hanno percepito 51,48 euro per ogni turno, come previsto da una delibera regionale del 2008 dall’allora governo guidato da Michele Iorio. Rimborso che ora viene tagliato sensibilmente come prevede il nuovo Codice del Terzo settore che è stato recepito dal decreto commissariale.Il testo stabilisce che “le spese sostenute dal volontariato possono essere rimborsate a fronte di un’autocertificazione” e “purchè non superino l’importo di 10 euro giornalieri e 150 euro mensili”. In queste condizioni, svantaggiose pure dal punto di vista economico, chi farà il volontario? E’ vero: in alcuni casi e con la crisi occupazionale che attanaglia il Molise, prestare opera di volontariato era diventato per qualcuno un lavoro vero e proprio. Ma ora, a condizioni mutate, probabilmente reperire il personale sarà un’impresa. C’è chi è pronto già a mollare. 

Così come probabilmente sarà più complicato reperire i medici. Ne occorreranno almeno 35 in più, stando alla nuova ‘geografia’ del trasporto dell’emergenza territoriale. Ma chi risponderà ai bandi? Già normalmente questi ultimi vanno deserti. Un posto da precario nella sanità molisana, smantellata e impoverita dai tagli degli ultimi dodici anni, non lo vuole nessuno e si preferisce lasciare la famiglia e andare a lavorare nei presidi delle altre regioni che garantiscono più certezze.

118 cartina

Eppure i medici serviranno nel nuovo sistema del 118. Attualmente ce ne sono circa 80 (erano 96, poi qualcuno è andato via) in servizio nelle 16 postazioni che per ogni turno impegna medico, infermiere, soccorritore e autista. Ne occorreranno altri 35 per le sette nuove postazioni “medicalizzate”, come si dice in gergo tecnico, previste nel piano del commissario. Postazioni con auto medica, medico e autista che saranno dislocate a Castelmauro, Riccia, Trivento, Campobasso (Montegrappa), Isernia, Agnone e Termoli.

E serviranno pure altri infermieri. Il decreto del commissario infatti introduce altre quattro postazioni (tecnicamente MSB) a Isernia, Agnone, Campobasso (Montegrappa) e Termoli. Saranno impiegati un autista e un infermiere a turno.

Altra novità: i requisiti delle associazioni di volontariato. Il decreto commissariale prevede che i mezzi utilizzati per l’emergenza (ambulanze e auto mediche) non dovranno essere più vecchi di sette anni e non aver superato i 300mila chilometri. Alle associazioni – ovviamente – si concede del tempo per mettersi in regola: “3 anni di tempo per l’adeguamento ai requisiti strutturali, due a quelli tecnologici e uno per quelli organizzativi”. Sarà un’altra impresa reperire mezzi idonei e sostituire le costose ambulanze. Ed è facilmente prevedibile che non tutte le associazioni riusciranno a rientrare nei nuovi requisiti. Tranne se non riusciranno a trovare qualche mecenate, un privato particolarmente generoso, o esponenti delle istituzioni sensibili. Non poco tempo fa, ad esempio, i 5 Stelle hanno donato all’Asrem un’ambulanza pediatrica dal costo di circa 120mila euro. Oppure, in questi giorni, la Croce Rossa ha avviato una raccolta fondi nei supermercati proprio per acquistare ambulanze nuove. 

Infine, l’aumento delle postazioni del 118: dovrebbe garantire un servizio sanitario migliore, coprire meglio il territorio dal punto di vista dei servizi assistenziali. Ci sarà un potenziamento nel capoluogo, a Termoli, Riccia, Trivento, Agnone, Isernia. Tuttavia, spulciando la nuova ‘cartina’ con cui è stato organizzato il trasporto d’urgenza saltano all’occhio due zone quasi ‘sguarnite’: Larino e Venafro. In pratica, le stesse penalizzate dalla chiusura del pronto soccorso al Vietri e al Santissimo Rosario. E qui probabilmente sarebbe stato utile potenziale il 118 proprio per tamponare la carenza di servizi sanitari.

Una situazione che ha già provocato le prime reazioni della politica. Il primo a farsi sentire è il consigliere regionale Antonio Tedeschi che ha già chiesto chiarimenti al commissario: “Il Santissimo Rosario di Venafro incomprensibilmente escluso dal potenziamento della rete 118 sul territorio molisano”. A suo avviso, è “una situazione inaccettabile, soprattutto se si considera che parliamo di un territorio nel quale sono state registrate evidenti criticità nella rete di emergenza, con episodi gravissimi. La mia priorità, lo ribadisco, è quella di riportare presso il presidio ospedaliero di Venafro servizi essenziali quali Pronto Soccorso e Rianimazione”.

Discorso simile per Larino. Qui la scorsa estate arrivarono gli ispettori ministeriali dopo la morte di un uomo di 47 anni, Michele Cesaride, colpito da emorragia cerebrale e arrivato in ospedale dopo ore a causa di una serie di disservizi: ambulanza in ritardo e Tac fuori uso.