Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

“Mio figlio si droga, aiutatemi: non ce la faccio più”. Madre coraggio lo fa arrestare

Denunciare il proprio figlio come ultimo disperato tentativo per tentare di aiutarlo. È questa un'altra storia che emerge dal nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere eseguito dai carabinieri di Lucito su richiesta del procuratore Nicola D'Angelo. Un'altra mamma costretta a raccontare di minacce, richieste di denaro e paura

Chiedeva soldi alla mamma per comprare la droga e un eventuale rifiuto si trasformava nel preludio di violente liti, con tavoli rovesciati, vetri infranti e mobili ribaltati. I carabinieri su disposizione del Gip – che ha accolto la richiesta del procuratore Nicola D’Angelo – hanno arrestato un 29enne di Lucito con le accuse di estorsione. Ma a monte di questa ennesima lunga storia di tossicodipendenza ci sono anche  maltrattamenti in famiglia e minacce, già denunciati in passato e mai finiti     .

Infatti adesso si trova rinchiuso nel carcere di Campobasso dove era già stato per due anni  – a partire dal 2016 –  a seguito di una condanna ricevuta per gli stessi motivi di cui è chiamato a rispondere dopo l’escalation di violenze commesse nuovamente.

A mettere la parola fine sulla storia questa volta è stata la madre che, esausta e disperata dopo l’ennesimo episodio di violenza domestica, ha chiamato il 112.

“La donna – spiegano dalla procura – ha riferito di non essere più in grado di sopportare le richieste di denaro del figlio tossicodipendente, motivate – appunto – dalla necessità di acquistare stupefacenti. Richieste continue e pressanti aggravate spesso dallo stato di astinenza” causato dalla mancanza della dose”.

Già in altre occasioni i carabinieri, chiamati ad intervenire, avevano potuto vedere con i loro occhi lo scenario di devastazione lasciato dal giovane dopo liti che erano come tante altre già avvenute. Scene di un copione già visto, prima del carcere e dopo. Ora la donna, sfinita, provata, disperata non ce l’ha più fatta. Piuttosto che subìre ancora “meglio in carcere”. Ha chiesto aiuto e il procuratore Nicola D’Angelo a fronte anche di altri elementi raccolti durante le indagini, ha chiesto e ottenuto l’arresto a tutela dei familiari e delle persone vicine all’indagato.