Mozzarella sbiancata con la soda, pesce col lifting: anche il Molise è a rischio per i cibi criminali foto

Il paradosso: la regione che in teoria dispone di un accesso semplificato e privilegiato ai cibi sani e materie prime genuine in realtà è una delle regioni che mangia peggio d'Italia, come dimostrano i dati sulla obesità e sul diabete. A complicare le cose la diffusione dei cibi low cost e privi di controllo che hanno invaso anche le tavole molisane. Il Rapporto Agromafie 2018 denuncia il menu' criminale.

Mozzarella sbiancata con la soda, pesce vecchio “rinfrescato” con un lifting al cafados, mix di acidi organici e acqua ossigenata. Carne che arriva da macelli clandestini, pane cotto in forni con legna tossica. E ancora: nocciole turche prodotte con il lavoro dei ragazzini ridotti a schiavi, miele tagliato con sciroppo di riso per gonfiarlo. Sono solo alcuni esempi di come la criminalità porti sulle nostre tavole prodotti illegali, pericolosi e potenzialmente letali.

“Il crimine nel piatto degli italiani” è la sintesi della denuncia di Coldiretti sulla base del sesto Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato oltre che da Coldiretti da Eurispes e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agro-alimentare. Informazioni, quelle che emergono dal dossier, che fanno venire i brividi e dimostrano quanto sia pericolosa l’azione più naturale che compiamo ogni giorno, ovvero sedersi a tavola e mangiare.

Il menù del crimine, spiega la Coldiretti, vede frittelle di bianchetti, che a Napoli sono conosciuti come cicinielli, vietati da un regolamento dell’Unione europea che ne mette fuorilegge la cattura, lo stoccaggio e la vendita. Troviamo il riso che arriva dalla Birmania, frutto della persecuzione e del genocidio dei Rohingya, carni gonfie di antibiotici e ormoni. 

L’elenco dei cibi sotto accusa è lungo e “propone” fra le altre cose tartine di tartufi cinesi spacciati per italiani, funghi porcini secchi rumeni serviti come prodotti italiani, vino scadente adulterato con lo zucchero, aggiunta che in in Italia è vietata. Come non ricordare la frode dell’olio di semi colorato alla clorofilla al posto dell’extravergine? Un pericolo nel quale ci si può imbattere anche al ristorante, dove vengono portate ancora vecchio oliere e bottiglie senza il tappo antirabbocco che –  chiarisce Coldiretti – sono vietati da anni. Il rischio truffa riguarda anche le formaggiere, che al posto di parmigiano reggiano o grana dop vengono spesso riempite di imitazioni di infima qualità. Tra i dolci le preoccupazioni principali riguardano i biscotti con il miele tagliato con sciroppo di riso, mais e zucchero per gonfiarne il volume, sottoprodotti che costano un decimo del vero miele.

50 anni fa per il Molise non sarebbe stata nemmeno una notizia, ma una informazione “lontana” di nessun interesse. Ma le cose sono drasticamente cambiate e oggi il pericolo del menù criminale riguarda molto da vicino la nostra regione, al netto della fortuna – che il Molise conserva insieme con pochi altri territori – di potersi rifornire di materie prime genuine, coltivate e allevate in maniera naturale.

Il pericolo arriva dai supermercati, dai discount, dagli scaffali di cibo low cost che di fatto hanno “occupato” le tavole globali. Prodotti di dubbia provenienza, carne venduta a una manciata di spiccioli che non garantisce sulla qualità e anzi aumenta i dubbi, formaggi e pesce che costano quanto una busta di patatine chips. Dietro i cibi a basso costo, che con sempre maggiore frequenza finiscono sulla tavola dei molisani, spesso si nascondono ricette modificate, ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non addirittura illegali.

Per non parlare dello sfruttamento come quello che si cela dietro la produzione delle nocciole turche o delle banane dell’Ecuador, come denunciato dal Ministero del Lavoro degli Stati Uniti d’America. Da qui un appello a “fare acquisti nei mercati di Campagna Amica, come quello che c’è anche a Campobasso, dove i consumatori – osserva il direttore di Coldiretti Molise Ascolese – possono acquistare con assoluta certezza cibi a km 0 e di alta qualità, controllati e garantiti”.

D’altronde che esista una relazione tra dieta e sviluppo di alcuni tumori è ormai certo, sebbene non siano del tutto dimostrate le precise motivazioni che portano un determinato stile alimentare ad essere più pericoloso di altri. Un’alimentazione scorretta rappresenta però, a detta di tutti gli esperti, un fattore di rischio elevato per diversi tipi di tumore. Una alimentazione che contempla cibi killer e sostanze tossiche, addirittura, fa salire vertiginosamente la possibilità di ammalarsi, senza considerare tutti gli altri problemi di salute legati proprio a quello che mettiamo nello stomaco.

Senza dimenticare che il Molise, secondo i dati Istat, è maglia nera per obesità infantile. E per numero di diabetici. La nostra regione registra il 7% della popolazione a rischio, uno dei valori più alti d’Italia. Sotto accusa, oltre all’età anagrafica della popolazione, c’è proprio l’alimentazione. Suona come un paradosso: la regione che in teoria dispone di un accesso semplificato e privilegiato ai cibi sani in realtà è una delle regioni che mangia peggio d’Italia.

L’allarme di Coldiretti non è da sottovalutare, e in questa prospettiva diventa fondamentale elevare il livello di attenzione a quello che si compra da portare a tavola.