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Mafia, in Molise i boss diventano imprenditori: sequestrate 20 aziende

Tanti sono i beni confiscati alla criminalità organizzata. Il dato emerge nella prima relazione dell’Osservatorio antimafia del Molise presieduto da Vincenzo Musacchio. Ottanta pagine di relazione illustrate a Campobasso alla presenza di Franco Roberti (già procuratore nazionale antimafia) e Guido Rispoli, procuratore generale di Campobasso

Vincenzo Musacchio, presidente dell’Osservatorio antimafia in Molise, spiega bene la presenza della criminalità organizzata in Molise in ottanta pagine di relazione. Le prime che analizzano il fenomeno nel nostro territorio dall’interno. Uno studio accurato e certosino condotto in collaborazione con i ricercatori della Luiss di Roma e dell’Università di Milano. Un lavoro lungo un anno che oggi pomeriggio 27 febbbraio è stato illustrato presso il circolo sannitico di Campobasso alla presenza del già procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e del procuratore generale di Campobasso, Guido Rispoli.

Accertato il rischio – ormai evidente – della minaccia che arriva da territori ad alto tasso di criminalità e che sono contigui al Molise, come quello pugliese e campano, un dato salta agli occhi: quello che in Molise finora sono state confiscate e sequestrate alla mafia oltre venti aziende nell’ambito di indagini in materia di criminalità organizzata.

“Il che vuol dire – ha spiegato il procuratore Rispoli – che questi clan quanto meno avevano dei beni, che si trovano nel nostro territorio, e che nel nostro territorio hanno investito. Questo dato, di per sé è già più di una minaccia: è qualcosa di oggettivo e reale”.

Con Rispoli è d’accordo anche Franco Roberti nel ribadire che “non ci troviamo di fronte a clan radicati sul territorio” ma che nonostante tutto c’è, sì,  la possibilità di incursioni e alcuni dati  – come i sequestri di cui si è parlato – al riguardo “sono pacifici”.

I segnali che qualcosa non funziona nel tessuto sociale ed economico molisano sono quelli più difficili da intercettare ma sono anche quelli più importanti da cogliere per “aree dove non c’è radicamento”.

A cominciare dal rischio concreto che i clan “possano individuare nel territorio zone dove fare  investimenti e quindi riciclare il denaro”. Rispoli cita un esempio: quello della continua apertura di “sale da gioco con macchinette e slot machine” nonostante il fenomeno della ludopatia sia presente in regione con percentuali altissime.

“Non significa che sicuramente c’è dietro del riciclaggio ma è certamente un fatto da individuare e accertare. E poi quando c’è crisi economica e ci sono tanti imprenditori che non riescono a far fronte alla crisi perché le banche vogliono giustamente delle garanzie, è qui che la criminalità organizzata si può presentare non con strumenti che siamo abituati a conoscere come la violenza, l’intimidazione e la minaccia bensì come soggetti che ti forniscono capitali da investire, quindi ti aiutano, e a loro volta però entrano nel tessuto sociale ed economico. Quindi si legittimano non più come camorristi ma come imprenditori presenti sul territorio”.

Sulla situazione molisana non è allarmato ma preoccupato sì, Franco Roberti.

“Non ci sono presenze mafiose indigene ma ci sono soggetti mafiosi che investono nell’economia legale, che tendono ad impossessarsi di fette sempre più ampie di economia legale e questo potrebbe essere difficile da percepire”.

Spiega perché: “Perché le mafie oggi, in generale, non sparano più. Hanno sostituito la dimensione militare con quella affaristica e corruttiva. Parliamo di affaristi criminali che si nascondono e agiscono attraverso meccanismi corruttivi e collusivi piuttosto che con la violenza mantenendo la violenza come arma di riserva a garanzia del rispetto dei patti corruttivi come dimostrato in molte indagini a partire da mafia capitale”.

Infine un passaggio su quel neo che segna la relazione dell’anno giudiziario presentata recentemente: il voto di scambio politico-mafioso. Rispoli è perentorio: “Non posso dire nulla perché ci sono indagini in corso seguite dalla Distrettuale antimafia. Né confermo che gli accertamenti siano in corso a Isernia e provincia perché abbiamo parlato genericamente del Molise. Confermo che si tratta di un dato che emerge da procedimenti penali iscritti. Ci sono due notizie di reato pervenute lo scorso anno nelle quali sono emersi indicatori che fanno ritenere possa esserci stata questa forma criminale nel nostro territorio. Vedremo”.