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M5S, le frizioni Fico-Di Maio arrivano anche qui. Ma il favorito per correre come sindaco resta Nick Di Michele

Salvo sorprese l’unico consigliere comunale pentastellato nella consiliatura dell’Amministrazione Sbrocca dovrebbe essere ricandidato per la guida del Comune. Ma il Movimento non è più un blocco granitico e da Roma a Campobasso, fino a Termoli, le divisioni cominciano a emergere. E qualcuno vorrebbe un aspirante sindaco vicino a Patrizia Manzo

Luigi Di Maio da una parte, Roberto Fico dall’altra. Andrea Greco da un lato, Patrizia Manzo dall’altro. E a Termoli? Nick Di Michele non ha un antagonista designato, o almeno non ancora. Ma le frizioni interne al Movimento Cinque Stelle arrivano a cascata anche qui, partendo da Roma, toccando Campobasso e concludendosi nella città adriatica, dove la scelta del candidato sindaco non è scontata come sembrava poco tempo fa.

 

Intendiamoci, salvo clamorosi rovesciamenti, Nick Di Michele dovrebbe essere ancora il candidato sindaco del Movimento controllato dalla Casaleggio Associati Spa, azienda che fa capo a Davide Casaleggio, figlio dell’ideatore della formazione politica nata dal Vaffa Day, Gianroberto Casaleggio.

Un M5s che si avvia alle elezioni amministrative forte di un risultato eclatante che alle Politiche del 4 marzo 2018 attestava la formazione una volta definita grillina al 52 per cento, percentuale che alle Comunali varrebbe la vittoria al primo turno. Ma tutte le chiamate alle urne fanno storia a sé e già poche settimane dopo, alle Regionali del 22 aprile, i pentastellati a Termoli arrivarono al 40 per cento, seppure largamente primo partito della città. Lontani i tempi in cui Di Michele si fermava a 2444 voti, pari al 12,5 per cento delle preferenze, nel 2014 quando giunse quinto su cinque aspiranti alla fascia tricolore.

M5S

L’unico consigliere comunale della consiliatura che sta per concludersi dovrebbe essere alla guida della lista che il M5S presenterà agli elettori alle comunali che probabilmente si svolgeranno il 26 maggio, in concomitanza con le Europee. Lo ha confermato lui stesso ai colleghi in assise a fine gennaio. Ma non è così scontato e per varie ragioni.

La prima è che il M5S sta dando chiari segnali di incrinature e crepe interne. “Non siamo immuni alle correnti” spiegava di recente, con tutta sincerità, lo stesso Nick Di Michele. La più forte è sicuramente la corrente che fa capo al vice presidente del Consiglio e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Una corrente nella quale in qualche modo si ritrova oggi anche Alessandro Di Battista, il quale però sta rivelando esplicitamente quanto sia ingombrante per una parte del M5S l’alleanza di governo con la Lega.

 

Ma se Di Battista spinge da una parte, con prese di posizioni forti e talvolta poco inclini alla discussione democratica, dall’altra c’è una corrente più silenziosa e al momento con minore peso politico. Si tratta di quella legata a Roberto Fico, il presidente della Camera, che ha manifestato di essere contro le scelte del governo in tema di immigrazione e che di recente ha detto in tv che “Salvini dovrebbe farsi processare per il caso Diciotti”. Per farla breve, posizioni più vicine a quello che era il pensiero della sinistra fino a qualche tempo fa: attenzione all’ambiente e alle fasce più deboli della popolazione, immigrazione basata su accoglienza ma con regole più chiare. Insomma quanto di più lontano dall’idea dei ‘porti chiusi’.

Il M5S infiamma la piazza

Va detto che in Parlamento posizioni di questo tipo hanno già trovato uno sbocco, vale a dire nell’espulsione dal partito di uno dei volti più noti della campagna elettorale delle politiche di un anno fa, quel Gregorio De Falco reso noto dal ‘salga a bordo, ca***” pronunciato nei confronti del comandante Schettino durante il disastro della Concordia. Il suo voto contrario alla manovra è costato il posto nel gruppo del M5S in Senato e non solo a lui.

 

Ora, può il Molise essere isolato da queste correnti? No che non può, benché trovare una collocazione a tutti gli esponenti pentastellati della regione non è semplice, dato che molti preferiscono stare ‘allineati e coperti’ invece che dire con forza quello che pensano e magari rischiare il posto. Di Antonio Federico, parlamentare M5S da meno di un anno, si ricorda un emendamento contro il Decreto Salvini, firmato assieme ad altri colleghi deputati, ma prontamente ritirato per ordini dall’alto. Si potrebbe desumere che fra i ‘seguaci di Fico’ ci sia anche lui, ma come detto nulla è scontato nel Movimento.

 

In Regione i consiglieri pentastellati sono sei e basta dare attenzione agli eventi, alle conferenze stampa e agli interventi in aula per capire che l’ex candidato presidente Andrea Greco ha con sé quasi tutti i colleghi M5S ma sicuramente non la più votata di tutti, vale a dire Patrizia Manzo. Miss 7mila preferenze (quasi) era già sembrata poco avvezza in campagna elettorale al ruolo di spalla di Greco, colui che le ha praticamente scippato, grazie ai voti on line degli iscritti, la candidatura a governatore. Ma non è solo questione di rapporti personali. Le posizioni politiche, l’atteggiamento nei confronti delle istituzioni, il modo di porsi nei confronti della stampa sono diametralmente opposti.

 

A Campobasso invece è risaputo come Roberto Gravina, candidato sindaco che nel capoluogo sfiorò il ballottaggio nel 2014, ha avuto in questi ultimi anni posizioni non esattamente aderenti a quelle della maggioranza del partito. Chi lo conosce lo considera un uomo più vicino al pensiero di Fico che non a quello di Di Maio.

Ma veniamo a Termoli, dove il M5S ha da cinque anni il volto di Nick Di Michele, uno che per dirla con le sue parole “è più pentastellato di Di Maio e Di Battista”. Così da tempo il 50enne che di mestiere fa la guardia penitenziaria nel carcere di Larino ha iniziato a muoversi per costruire una lista. Già perché dalle elezioni dello scorso anno a oggi il M5S ha cambiato le proprie regole interne lanciando OpenComuni, una funzione della piattaforma che “consente di formare direttamente online una lista di candidati per concorrere alle elezioni amministrative nel proprio Comune” come si legge sul blog delle Stelle.

“Il meccanismo è semplice: tutti gli iscritti certificati a Rousseau possono avanzare la loro candidatura a Sindaco e creare una lista invitando altre persone a candidarsi nel ruolo di consiglieri comunali o municipali. Ogni candidato per poter aderire deve accettare l’invito, caricare i documenti richiesti – certificato penale e dei carichi pendenti – e sottoscrivere gli impegni del MoVimento 5 Stelle. In questo modo, il processo di richiesta di certificazione delle liste sarà più semplice e veloce e non sarà più necessario inviare la documentazione in formato cartaceo. Tutto avverrà all’interno della funzione e basteranno pochi passaggi per creare la lista, caricare tutti i documenti dei candidati e inviarla per verifica”.

Forte anche dell’appoggio del consigliere regionale termolese Valerio Fontana, Di Michele ha dichiarato di aver già raccolto numerose adesioni alla sua candidatura, inviandole prontamente all’attenzione della dirigenza Cinque Stelle. Starà a quella regionale certificarla prima dell’ultimo ok da parte del capo politico, quindi Luigi Di Maio.

Una mossa che intende prendere un decisivo vantaggio nei confronti di coloro che vorrebbero costruire una lista diversa e soprattutto con un candidato sindaco differente. Fra questi ci sarebbe proprio Patrizia Manzo che spingerebbe per una soluzione differente. Da più parti si fa il nome di Giulio Botteri, iscritto M5S della prima ora e più votato fra i pentastellati alle comunali del 2014 con 194 preferenze. Spesso impegnato in prima linea con i movimenti civici No Tunnel, ultimamente è parso più defilato anche per via degli impegni lavorativi nella segreteria politica di Patrizia Manzo in Regione e i bene informati sostengono che non voglia candidarsi come primo cittadino.

Un altro nome che circola è quello di Ciro Stoico, anche lui iscritto al Movimento negli anni passati, benché candidato alle scorse amministrative con Liberatermoli per Paolo Marinucci sindaco, col quale ottenne 47 preferenze. Nell’ultimo lustro si è distinto per arcigne battaglie civiche e per un forte contrasto, specie sui social network ma anche dal vivo, all’operato dell’Amministrazione Sbrocca. La sua candidatura col Movimento Cinque Stelle potrebbe tuttavia non passare il vaglio dei dirigenti pentastellati, dato che il suo rapporto con Nick Di Michele è ai minimi storici per via di forti contrasti che l’hanno portato a defilarsi dal M5S.

È chiaro però che con tanti nomi noti in contrasto con la candidatura di Nick Di Michele, il M5S perderebbe tutto quell’abbrivio che sembrava poter avere un anno fa, quando più della metà dei termolesi andati al voto mise una croce sul simbolo con le cinque stelle.