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Licenziati dopo anni di precariato nei Centri per l’impiego, prima condanna per la Provincia

Il giudice del lavoro, Laura Scarlatelli, ha emesso le prime sentenze sui ricorsi presentati dai dipendenti che, dopo due proroghe dei contratti a progetto, avevano visto spegnersi tutte le speranze di essere stabilizzati pur facendo mansioni di continuità all’interno degli uffici di Campobasso e Termoli. L’ente di via Roma adesso dovrà pure risarcire il danno causato

Avevano perso tutte le speranze. I precari del Centro per l’Impiego, dopo aver lavorato per anni, soltanto con rinnovi di contratti co.co.pro, avevano garantito il prosieguo delle attività all’interno degli uffici di Campobasso e Termoli, ma poi erano stati spediti a casa e senza alcuna remora.

Quindi il lungo iter giudiziario davanti al giudice del lavoro. Che adesso ha emesso le prime sentenze.

Non solo i diritti civili, della questione si era occupata anche la squadra mobile di Campobasso su delega della Procura alla quale i precari si erano rivolti vedendo violati i loro diritti.

Dall’acquisizione degli atti, la polizia, in un’inchiesta che sin da subito si mostrò complessa e articolata in mille rivoli, scoprì presunti illeciti che portarono gli investigatori ad iscrivere nel registro degli indagati tredici persone tra inquilini di Palazzo Magno e dirigenti d’ufficio. Tra i reati contestati c’era anche la truffa ai danni dello Stato, il falso e l’abuso d’ufficio. Poi di quell’inchiesta non si fece più nulla, tutto fu archiviato.

Il giudice del Lavoro, invece, sulla questione ha voluto vederci chiaro. Gli avvocati Pasqualino Iannacci e Lucia Liberatore sono stati i primi a presentare un ricorso per far valere le ragioni di una delle precarie del Centro per l’Impiego. Con loro altri studi legali e altri lavoratori disillusi attendono l’emissione del verdetto.

Intanto, al momento, nel caso specifico, la Provincia di Campobasso è stata condannata a risarcire la dipendente in questione con almeno tre mensilità. E’ venuta meno la possibilità di essere assunta a tempo indeterminato come si chiedeva nel ricorso a fronte della scadenza dei 36 mesi di lavoro continuato che aveva operato con rinnovi a termine. Una domanda che la Scarlatelli ha però ritenuto infondata rifacendosi ad una sentenza della Cassazione che ha posto definitivamente fine al dibattito in ordine a questa possibilità perché “l’unica modalità di accesso al posto pubblico è quella concorsuale”.

Ma accantonata questa chance, il giudice del lavoro è andata oltre: “E’ previsto invece – si legge nel verdetto – che la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego abusivo con ricorso al contratto a termine” sia risarcita.

Inutili anche le giustificazioni di Palazzo Magno che ha parlato di proroghe del co.co.pro stabilite dalla legge nazionale.

La Scarlatelli questo assunto non l’ha condiviso perché quelle proroghe firmate dai precari erano destinate allo svolgimento “di compiti essenziali e tipici del Centro per l’Impiego”

Quindi le prestazioni sono state “utilizzate per le attività ordinarie del Centro in contrasto con l’articolo 36 del Testo Unico vigente al momento dell’ultima proroga che risale a marzo 2016”.

Proprio quegli allungamenti del contratto di lavoro e le successive motivazioni illustrate dalla Provincia hanno escluso dinanzi alla Corte la natura temporanea della prestazione invece “utilizzata per garantire il regolare funzionamento dell’ufficio in cui ha prestato attività lavorativa la parte ricorrente”.

Dunque se non possono essere riassunti, hanno diritto ad essere risarciti. Di almeno tre mensilità. Che in cifre significa circa 5mila 500 euro. Ma è soltanto il primo verdetto.