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La presunta truffa della medicina di gruppo “non sussiste”: assolti i medici frentani a cui erano state sequestrate anche le auto foto

Tra di loro anche l'ex sindaco di Larino Guglielmo Giardino, che col verdetto di piena assoluzione ottiene una riabilitazione postuma dopo anni di sofferenza giudiziaria. Con lui Gabriele, Sabusco e Vincelli oltre all'ex vicesindaco Quici e ai direttori sanitari dell'epoca. Il presunto "scandalo" di un servizio inesistente ai danni della Asrem finisce con una bolla di sapone. La stessa Procura all'esito dell'istruttoria dibattimentale ha chiesto l'assoluzione.

La formula di assoluzione è la più esplicita possibile: 530 primo comma, e cioè “il fatto non sussiste”. Oggi 28 febbraio termina con un completo proscioglimento da parte della giustizia la posizione di 4 medici e 5 dirigenti Asl accusati di truffa, falso e abuso d’ufficio.

Assoluzione con formula piena per Nicola Gabriele, Antonio Sabusco, Augusto Vincelli e Guglielmo Giardino, ex sindaco di Larino e di professione medico, deceduto poco tempo fa e per il quale il difensore l’avvocato De Michele ha scelto di non dichiarare la morte in aula proprio per ottenere, certo dell’esito positivo del procedimento, una riabilitazione, sia pure postuma.

Con loro erano finiti nel mirino della procura di Larino coordinata da Ludovico Vaccaro, nell’ambito di un’inchiesta portata avanti dal Nas e dall’ex Capitano Antonio Forciniti anche Giovanni Quici, all’epoca dei fatti (dal 2010 al 2013) vice sindaco del centro frentano, il direttore sanitario del nosocomio Nicola Di Lena e i vertici dell’epoca Angelo Percopo, Gianfranca Testa e Giancarlo Paglione.

Tutti tenuti in scacco da anni di udienze e accuse. Ma il giudice Di Mino ha ritenuto che nessuno dei fatti loro imputati si sia verificato e d’altronde oggi la stessa pubblica accusa, all’esito dell’istruttoria dibattimentale, aveva chiesto l’ assoluzione per tutti.

Il caso aveva fatto rumore quando, nel marzo del 2013, erano stati svelati i dettagli dell’attività investigativa. I quattro medici frentani erano finiti sotto la lente degli inquirenti perché ritenuti responsabili di aver messo in piedi una servizio di medicina di gruppo all’interno dell’ospedale Vietri di Larino, utilizzando una struttura pubblica gratuitamente senza beneficio per la Asrem e percependo – sempre secondo l’ipotesi accusatoria – una indennità supplementare per un servizio mai prestato. Il tutto a danno dell’azienda sanitaria.

Ma in aula è stata smontata completamente la vicenda, che si è risolta nell’ennesima bolla di sapone, come già accaduto per la maggioranza delle inchieste-terremoto degli ultimi quindici anni.

La difesa rappresentata oltre che da Antonio De Michele anche dai penalisti Michele Urbano, Michele Liguori e Ceccanese, ha messo in evidenza e dimostrato la infondatezza di quei capi di imputazione, come pure l’ingiustizia del sequestro per equivalente. All’epoca infatti erano state prese anche misure nei confronti del patrimonio con i sigilli a 5 auto di proprietà dei medici larinesi. Anche al sindaco Giardino erano state prelevate due auto.

La Procura aveva chiesto addirittura l’interdizione della professione, ma il Gip aveva negato la misura. Ora il tribunale dovrà restituire i beni agli ex imputati, assolti oggi nel processo di primo grado che sarà anche l’ultimo passando la sentenza in giudicato, dal momento che non ci sarà alcun ricorso contro il verdetto.

Le spese (ingenti) sostenute per il procedimento e la conservazione degli stessi beni nel corso di tanti anni sono a carico dei contribuenti: sembra la classica beffa che si aggiunge al danno.