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Mamma+Mamma, dal Molise il film riapre il dibattito sui figli alle coppie gay. “I diritti sono di tutti” foto

3 proiezioni partecipatissime per l'anteprima a Casacalenda, a cura di MoliseCinema, dell'opera prima della giovane regista di Guardialfiera, nei cinema dal 14 febbraio. Una storia autobiografica, quella di Karole Di Tommaso, che riaccende il dibattito sul diritto alla genitorialità delle coppie omosessuali.

Un ‘abbraccio’ sincero ha accolto Mamma+Mamma, il film della regista molisana Karole Di Tommaso, in anteprima al Cinema Teatro di Casacalenda. Una prima visione nazionale che segue alla presentazione dell’opera al Festival del Cinema di Roma, nello scorso ottobre, e che precede di 4 giorni l’uscita del film nelle sale italiane nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio.

Mamma+mamma a Casacalenda

Una sala gremita ed emozionata ha acclamato domenica 10 febbraio la brillante opera prima della talentuosa regista di Guardialfiera, presentata da MoliseCinema e dal suo direttore artistico Federico Pommier, alla presenza dell’attrice protagonista Linda Caridi, della co-produttrice Matilde Barbagallo, dell’attore campobassano Giulio Maroncelli nonché dell’anima del film, Karole Di Tommaso.

Mamma+mamma a Casacalenda

Un film che sa parlare al cuore degli spettatori con delicatezza, ironia, freschezza e sincerità. La regista ‘ci ha messo la faccia’ portando sullo schermo una storia personale, quella vissuta in prima persona da lei e dalla sua compagna Alessia Arcolaci e del loro desiderio, poi realizzato, di avere un figlio. «Ho deciso di parlare di questa storia perché è sì personale ma ha un carattere universale». Esporsi nelle minuzie della propria vita privata e senza infingimenti è un atto di coraggio che può diventare necessario per condurre una battaglia civile e lanciare un messaggio. E il messaggio di Karole è che i diritti sono di tutti e non si possono operare distinzioni di sorta. Il diritto di cui si parla attraverso questo film è quello alla maternità di una coppia omosessuale, un percorso non facile perché la legge italiana non lo riconosce pienamente.

Mamma+Mamma racconta ironicamente le tante peripezie affrontate per portare avanti una scelta difficile, quella di ricorrere all’inseminazione artificiale in Spagna, ma rispetto alla quale le due protagoniste non si arrendono e il sogno non arretra. E la regista rivolge alla platea molisana un invito accorato: «In questo territorio dove spesso ci sentiamo dire che sognare non è facile, che bisogna ridimensionare le proprie aspettative, che bisogna farsi andare bene un lavoro modesto, io vi chiedo coraggio, abbiamo diritto ai sogni e alla felicità».

Quel coraggio ben interpretato da Linda Caridi e Maria Roveran nel film, in cui il desiderio di formare una famiglia si associa a visioni oniriche connotate da un forte simbolismo, come la terra arida in cui corre a perdifiato Linda-Karole in cerca del suo bambino. Un utilizzo abile e pregnante del colore, una fotografia di pregio e una colonna sonora infinitamente dolce contribuiscono a fare di questo film un piccolo gioiello di bellezza e di umanità.

Finzione cinematografica e realtà si intrecciano ma a colpire è la totale assenza di tono polemico nella narrazione. Non sarebbe appartenuto alla regista che, ai microfoni di Primonumero.it, si racconta come una persona ironica – così come rivela il suo film – e che non parla il linguaggio del vittimismo e del rancore. Il tema affrontato dal film ha però una forte valenza civile e politica ed è spesso oggetto di un dibattito pubblico acceso. Ma l’accoglienza riservata a Karole, a sua moglie e al loro piccolo Leon racconta una storia diversa in cui le diatribe ideologiche cedono il passo all’accoglienza, quella che nasce dall’incontro vis a vis con le persone. E che assume tratti stupefacenti nel caso degli anziani di un paesino di 1000 anime, come genuinamente accaduto nel paese de ‘Le terre del sacramento’ e raccontato nel film. «Quando sono le persone a parlarsi e non le ideologie accadono cose imprevedibili», afferma Linda Caridi, l’alter ego di Karole nel film.

Un luminoso Molise fa da ‘teatro’ a molte delle scene del lungometraggio. La regione è infatti un’altra delle protagoniste della pellicola, oltre che per le ambientazione per la sua cultura popolare, per i tanti personaggi – attori professionisti e non – e per la musicalità del suo dialetto, reso impeccabilmente dall’attrice milanese Linda Caridi che nel film è Karole.

scena film mamma+mamma

Il calore della comunità molisana ha ‘spiazzato’ la produttrice Matilde Barbagallo che ha parlato della dimensione familiare che questo film ha innescato. Sono tante le famiglie che hanno partecipato in vario modo: c’è quella di Karole, con la madre che ha recitato se stessa, passando per quella della produttrice stessa per arrivare a quella dell’attore campobassano Giulio Maroncelli, che nel film interpreta il fratello di Karole e che sul set ha avuto un ‘collega’ d’eccezione, suo nonno che «ha compiuto 19 anni da poco», scherza il nipote presentandolo alla platea. E infine c’è la numerosa ‘famiglia’ molisana di interpreti, guidata dall’attore e regista Stefano Sabelli.

Nelle parole dell’attrice Linda Caridi c’è tutto l’apprezzamento per una «regista molto creativa e sconfinata nell’immaginare mondi e linguaggi cinematografici innovativi». Calarsi nei suoi panni, peraltro riuscendo ad acquisire una straordinaria padronanza del dialetto, è stato un lavoro ampiamente ripagato. «È meraviglioso avere il suo punto di vista sulle cose e sul mondo».

 

Il film, prodotto da Bibi Film, ha dinanzi a sé la sfida dell’autodistribuzione. La pellicola verrà portata nelle sale italiane con la collaborazione di Altri Sguardi – come spiega la produttrice – e le prossime tappe sono le anteprime che si terranno in questi giorni a Bologna, Roma, Milano, Torino, Orvieto e Perugia. Le uscite in Molise per ora non si conoscono. Ma quel che è certo è che il film dovrà scontrarsi con il veto del mondo cattolico e che difficilmente dunque approderà nei tanti cinema parrocchiali del Paese, a tutte le latitudini.

 

MoliseCinema, da 16 anni a questa parte impegnato nel portare il cinema nelle piazze dei piccoli comuni molisani e nel promuovere nuovi autori e linguaggi cinematografici, ha voluto fortemente ‘lanciare’ questo film cominciando da Casacalenda, a due passi da Guardialfiera, il paese dove la regista è nata e vissuta e verso cui lei nutre profonda riconoscenza. «La mia terra è tutto. Non vedo il motivo per nasconderla, io sono questo territorio e sono loro (i presenti in sala, ndr) le persone a cui mi ispiro».

Mostrare sullo schermo il retaggio culturale e “la poesia immensa” di cui è portatrice questo territorio è stato naturale per la giovane regista, formatasi al Centro sperimentale di Cinematografia di Roma e con alle spalle diverse esperienze artistiche. «È un modo per restituire tutta la delicatezza e la comprensione che avete avuto nei miei confronti, per restituirvi quello che mi avete dato costantemente senza saperlo e che è innato in me, la cultura molisana».

E i suoi conterranei, a giudicare dall’entusiastica partecipazione dei tanti accorsi da diversi centri della zona, la ringraziano per questa grande lezione di dialogo.