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Informazione italiana, vince la tv. Audience, Telemolise meglio del Tgr Rai

Presentata oggi - 11 febbraio - dall'Autorità garante per le Comunicazioni l'Indagine conoscitiva sull'informazione locale

Più di 8 italiani su 10, ben l’86%, si informano abitualmente sui fatti locali, attraverso tv, radio, quotidiani e servizi online. Non tutti allo stesso modo, anzi, con un’accentuata disomogeneità tra diverse aree del Paese. Ma con picchi quasi del 100% nelle regioni dove è forte la specificità culturale e/o linguistica come Val d’Aosta e Trentino Alto Adige (98% e 96%), seguite da Friuli Venezia Giulia (94%) e Sardegna (91%). A raccontarlo è l’Indagine conoscitiva sull’informazione locale presentata oggi dall’Autorità garante per le Comunicazioni, che ha analizzato caratteristiche e dinamiche di domanda e offerta di informazione in Italia, con focus sull’ambito locale.

Se le fonti di informazione del web sono in costante ascesa, e sale la credibilità dei siti di informazione online, resta la tv il mezzo prediletto di informazione in molti territori, tranne che in Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, dove vince ancora il quotidiano. La Rai attraverso il TGR è il primo gruppo di riferimento per l’informazione locale in 14 regioni. Fanno eccezione, in termini di ”total audience informativa”, Trentino Alto Adige con Athesia, Emilia Romagna e Toscana con Monrif, Molise con Telemolise, Puglia con Gruppo Norba e Sardegna con Unione Editoriale.

”Il settore ha subito colpi notevoli dalla diffusione del web – spiega il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani – Sono tendenze difficilmente rovesciabili. Non bisogna fare una battaglia di rallentamento, ma trovare nuove direzioni e risposte. L’ambito locale – aggiunge – è importante anche perché costituisce un tessuto di comunità”. In particolare, rivela la ricerca, se forse è prevedibile che la dimensione locale sia più sfumata in Lazio e Lombardia, meno scontato è il basso dato di Veneto (84%), Sicilia (80%) e Piemonte (78%), in ultima posizione.

Lo stato di salute dell’editoria in Italia? “Dal punto di vista dell’offerta male, ma la domanda è altissima, spasmodica”, commenta il sottosegretario all’editoria Vito Crimi, annunciando ”a marzo gli Stati Generali dell’informazione e dell’editoria con una platea più ampia possibile” che comprenda ”tutta la filiera” fino ai cittadini-fruitori. ”Gli editori – prosegue – devono avere l’onestà intellettuale di dire ‘contributi ne abbiamo presi tanti”’. Per superare la crisi ”ora bisogna ragionare se ha più senso indirizzare questo sostegno all’editore a capo della filiera o a tutta la filiera”, riflette Crimi, che di fronte alla rivoluzione del digitale esorta a evitare ”lotte senza quartieri per mantenere le proprie posizioni” ma anzi invita l’informazione locale ”a interagire più possibile con i cittadini” e in generale a sfruttare i nuovi mezzi e valutare la possibile ”remunerazione” dei contenuti su web ”sul principio della credibilità: il New York Times è un esempio.