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In un anno ‘scomparso’ un paese di 2400 abitanti. Il Molise è la regione che si spopola di più

I dati demografici Istat relativi al 2018 certificano, per la nostra regione, un processo di spopolamento oltremodo accentuato. A compensare il calo demografico il tasso immigratorio dall’estero che nel Molise è il più alto d’Italia, benchè in generale sia il Nord ad accogliere più stranieri. Molto bassa anche la fecondità, al di sotto della media nazionale.

Il Molise è la regione che, rispetto all’anno precedente, si spopola più delle altre. A certificare questo e altri dati è l’Istituto Nazionale di Statistica che ieri, 7 febbraio, ha reso noto gli indicatori demografici del 2018.

Se la popolazione residente in Italia, rispetto al 2017, scende complessivamente dell’1,5 per mille (90mila in meno) attestandosi sulla cifra di 60 milioni e 391mila, a guidare questa infausta classifica è proprio il Molise, il cui tasso di variazione della popolazione è del -7,7 per mille. Che tradotto significa un accentuato processo di spopolamento, circa 2.400 abitanti in meno da un’anno all’altro. Se il Molise, infatti, al 1 gennaio 2018 contava 308mila e 500 abitanti al 31 dicembre dello stesso anno ne contava poco più di 306mila e 100. Per fare un esempio si sono persi all’incirca gli abitanti di un paese come Portocannone. Ma il calo demografico riguarda quasi tutte le regioni. Subito dopo la nostra vengono la Basilicata, la Sardegna e la Sicilia e, all’opposto, le uniche regioni la cui popolazione cresce sono Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Variazione popolazione regioni

Ma non è l’unico dato a far drizzare le orecchie ai molisani. Perché spulciando il report si può notare come la seconda regione più piccola d’Italia, dopo la Valle d’Aosta, primeggi anche quanto a tasso immigratorio estero. In generale, si sa, le regioni che accolgono più immigrati sono quelle del Nord che attraggono molti più neocittadini stranieri rispetto alla media nazionale, seguite a distanza da quelle del Centro e poi del Sud. “Il Mezzogiorno presenta in media una capacità attrattiva minore rispetto al resto del Paese – si legge nel rapporto – con l’eccezione di Molise (8,4), Abruzzo (6,6) e Calabria (6,4) nelle quali il tasso immigratorio dall’estero supera il valore medio nazionale”. Ciò significa che il Molise ha accolto più immigrati – percentualmente rispetto alla propria popolazione – delle altre regioni nell’anno di riferimento.

Ma i dati, per farsi un’idea complessiva, non vanno mai letti da soli. A tale proposito al dato appena riferito andrebbe ‘agganciato’ quello del calo demografico che, come detto, è il più alto della Penisola. E inoltre ci sono da considerare le emigrazioni. Guardando i tassi migratori interregionali – gli spostamenti tra le varie regioni italiane – si nota che il Molise perde il 3,8 per mille dei suoi residenti (circa 1170) che decidono di andare a vivere in un’altra regione. E sono tanti, in Molise e nel resto del Paese (2,6 per mille il dato complessivo italiano, in aumento rispetto al 2017), anche i flussi in uscita ovvero le emigrazioni per l’estero, e riguardano perlopiù gli italiani.

tassi migratori regioni

“Rispetto ai movimenti con l’estero, sui quali spesso si concentra l’attenzione politica e anche mediatica, le migrazioni interne si connotano da sempre per un maggiore impatto sullo sviluppo delle popolazioni locali, nonché nel modificare il tessuto sociale ed economico dei territori”. Ne sono un chiaro esempio le migrazioni tra le varie regioni, questo quello che afferma l’Istat.

Il calo demografico è una tendenza risaputa e in atto da tempo a causa della persistente diminuzione della popolazione di cittadinanza italiana cui contribuiscono tassi di fecondità molto bassi. Ed è sempre il Mezzogiorno ad avere in proposito i dati più contenuti. A fronte di una fecondità media pari a 1,32 figli per donna la regione molisana registra un misero 1,13. A fare peggio solo la Sardegna con un tasso di 1,06.

Una tendenza, quella allo spopolamento, che non riguarda solo il Molise ma che si ripercuote un po’ in tutte le regioni e che solo in parte viene compensata dalla maggiore presenza di popolazione straniera, che complessivamente nel 2018 risulta pari a 5 milioni 234mila residenti, l’8,7 per cento della popolazione residente totale. Ma il surplus derivante dalla dinamica migratoria non riesce ad arginare un saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) in caduta libera e il risultato è caratterizzato in definitiva dal segno ‘meno’.

Poche nascite, emigrazioni, popolazione che si contrae e sempre più anziana. Ci si può ‘rallegrare’ solo guardando le stime relative alla speranza di vita alla nascita che riprende a crescere. Mediamente in Italia la speranza di vita per gli uomini è di 80,8 anni e per le donne di 85,2. Il Molise, a ben guardare, è nella parte alta della classifica solo per quanto riguarda il dato femminile che è, seppur di poco, superiore alla media nazionale (di uno 0,2). Discorso differente per il sesso maschile che registra un dato (80,1) inferiore alla media italiana.

Insomma non proprio un bel quadro per la regione che ‘non esiste’. Che la dicitura sia una profezia?