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Il Regionalismo differenziato rischia di penalizzare gravemente tutto il Sud Italia e in particolare il Molise

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Il terzo comma dell’art. 116 della Costituzione, riformato nel 2001 nell’ambito della revisione del titolo V della Carta, introduce la possibilità che siano attribuite alle Regioni, su loro richiesta, “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Per la prima volta ci si avvicina all’attuazione di quello che viene definito “regionalismo differenziato” o “asimmetrico”. Il regionalismo differenziato, però, nel caso in cui venisse attuato, rischia di penalizzare gravemente tutto il Sud Italia ed in particolare il Molise.

Non ci sarà il taglio di alcuno spreco, solo un repentino peggioramento dei servizi nelle regioni dove i redditi sono più bassi. Le regioni più povere rischiano di diventare sempre più povere a discapito delle regioni più ricche. Per il Molise, questa riforma, rappresenterebbe un pericolo, soprattutto in un contesto economico difficile come quello attuale e va altresì considerato che i redditi dei molisani sono più bassi rispetto alla media nazionale, l’ammontare delle tasse raccolte è minore di quanto viene speso per i servizi pubblici e quindi non si genera nessun residuo fiscale utile per sostenere economicamente i servizi a gestione diretta.

Questi gap con le Regioni del Nord che potranno trattenere il gettito fiscale (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna), scaricherebbero sui cittadini tutti i problemi delle minori disponibilità per la sanità, per la scuola e per le politiche sociali. Un delitto perfetto. Il tema delle autonomie posto in questi termini non può che portarci verso una ‘secessione mascherata’, occorre, a mio avviso, fare fronte comune e contrastare in ogni modo, una proposta tanto scellerata che tradisce i principi di solidarietà contenuti nella nostra Costituzione.

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