Festa in discoteca con alcol ai minori, l’Invidia chiusa per 60 giorni

Notificato il provvedimento di sospensione della licenza per due mesi. Il 9 febbraio scorso durante un controllo, la squadra mobile aveva rilevato e denunciato la somministrazione di bevande alcoliche dopo le tre ma anche quella a ragazzi più piccoli di diciotto anni

Il sopralluogo della squadra mobile in una delle discoteche più gettonate del capoluogo, si era chiuso con una multa al gestore di 8mila euro e una richiesta di sospensione della licenza inoltrata a Palazzo San Giorgio.

 I fatti sono accaduti il 9 febbraio scorso durante il veglione dell’istituto di scuola superiore “S.Pertini”. E l’Invidia, locale frequentatissimo durante il fine settimana, sin da subito ha rischiato lo ‘stop’ forzato. Ben tre le infrazioni rilevate dagli agenti di via Tiberio, di cui due riscontrate nella stessa serata.

Un cartellino “rosso” rispetto al quale il Comune non ha potuto ovviare in alcun modo.

E  la settimana scorsa, il dirigente dell’ufficio competente di Palazzo San Giorgio ha firmato la richiesta di sospensione della licenza.

La discoteca che si trova lungo la Statale 87, alle porte del capoluogo, resterà chiusa per 60 giorni.

Il provvedimento di sospensione temporanea della licenza, notificato 22 febbraio al titolare, è stato emesso dall’amministrazione comunale a seguito di controlli eseguiti dalla polizia in almeno due occasioni. L’ultima  – come dicevamo – il 9 febbraio scorso.

Tra le irregolarità contestate dagli agenti del dottor Iasi, la somministrazione di alcolici a minori di 16 anni e il consumo di alcol dopo le tre.

I controlli un po’ in tutti i locali della città sono scattati a seguito delle diverse segnalazioni che in particolare durante i fine settimana, arrivano ai centralini delle forze dell’ordine. Adolescenti che si ubriacano fino a stordirsi tanto da dover chiedere l’intervento del 118, esercenti che incuranti delle regole mai si preoccupano di domandare documenti di identità a chi chiede di consumare cocktail alcolici. E tutto accade in nome del “business” del sabato sera.

 Pub, discoteche e bar (64%), sono il principale accesso all’alcol dei minorenni, mentre il 65% dei rivenditori non ha controllato la loro età. Il dato, gravissimo, segnala che quasi la metà (48%) dei venditori di alcolici continua a somministrare alcol, nonostante lo stato di ubriacatura del minorenne. Sono alcune delle evidenze emerse dall’indagine “Venduti ai minori” promossa dal Moige – Movimento Italiano Genitori, presentata in questi giorni al Senato, sul fenomeno della vendita, ai minori dei prodotti vietati o inadatti come l’alcol, il tabacco, la cannabis, i giochi d’azzardo, la pornografia e videogiochi 18.

Da parte dei rivenditori, ed è qui uno degli elementi di maggiore criticità, non emerge una particolare attenzione al rispetto della normativa di tutela dei minori, considerando che solo il 14% del campione ha visto il cartello di divieto di vendita nei locali; mentre il 33% non lo ha visto in nessun locale e il 15% solo in alcuni. Ma appare molto più preoccupante che nel 65% dei casi nessuno ha controllato l’età al momento dell’acquisto della bevanda alcolica, e nel 38% dei casi, nonostante sia stata verificata la minore età dell’acquirente, gli esercenti non si sono rifiutati di vendere le bevande alcoliche. Inoltre, ancora più grave, nel 48% dei casi i venditori hanno continuato a vendere alcolici nonostante il visibile stato di ubriachezza degli under 18.

 Dati che rispecchiano quanto accade anche a Campobasso. Dati che hanno indotto le forze di polizia a controllare meglio e di più il rispetto della normativa in materia.

Perché sì, è un fenomeno che allarma e preoccupa ma gli interventi della polizia – come nel caso specifico – sono anche un richiamo al senso di responsabilità del commercio, ma anche di chi si deve occupare di formazione ed educazione al consumo.