Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

I democristiani ago della bilancia per la ‘presa’ del Comune. Ma la fragile unità del centrodestra vacilla sul nome foto

Ancora una volta saranno i centristi a decidere i rapporti di forza alle comunali termolesi. Tutti corteggiano i Popolari di Niro e nel centrodestra la parola d'ordine resta unità. Ma il nodo resta il candidato sindaco e i nomi si sprecano: da Di Brino a Chieffo, da Spezzano a Marone fino a qualche volto nuovo della cosiddetta società civile

Chi conosce anche solo un po’ delle vicende politiche termolesi dal Dopoguerra a oggi sa che si tratta di una città marcatamente democristiana, ben più di altre realtà molisane. Sebbene la Dc si sia da decenni dissolta in tanti piccoli partiti, è chiaro ancora oggi che i democristiani, qualsiasi sia la loro casa politica attuale, restano l’ago della bilancia delle consultazioni comunali, anche quelle della prossima primavera. Ed è altrettanto chiaro a tutti che, in caso di unità della coalizione, il centrodestra ad oggi parte col favore del pronostico.

In questi due assunti sta la strategia politica del centrodestra in vista del rinnovo del Consiglio comunale. Non serve essere dei maghi per capire che il vento elettorale gonfia oggi le vele della coalizione che meno di due settimane fa ha sbaragliato tutti nelle Regionali in Abruzzo. Forte della impennata di consensi della Lega, il centrodestra che raggruppa in sé quel che resta di Forza Italia, i ringalluzziti Fratelli d’Italia e una rediviva Udc, è sicuramente maggioranza nei sondaggi in Italia, anche per il distacco che si sta creando fra il Movimento Cinque Stelle e il suo elettorato.

Ma il problema vero è far coesistere tutte queste anime diverse, a maggior ragione considerando che la Lega ha scelto la filosofia di “O Francia o Spagna, purché se magna”, optando a Palazzo Chigi per un’alleanza col M5S e altrove restando ben salda nel centrodestra. Così vince ovunque, mentre gli alleati sembrano accettare di buon grado pur di sedersi al tavolo dei vincitori.

Ora, considerando quanti voti ha preso Salvini a Vasto a inizio febbraio, può il vento leghista non essere giunto 30 chilometri più a sud, quindi a Termoli? Difficile negarlo, ed è chiaro che il partito che in Molise ha il volto di Luigi Mazzuto sarà forza trainante sebbene sia coeso quanto la pastafrolla. Ma da sola non basta, così come difficilmente potrebbero essere sufficienti per vincere Fdi, Fi e Udc, oltre alle civiche, la sovranista ‘Prima Termoli’ in primis.

Centrodestra Termoli

Ed è qui che si lega il discorso dell’influenza democristiana. Che oggi ha il volto dell’assessore regionale Vincenzo Niro e dei suoi seguaci. A seconda dei momenti, i Popolari vanno col centrosinistra (Comunali 2014, con Sbrocca), o col centrodestra (Regionali 2018, con Toma). Insomma fanno carte loro e sembrano avere sempre la ‘Matta’, il Re di Denari, da tirare fuori al momento opportuno. Il centrodestra lo sa e li corteggia. Ad oggi, ufficialmente, stanno col centrodestra. Partecipano ai tavoli di coalizione, dicono la loro, lavorano per costruire una formazione forte in vista del ritorno alle urne.

Ma non tutto è così scontato, perché chi cinque anni fa si è candidato con Sbrocca non ha rinnegato tale scelta e anzi c’è una parte di quella formazione che preferirebbe conservare un posto nell’alleanza che dovrebbe portare l’attuale sindaco alla ricerca della riconferma. Insomma l’unità di cui tanto si parla nel centrodestra è tutt’altro che scontata.

Non lo è anche perché una coesione sul nome da presentare agli elettori non c’è, né si vede all’orizzonte. Vero, mancano ancora tre mesi alle elezioni, ma è altrettanto palese che i galli nel pollaio sono tanti, forse troppi. I nomi di personaggi del mondo politico o della società civile che aspirano a fare il sindaco col centrodestra sono molti, e altri ancora spuntano fuori come funghi. Non è un segreto, ad esempio, che l’ex primo cittadino Antonio Di Brino voglia tornare alla carica dopo la prematura fine della sua esperienza da fascia tricolore fra il 2010 e il 2014. Per farlo, sta accompagnando nelle vesti di navigato capitano le prime uscite della neonata formazione ‘Prima Termoli‘ nelle melmose acque della politica nostrana.

Inoltre è noto come Tony Spezzano, già assessore al Bilancio della Giunta Montano, candidato pro Di Brino nel 2010 e pro Marinucci nel 2014 senza riuscire a essere eletto, voglia provare la scalata al più alto scranno del Comune di Termoli, anche se non tutti in Fratelli d’Italia, di cui da poco ha preso la tessera, sembrano essere d’accordo. In Forza Italia si vocifera di un interessamento di Francesco Roberti, cui però gli alleati rimproverano scarso impegno in minoranza nell’ultimo lustro ed è ancora fresco un suo aspro attacco a Di Brino su questo tema. Non sembra improbabile poi che la Lega possa fare il nome del suo esponente più in vista a Termoli, quel Michele Marone che ha di recente indossato la camicia verde dei leghisti, e che cinque anni fa da avvocato prestato alla politica perse in volata al ballottaggio con Sbrocca.

Tornano poi di moda i nomi di vecchie conoscenze della politica locale, tutti riconducibili all’area democristiana. C’è Antonio D’Aimmo, ad esempio, un brevissimo passaggio in Consiglio regionale nell’ultimo periodo a guida Iorio (2011-2013) e poi una candidatura al Senato un anno fa stroncata dal ciclone pentastellato che in Molise fece man bassa di voti lasciando il centrodestra senza seggi. Per il figlio dello storico politico termolese Florindo D’Aimmo sarebbe un po’ come continuare la dinastia.

C’è inoltre chi avanza il nome di Antonio Chieffo, già presidente della Provincia di Campobasso col centrosinistra, poi passato sotto l’ala di Michele Iorio in Giunta regionale. Ufficialmente si è ritirato dalla politica da oltre un lustro, ma chissà che una proposta seria di un’alleanza coesa possa fargli cambiare idea. E vale a poco la protesta di chi lo identifica come non termolese. Chieffo è nativo di Colletorto, è vero, ma residente a Termoli da tempo.

Dal mazzo ecco comparire anche la carta Antonio Del Torto. L’ex presidente e commissario del Consorzio industriale della Valle del Biferno è uscito indenne e soprattutto assolto dalle vicende giudiziarie che ne avevano scalfito l’immagine pubblica negli anni passati. Adesso il riscatto potrebbe passare per una candidatura alla fascia tricolore nella coalizione di cui ha sempre fatto parte.

Infine, come sempre succede, qualcuno prova a proporre nomi fuori dall’ambito politico. Uno di questi è l’avvocato Nico Balice, ma non è il solo nome che circola. Altri professionisti, non sempre riconducibili all’area di centrodestra, vengono accostati alla coalizione. Ma l’impressione è che stavolta difficilmente si andrà a pescare il ‘nuovo’.

In ultimo, ma non per ultimo, vale la pena citare Remo Di Giandomenico. L’ex sindaco e parlamentare Udc non si nasconde e da tempo ha manifestato l’intenzione di correre ancora per il ruolo di primo cittadino. Non per il centrodestra tuttavia, ma ancora una volta attorniato da giovani e da liste civiche. Tanto per ribadire che l’unità tanto predicata non è poi così reale.