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Deposito crollato, decisione rinviata in Consiglio di Stato. In Soprintendenza arriva un nuovo progetto

Nessuna decisione dei giudici questa mattina - 7 febbraio - a palazzo Spada. Intanto la famiglia proprietaria ha presentato un nuovo progetto per la ricostruzione dell'edificio crollato lo scorso 26 gennaio.

Le operazioni di demolizione sono cominciate sabato 2 febbraio, esattamente una settimana dopo il crollo. Ma è ancora incerto il futuro dell’ex deposito di via Gazzani, quello che molti campobassani ricordano nostalgicamente come l’ex autorimessa della Sam, nonchè autorimessa per i mezzi delle vetture delle truppe canadesi durante la seconda guerra mondiale.

Sarà ricostruito? E come? Quali funzioni avrà il nuovo edificio che, secondo un progetto presentato un paio di anni fa in Comune, doveva essere ‘trasformato’ in un supermercato?

Oggi era atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato a cui i proprietari dell’immobile si erano rivolti per contestare il vincolo storico-architettonico posto dalla Soprintendenza sul fabbricato, considerato un esempio di archeologia industriale del Novecento.

E chi si aspettava il triplice fischio sul contenzioso si è dovuto ricredere. Forse un po’ a sorpresa, la decisione dei giudici è stata rinviata su richiesta dell’Avvocatura dello Stato che, per conto della stessa Soprintendenza, ha rappresentato che nei giorni scorsi l’immobile fosse crollato e che ci fosse bisogno di altre valutazioni. Una richiesta a cui si sono opposti i legali della famiglia proprietaria, i Di Biase, rappresentata dagli avvocati Salvatore Di Pardo e Andrea Latessa.

Dunque, la ricostruzione del manufatto resta in sospeso, mentre ruspe ed escavatori sono in azione per la rimozione delle macerie causate dal cedimento della copertura del capannone. Un crollo dovuto al tempo e alle intemperie e che ha costretto il sindaco di Campobasso Antonio Battista a firmare una ordinanza per procedere all’abbattimento: c’era il pericolo di nuovi crolli, oltre ad una città semi paralizzata dalle recinzioni poste in via Gazzani.

Intuendo quello che sarebbe poi successo la famiglia Di Biase aveva presentato un progetto di ricostruzione proprio per salvaguardare l’aspetto estetico e storico del manufatto costruito negli anni Trenta. Poi lo stop della Soprintendenza, nonostante una perizia di un professore universitario che già denunciava il rischio crolli.

Un piano che comunque, in attesa di una nuova udienza al Consiglio di Stato, non si ferma. Nei prossimi giorni infatti sarà inviata in Soprintendenza una nuova istanza di ricostruzione dell’immobile, nella quale chiederà se ci sono motivi ostativi al progetto e indicazioni sulle modalità di ricostruzione. 

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Il futuro sull’edificio continua a tenere banco in città. A tal proposito, pubblichiamo la lettera che ci ha inviato in redazione il signor Antonio Giannandrea che ricostruisce la storia del fabbricato: “La notizia dell’abbattimento del cosiddetto vecchio “deposito dell’Enel”, azienda che cronologicamente non è stata altro che uno dei proprietari dell’immobile, ignora la reale storia della suddetta struttura che, nelle sue ultime destinazioni, è stata deturpata per diventare un fatiscente deposito di ferraglie nel pieno centro del capoluogo. E’ invece da ricordare che l’immobile, costruito negli anni Trenta, era un modello di efficienza per l’accoglienza di centinaia di pullman e di modernissime officine di manutenzione meccanica della più grande azienda di trasporti della regione: la SAM (Società Autotrasporti del Molise). La società, in ripresa nel dopoguerra, nonostante il saccheggio dell’occupazione tedesca, ed in auge fino alla fine degli anni ’50 con i suoi servizi estesi a tutte le regioni limitrofe, ha portato per lunghi anni lustro al Molise e non meritava pertanto che le sue origini fossero completamente ignorate. Il decadimento successivo della struttura, nel succedersi delle proprietà dell’immobile, ha portato al cedimento strutturale per assoluta mancanza di manutenzione di un immobile che comunque rappresentava un esempio, storicamente rilevante nella regione, di architettura industriale del primo ‘900″.