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Con l’autonomia differenziata a rischio i diritti costituzionali e di cittadinanza

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Per la CGIL è fondamentale bloccare questo processo e avviare una vera politica di sviluppo del mezzogiorno.

Il nostro è un Paese strano, nel mentre da anni avanzano movimenti e partiti che inneggiano all’ unità nazionale e al concetto di italianità dei cittadini e  dei loro diritti, procede inesorabile e in silenzio,la discussione sulla richiesta di più autonomia da parte di alcune regioni a statuto ordinario. La Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna anche se con sfumature e contenuti diversi, hanno avanzato da tempo una richiesta di applicazione compiuta dell’art. 116 comma 3 della costituzione relativo proprio alle funzioni delegate.

Tra le materie spiccano certamente quelle relative alla sanità, all’istruzione, alle politiche per il lavoro ecc. . Ma sono ben 23 quelle oggetto del contendere. La fase di attuazione del processo è molto avanzata, dopo la sottoscrizione delle pre-intese raggiunte in data 28 febbraio 2018 con il Governo Gentiloni, siamo entrati nella fase operativa, il prossimo 15 febbraio, il Presidente del Consiglio Conte, incontrerà i Presidenti delle tre Regioni per un ulteriore approfondimento tecnico.

E’ molto sottovalutato  il rischio a cui le regioni meridionali vanno incontro. L’autonomia differenziata presuppone che le risorse prodotte e fino ad oggi versate allo stato centrale per le politiche di scopo, restino per quasi la totalità nei territori di provenienza  al fine di gestire le materie oggetto di trasferimento. Il residuo fiscale previsto dal decreto sull’autonomia differenziata( ovvero  la differenza tra quanto le Regioni italiane versano sotto forma di tributi allo stato e quanto dallo Stato centrale ricevono in termini di servizi e investimenti) è preoccupante.  Lo stato dovrebbe in ogni caso garantire standard minimi di servizi in tutto il Paese pur avendo molte meno risorse.

E’ del tutto evidente il rischio di avere una sanità, una scuola, un sistema dei trasporti, opere di manutenzione e messa in sicurezza del territorio ecc. più efficienti al nord a scapito delle regioni del sud. Creare differenziazioni di trattamenti, di salari, di diritti previdenziali, di sostegno al reddito a seconda della propria residenza, poco centra con la sbandierata italianità.

Altro che pari diritti e pari doveri. Si sancisce la separazione netta tra cittadini a partire da una reintroduzione più o meno dichiarata delle famose “gabbie salariali”. E’ necessario intervenire con urgenza, bloccare l’accordo in parlamento e avviare una vera discussione sul “sistema Paese”   cominciando dalla necessità di chiedere maggiore attenzione per il mezzogiorno a partire dai diritti di cittadinanza e da politiche del lavoro vere.

Occorre una riorganizzazione istituzionale preventiva seria senza fughe in avanti, una riorganizzazione che avvenga nel pieno rispetto dei dettami costituzionali e di pari diritti tra cittadini.  Un appello importante lo rivolgiamo ai nostri deputati e senatori affinchè intervengano direttamente , così come altrettanto si chiede al Governo regionale unitamente ai consiglieri  che dovrebbero esprimere la propria posizione e sollecitare il Governo Nazionale .

Il futuro del nostro territorio, delle tante criticità , dipende anche da scelte nazionali eque, senza le quali , il Molise e in generale  tutto il mezzogiorno rischiano la propria esistenza.

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