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“Caso Renzi” e primarie: nel Pd sale la tensione. Vecchi timori e nuove incognite sul destino del partito

La vicenda giudiziaria che ha colpito i genitori dell’ex premier turba l’orbita dem in un momento delicatissimo, teso al difficile obiettivo della ricostruzione dopo le ultime batoste elettorali. Intanto, anche a livello locale si accende la sfida per la segreteria regionale: completate le liste, Facciolla, Durante e Buono sono pronti alla bagarre.

Prove di ripartenza su orizzonti di burrasca. La mappa della rinascita targata Partito Democratico viaggia su onde non esattamente placide: alle increspature della dialettica istituzionale e alle logiche frenetiche dello “spartiacque primarie”,  ha fatto seguito nelle scorse ore un nuovo tormentato sussulto. L’arresto dei genitori di Matteo Renzi – ex leader del Pd ed ex premier – suona come l’ennesimo scoglio da evitare per continuare a solcare la rotta tracciata; un flutto, un fulmine improvviso, una sferzata inattesa e potenzialmente dolorosa. Soprattutto a livello di immagine.

 

Perché per quanto l’ormai esautorato segretario piddino possa non esser implicato direttamente nella vicenda, né attualmente in corsa per ruoli o incarichi di sorta, è facile intuire come gran parte dell’immaginario collettivo veda ancora in lui simbolo – quando non anche il “sintomo” – di una stagione politica e di un partito; o almeno di ciò che ne resta.

 

Matteo Renzi, il “rottamatore”, colui che avrebbe dovuto lanciare il partito verso la nuova alba, rischia ora, suo malgrado, di aprire una crepa gravida di dubbi e perplessità nella sua stessa “casa” politica, proprio a ridosso delle primarie. Uno scenario scomodo in un momento fatidico, dentro cui cominciano a mescolarsi ansie e timori sottili, pericoli e suggestioni che l’ex presidente del Consiglio si è affrettato a scacciare, strizzando l’occhio a segmenti interpretativi e semantiche di berlusconiana memoria, rispolverando concetti quali “capolavoro mediatico” per battezzare i recentissimi accadimenti. Eppure, il macigno c’è e sotto la sua mole spauracchi e incognite hanno cominciato a serpeggiare. Sul futuro del Pd, in primis, perché l’ombra del buon Matteo resta inevitabilmente legata a doppio filo alla storia del partito.

 

Certo, il caso pone forse la pietra tombale sull’ipotesi dell’eterno ritorno del leader fiorentino, ma rappresenta allo stesso tempo qualcosa di più di un semplice evento privato, un episodio intimamente connesso al concetto di credibilità e alla reputazione di una parte politica, ancor più se questa è in lotta per recuperare un orizzonte (e un elettorato) smarrito.

 

E mentre nella piazza mediatica riecheggia forte l’eco di un dibattito giudiziario acceso e inevitabilmente teso a confluire nella maglie della politica nazionale, c’è chi prova a ritagliarsi stralci di serenità prima di rituffarsi nell’apnea della competizione elettorale. Vedere alla voce “segreteria regionale del Partito Democratico”.

 

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Tre candidati, quattro liste e un duello serrato per strappare il primato. Michele Durante, Vittorino Facciolla e Stefano Buono sono ai nastri di partenza, scaldano i motori, pronti allo sprint finale. Fino al 3 marzo c’è ancora tempo; non molto, in verità, ma tanto quanto basta a cesellare i dettagli di una campagna elettorale che promette lampi e colpi di coda interessanti.

Rispetto alle cronache delle ultime ore e alle personalissime “pagine nere” di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i candidati alla segreteria dem molisana non si producono in alcun atto d’accusa e mostrano anzi un atteggiamento di perfetto equilibrio, convinti che il fattaccio non si trascinerà dietro strascichi negativi in ottica di voto.

 

Nel caleidoscopio grottesco in cui è caduta la politica italiana – ha detto Michele Durante – queste notizie ormai si accalcano le une sulle altre. Sicuramente è un fatto importante, che rimbalza e attira l’attenzione: non so se influenzerà le nostre primarie, anche perché nessun fronte del pd ha aperto una partita giustizialista. Matteo Renzi è un tesserato e resta uno degli uomini di punta, ma non è concorrente diretto per le primarie: credo dunque che questo aspetto faccia ricadere la news fuori dalle dinamiche nazionali. Anche perché ormai si tende a utilizzare in maniera strumentale ogni aspetto per far breccia nella ‘pancia’ degli italiani”.

Sulle liste e sulla sua candidatura: “Felicissimo del sostegno ricevuto, anche perché sono l’ultimo arrivato in casa Pd; mi hanno fatto una proposta di grande responsabilità, che ho inteso raccogliere, anche se provenivo da un’esperienza diversa. Ho ricevuto l’imprimatur di Zingaretti, che in Molise si ritrova ad avere tre candidati in una situazione abbastanza singolare, e parteciperò a questa sfida con il logo di “Piazza Grande”. Provo stima, apprezzamento e riconoscenza per tutte le 60 persone che mi sostengono e sono  certo che gli elettori progressisti torneranno a votare per il cambiamento”.  E proprio nella lista di “Piazza Grande” a supporto del presidente del Consiglio comunale di Campobasso troviamo nomi importanti, tra new entry e veterani della politica locale: il primo che salta all’occhio è quello di Roberto Ruta, sponsor d’eccellenza di Durante, anche se  nella “formazione”  ci sono anche le firme di Giose Trivisonno, Alessandra Salvatore, Laura Venittelli e soprattutto Pierpaolo Nagni.

 

Di estrazione più marcatamente amministrativa, invece, la squadra di Vittorino Faciolla, consigliere regionale dem, che si presenterà all’appuntamento elettorale con due liste (“Uniti per Vittorino Facciolla” e “Democratici per Vittorino Facciolla”) a sostegno: “Sono soddisfatto del lavoro fatto sulle liste: sono piene di giovani, di amministratori locali, di segretari di circolo: c’è il partito, quello vero. In fondo – ha spiegato il consigliere – è proprio questo il mio brand: tutto ciò è in linea con la mia esperienza politica, dal momento che ho fatto l’amministratore, il sindaco, il vicepresidente della giunta regionale. Si tratta di una lista innovativa, perché si riparte dai territori, dalle rappresentanze: le ho pensate e volute molto poco dirigiste, perché credo che il partito debba tornare a svolgere il suo ruolo vero.  Al di là di come andrà, sono contento di esser riuscito a candidare gente di così alto valore per il Pd,  in un momento storico difficile dal punto di vista della responsabilità istituzionale”.  Nella fitta schiera di sostenitori in lista, anche i nomi di Carlo Veneziale, già candidato alle ultime regionali, l’ex segretario regionale Micaela Fanelli, nonchè Giulio Perrucci, ex presidente del Campobasso.

Nessun timore particolare sul caso-Renzi e sulle possibili ripercussioni: “Non credo la vicenda possa influenzare la campagna elettorale – ha concluso Facciolla – E’ chiaro che una misura cautelare è un atto del quale tenere conto, ma non è neppure una sentenza di primo grado. Da avvocato penalista, penso sia giusto essere garantisti fino alla fine e sono sicuro che la gente saprà valutare in maniera opportuna tutto ciò che le accade intorno”.

 

Un concetto di fondo che trova d’accordo anche Stefano Buono, altro candidato alla segreteria regionale del Partito Democratico.

“La vicenda Renzi? Una questione giudiziaria che riguarda i genitori di un parlamentare del Pd e non lui direttamente, dunque non credo possa influenzare il dibattito politico e il voto in particolare. Quanto alle primarie e all’elezione del segretario regionale, penso che il cambiamento non sia un valore assoluto proprio perché si può cambiare anche in peggio. La mia lista è l’unica creata all’insegna della discontinuità reale sia rispetto alla gestione Frattura, sia rispetto a chi ha contribuito a configurarla”.