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Toma sfiducia la Giunta e azzera tutto. “La Lega adesso dica da che parte sta la Romagnuolo” foto

Il governatore spiega le ragioni che l'hanno portato a revocare le deleghe agli assessori: "Andava fatto un tagliando, il 2019 deve essere l'anno della svolta"

E’ voluto andare in fino in fondo. Scuotere il suo esecutivo. E tutta la maggioranza. Il presidente della Regione, Donato Toma, questa mattina 5 gennaio, cogliendo tutti di sorpresa, dicendolo in questi giorni soltanto a se stesso, ha firmato il decreto con il quale ha revocato le deleghe assessorili agli assessori. Nessuno escluso, giunta cancellata.

Punto e a capo. Si ricomincia. Da dove? Si vedrà nei prossimi giorni.

“L’operato di un esecutivo si giudica ogni sei mesi. Ne sono trascorsi sette. Avevo detto che alla fine dell’anno avrei tirato le somme e così ho fatto”. Schietto e diretto il governatore, risponde così alle domande sul perché della revoca delle deleghe.

Prima della firma del decreto, ha telefonato ad ogni assessore per comunicargli le sue intenzioni, delle quali tutti, anche il suo staff, erano all’oscuro.

“Avvisarli è stato un gesto doveroso da parte mia. Ma da questo momento tutti siamo chiamati a riflettere per arrivare al tavolo del confronto, che credo sarà convocato entro una settimana, dieci giorni, con le idee più chiare, un bilancio definito e soprattutto con concetti progettuali che devono andare oltre le mere ipotesi. Il Molise ha bisogno di concretezza, le chiacchiere stanno a zero e pretendo che il 2019 per questa regione sia l’anno della svolta”.

L’azzeramento che ha firmato poco dopo le 13, lo definisce un “tagliando”. Ma è chiaro che ci sono ragioni profonde per un’azione tanto importante ad inizio anno, a sette mesi dalle elezioni (promesse a parte) e a maggior ragione se i risultati raggiunti finora non sono da cestinare come egli stesso indica.  Perché Toma i numeri di quanto fatto finora li conosce a memoria e li cita uno a uno: 130 milioni sbloccati per le imprese, 20 milioni di fondi europei recuperati senza perderli, 12 milioni di canoni demaniali che erano “sfuggiti”, 30 milioni di nuove entrate per accertamenti dei bolli auto che hanno permesso di svincolare il fondo per la non autosufficienza bloccato da circa due anni, 4 milioni di euro di investimenti recuperati e che erano rimasti bloccati nelle maglie della burocrazia, 17 milioni di attivazione rischio-sismico per una serie di Comuni.

Ricorda anche l’attività compiuta sulla Gam ottenendo i sei messi di cassa integrazione che sfruttando  la legge approvata il 31 dicembre scorso dal Governo si potrebbe prorogare di un anno.

Racconta anche delle nuove risorse destinate all’area di crisi complessa. “Abbiamo messo in campo 30 milioni di euro per progetti che riguardano nuove e vecchie imprese, 16 milioni di euro per la micro ricettività, insomma un’azione di lavoro che ha causato nei detrattori reazioni da bar e violentissime”.

Se questi detrattori siano all’interno dell’esecutivo o della maggioranza non lo dice apertamente ma con sottigliezza lancia un messaggio: “Gli uomini validi, seri, leali, le cose te le dicono guardandoti in faccia e firmandole di proprio pugno. Deduco che nella mia giunta ci siano uomini e non ominicchi, se mi sbaglio lo scoprirò. Per adesso ho a che fare con degli uomini”.

Ribadisce di non essere un politico di professione ma “uomo del ben detto e del ben fatto”. E dunque ai suoi assessori ha comunicato che “il tagliando era necessario” e che nel frattempo ognuno è invitato a riflettere. Dopodiché ci sarà un incontro per fare delle valutazioni oggettive anche in consiglio regionale.

Consiglio regionale Molise

Uomini, mezz’uomini, ominicchi, quaquaraquà. Nelle parole di Toma si intuisce qualche segnale “a chi deve capire”. E forse proprio all’interno della sua maggioranza.

Perché i toni si accendono e si fanno più duri e fermi della posatezza che gli è solita quando gli chiediamo se in questa sua riflessione dell’ultime ore centri qualcosa la Lega e Aida Romagnuolo che non risparmia critiche all’operato del governo regionale.

“Aida Romagnuolo è la Lega? Non lo so. Me lo dovranno dire Matteo Salvini e Luigi Mazzuto. Perché se lei è la Lega, ne tireremo le conseguenze”.  Eccolo dunque l’avvertimento, che è sempre corroborato da un raziocizinio freddo e programmato: “Quali saranno le conseguenze lo vedremo. Io prima penso, poi agisco”.

Il centrodestra in Regione è un variegato di anime con una dialettica aperta e schietta, ma il governatore ricorda la sua responsabilità politica sulle scelte dell’esecutivo e  che quindi “da coloro che hanno sottoscritto le mie linee programmatiche mi attendo condivisione totale. Chi non dovesse farlo è libero di fare altre valutazioni”.

Dietro l’angolo ci sono le amministrative. E qualche assessore regionale nel cassetto ha già pronti nomi e liste dei candidati. Manovre avvenute all’oscuro di quella concertazione e di quel dialogo che il presidente ammonisce da sempre perché “se di squadra si tratta e non di personalismi, si lavora insieme”. Ma anche su questo aspetto lascia intendere di sapere tutto ciò che avviene in questo clima di pre-campagna elettorale, e a chi crede di averlo messo con le spalle a muro avendo già ipotizzato nomi e candidati dice: “Il modello Toma, anzi il modello Molise deve essere esportato a Campobasso, a Termoli, a Riccia, ovunque. Deve essere una filiera di centrodestra: questo è il disegno. Mi fa piacere che gli assessori e gli esponenti politici siano al lavoro per compilare le liste, poi vedremo a tavolino cosa si è fatto e quindi cosa si farà”.

Nei prossimi giorni Toma è certo di incontrare gli assessori per decidere come “sistemare” le deleghe ma non sembra questo il suo cruccio.

Non teme atti di sfiducia “se ci fossero, tornerei a fare il mio lavoro: il docente e il commercialista. Mi sono candidato non per interessi tecnicamente politici ma perché ho a cuore l’interesse dei molisani e della mia terra. Ho perso molto facendo questa scelta ma sono orgoglioso di averlo compiuta per la mia gente. Quindi vorrei lasciare tracce importanti affinché i nostri figli beneficino delle nostre azioni. E voglio farlo assieme alla giunta e al consiglio”. Vedremo.