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Telecamere spente e carenze igieniche, carcere a rischio. Detenuti in sciopero della fame

La casa di reclusione ha gravi carenze igienico-sanitarie, telecamere spente da sei anni, facilità di accesso a pacchi che contengono droga o altri materiali. Dopo la visita del vice presidente del Consiglio regionale Gianluca Cefaratti e del Garante dei diritti della persona Leontina Lanciano si pensa ad un progetto che possa includere le due province e quindi ad un penitenziario “nella zona della piana di Bojano”

Nei giorni scorsi, il Garante regionale dei diritti della persona e dei detenuti, Leontina Lanciano, e il vice presidente del Consiglio regionale, Gianluca Cefaratti, hanno fatto visita al carcere di Campobasso.

Ambedue sono usciti dalla Casa di reclusione con le idee molto chiare su una “condizione oggettivamente difficile che abbiamo riscontrato” e con un bagaglio di sensazioni che “quando sei oltre quelle mura non hai la possibilità di percepire perché non conosci, non vedi, non sai”.

A parlare è il vice presidente del Consiglio regionale Gianluca Cefaratti, che prima di tutto da uomo dice: “È la prima volta che entro in un carcere e devo ammettere che non è come immaginavo. Tante convinzioni e opinioni che ci appartengono sono sbagliate: a cominciare dalla condizione in cui vivono queste persone, credetemi non è facile”. Poi da rappresentante istituzionale ammette: “Bisogna iniziare a lavorare ad un progetto alternativo, che preveda la rimozione del carcere dal centro di Campobasso”.

La casa di reclusione di via Cavour ospita 160 detenuti, la maggior parte sono extracomunitari, “e quindi già questo dato induce ad immaginare quanto sia difficile la convivenza in pochi metri quadrati tra culture diverse, soggetti con vissuti importanti e segnati da restrizioni che ci sono e sono pesanti”.

E poi la carenza igienico-sanitaria “c’è e si vede” ha detto ancora Cefaratti che andando oltre il dettaglio, un’idea generale della situazione carceraria se l’è fatta ed è quella che il penitenziario di Campobasso non ha più i requisiti necessari per essere ritenuto tale. Non è sicuro per il personale in servizio né è garante dei diritti essenziali per chi lì deve scontare la pena.

Le telecamere del carcere di Campobasso sono spente da sei anni “e questo lo trovo sconcertante” ha riferito il vice presidente del Consiglio regionale, così come si è detto perplesso rispetto alla carenza di personale medico-infermieristico.

“Purtroppo queste figure non sono presenti tanto quanto questo carcere ne avrebbe bisogno. Con una popolazione formata perlopiù da detenuti tossicodipendenti è ovvio che la figura di simili professionisti diventa indispensabile per far fronte alle complicazioni cliniche che può portare l’astinenza o un percorso di disintossicazione forzata”.

Anche Gianluca Cefaratti, inoltre, si è reso conto della facilità – dovuta propria alla mancanza basilare dei sistemi di sicurezza – con cui nella casa di reclusione di via Cavour si può facilmente introdurre qualunque tipo di “pacco sospetto”.

Le abitazioni che lo cingono hanno tutto sott’occhio, basta affacciarsi da un balcone per riuscire ad entrare in contatto con un detenuto o a lanciare un pacco e, a fronte di questo, lui stesso non si meraviglia se recentemente la polizia penitenziaria e la polizia di stato abbiano scoperto un giro di droga e cellulari all’interno della casa circondariale.

I detenuti in occasione della visita di Cefaratti e della Lanciano hanno reso pubblico un documento nel quale annunciano lo sciopero della fame che è in corso ormai da diversi giorni. Alla base della protesta, che intende portare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica e degli organismi preposti, la concessione dei permessi premio previsti dall’ordinamento penitenziario.

I due rappresentanti istituzionali hanno incontrato i detenuti ascoltando le loro motivazioni e si sono informati della questione, che è stata sollevata dalla gran parte dei sottoposti alla misura della reclusione: 86 i firmatari della richiesta di verifica. “Abbiamo parlato con loro e preso atto della protesta” hanno riferito Lanciano e Cefaratti. Lo sciopero della fame alternato, una settimana a testa per gruppi di 5/7 detenuti, va avanti a oltranza.

Ma nel frattempo il vice presidente del Consiglio ha una certezza: bisogna cominciare ad immaginare un progetto e quindi un lavoro di squadra che contempli la realizzazione di un nuovo carcere, magari che includa i detenuti di Campobasso e Isernia.

“Perché anche se non sono stato ad Isernia – continua – mi dicono che le condizioni non sono molto diverse da quelle di Campobasso”. E quindi pensa ad una nuova struttura da realizzare “lungo la piana di Bojano. Senza lasciarci prevaricare da pregiudizi e opinioni affrettate su quelle che sono le vecchie concezioni di carcere, invito a riflettere su quanto accade a Larino dove il penitenziario ha portato lavoro e sviluppo. E noi potremmo cogliere l’esigenza di dare una struttura decente a queste persone che devono scontare la pena per reati commessi e unirla a quella di restituire ad una parte di Molise senza più economia una ripresa delle attività che potrebbero trovare anche in questa alternativa un riscontro importante”.

E Cefaratti non ha intenzione di lasciare che tutto questo resti pourparler bensì sia l’inizio di qualcosa di concreto a cui lavorare. “Quindi – ha concluso –  a breve incontrerò le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria per avere anche il loro punto di vista e dopodiché certamente seguirà una relazione destinata al Ministero e all’Amministrazione penitenziaria”.