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Stupro di Capodanno: indagini in corso. Lui si pente ma gli avvocati tacciono. Città sotto choc

La squadra mobile sta ascoltando coloro che ritiene persone informate sui fatti. L'avvocato di parte civile conferma il sequestro avvenuto per l'automobile dove la giovane ha subìto la violenza e quello degli abiti ma ammette anche che non si escludono altri elementi. L'indagato avrebbe palesato pentimento e angoscia ma il suo legale taglia corto: "Non so nulla, aspetto le carte"

Quando la notizia dell’abuso avvenuto la notte di Capodanno nella zona industriale di Campobasso si è diffusa, la reazione – comune un po’ a tutti – è stata di sbigottimento e smarrimento.

“Cosa siamo diventati?”, la domanda che salta di bocca in bocca. “Ormai non si capisce più nulla” la soluzione più semplice alla quale molto altri  hanno fatto riferimento.

Ma qualunque espressione sui fatti accaduti si trasforma in una cartina tornasole dello choc che ha colpito indistintamente tutti.

Una comunità turbata dall’aver appreso la consapevolezza che fatti simili possono avvenire anche in una realtà come la nostra (dove tutti sanno tutto di tutti), sconvolta per le conseguenze che la giovane vittima adesso porterà con sè tutta la vita. Perché a farle del male è stato quello che lei considerava tra i suoi più cari amici. E’ stato il compagno di giochi con il quale assieme alla comitiva di Capodanno aveva condiviso le tappe di fanciullezza, adolescenza e ora giovinezza.

Sotto il profilo investigativo, gli agenti della squadra mobile sono tuttora al lavoro e le bocche sono cucite. Sotto l’aspetto legale, sia la vittima che l’indagato si sono affidati a due avvocati di fiducia. Che però, al momento, non parlano. Ambedue i legali, però, sono d’accordo su un aspetto: “Si tratta di ragazzi molto giovani, vanno tutelati in tutte le sedi e in tutte le forme”.

E poi l’aspetto prettamente tecnico della fase investigativa preliminare. Il legale dell’indagato dice infatti che “gli accertamenti sono in uno stadio embrionale, non siamo al capolinea di nulla, io non ho letto le carte se non il decreto di sequestro del materiale che gli investigatori hanno ritenuto utile per le indagini. Quindi dire qualunque cosa, adesso, sarebbe prematuro e dunque inutile e controproducente”.

E non vuole chiarire neanche un altro aspetto che è emerso in queste ultime ore e cioè che il giovane indagato sarebbe pentito del suo gesto tanto da aver palesato attimi di preoccupante inquietudine. “Non lo so. Non ho parlato con lui. Non ho altro da dire”. Chiude l’avvocato.

Sull’altro fronte, anche il legale di fiducia della famiglia della vittima mantiene riserbo sulla questione. E’ a conoscenza dei sequestri eseguiti poche ore dopo l’accaduto e relativi all’automobile dove sarebbe accaduto lo stupro e agli abiti di lui e di lei, ma lascia capire tra le righe che “queste non sono le uniche cose, non sono gli unici elementi”.

In sostanza ci sarebbero altri aspetti probatori che potrebbero rafforzare l’accusa di violenza sessuale ai danni di questa ragazza che fatica adesso a mettere insieme questi pezzi disgregati della sua vita che erano composti anche dalla fiducia e dall’affetto verso le persone con le quali era cresciuta.

Sono giorni difficili per tutti. Intanto ancora in queste ore stanno bussando alla porta degli uffici della squadra mobile coloro che devono essere ascoltate come persone informate sui fatti.

Sì, perché la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio erano oltre una decina quelli che dopo aver cenato insieme per aspettare l’arrivo del 2019, avevano anche poi scelto di andare a ballare in un locale della zona industriale di Campobasso per fare l’alba come da tradizione.

E quindi dopo aver danzato, cantato e trascorso qualche ora in completa spensieratezza l’appuntamento “al bar di via Monsignor Bologna” per consumare la prima colazione dell’anno. La giovane vittima, in macchina con l’amico di sempre, al bar non è mai arrivata. Vittima di uno stupro da parte dell’amico di cui si fidava, è stata invece costretta ad andare in ospedale (dove i sanitari hanno refertato gli abusi) e poi a raccontare il suo orrore agli agenti di via Tiberio.

Il sostituto procuratore Francesco Santosuosso, che segue il caso, ha finora convalidato tutti i provvedimenti d’iniziativa adottati dalla squadra mobile. L’indagato rischia dai 5 ai 10 anni di carcere.