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Spiagge, i lidi restano agli attuali ‘proprietari’ fino al 2034: “Ora ripartiamo con gli investimenti” foto

Dai titolari dei lidi termolesi un plauso alla scelta del governo di prorogare di 15 anni le concessioni demaniali con il maxiemendamento alla Manovra economica: “Ma adesso serve una legge per superare la direttiva Bolkestein”

Lo spauracchio Bolkestein fa un po’ meno paura. Con una decisione che pare l’uovo di Colombo ma che secondo alcuni sarebbe a rischio infrazione da parte dell’Unione europea, il governo Conte ha approvato la proroga alle concessioni demaniali fino al 2034, superando quindi l’ostacolo della direttiva che porta il nome dell’economista olandese, secondo cui vanno messe all’asta tutte le concessioni pubbliche, spiagge comprese. Concessioni che sarebbero andate in scadenza al 31 dicembre 2020 scatenando aste plurimilionarie fra gli attuali titolari e altri imprenditori. “C’era il rischio di dare tutto in mano alle multinazionali, perdendo la nostra tipicità” sintetizza Domenico Venditti, esponente molisano del sindacato Sib.

Ma con il maxi emendamento alla Manovra economica, approvata alla Camera, il governo ha rinviato questa gatta da pelare. “Va dato atto al governo di averci dato una risposta, forse non quella che ci attendevamo, ma è comunque una buona notizia” afferma Nicola Giorgione, titolare dell’omonimo stabilimento di Rio Vivo. Per lui la proroga ha un significato molto politico. “La Lega sembra il partito più propenso ad accogliere le nostre iniziative, mentre il Movimento Cinque Stelle è diviso e questa indecisione la terremo in conto alle prossime consultazioni elettorali”.

Spiagge dal Castello

Da Venditti parole di elogio per il ministro Gian Marco Centinaio, in quota Lega. “Era presente come me ad aprile di quest’anno a Roma quando Bolkestein stesso ha detto che la sua direttiva non va applicata alle spiagge perché da considerarsi un bene e non un servizio. Da allora Centinaio ha promesso un impegno in questo senso e ha fatto il possibile per venirci incontro”.

Non la soluzione ideale, si diceva. “Avevamo proposto cinque emendamenti, nessuno dei quali è passato. Bisogna intervenire per superare la Bolkestein – continua il titolare del lido ‘La Lampara’ – per cancellare le disparità dei lidi continenziali che pagano una concessione molto più onerosa, per ridurre l’Iva al 10 per cento come per gli albergatori”. Inoltre era stata chiesta una proroga ben più lunga, di 50 anni o almeno 30, ma i pentastellati si sarebbero opposti. Tutte proposte che Venditti e il Sib auspicano possano finire in una futura “legge di riforma del Demanio marittimo che tutti i governi rinviano”.

Ma questa proroga potrà far ripartire gli investimenti sulle coste molisane? “Si rimette in moto tutto il sistema – assicura Giorgione -. Se prima potevamo fare investimenti limitati a dodici mesi, ora abbiamo molto più tempo. Anche con le banche siamo molto più credibili”. Venditti è cauto: “Nel nostro territorio non c’è un flusso turistico tale da permetterti di guadagnare su investimenti di 100 mila euro in così poco tempo. Al massimo riesci a rientrare dall’investimento. Alla fine la proroga è di 13 anni, perché arriva al gennaio 2034, mentre la vecchia scadeva a dicembre 2020. Certamente ora c’è più tempo, e penso a territori come Liguria, Toscana, Campania o Calabria, dove ci sono stati grossi danni per le mareggiate e con la scadenza nel 2020 i balneatori non avrebbero potuto investire per ristrutturare”.

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Per il responsabile del sindacato balneatori “bisogna superare la Bolkestein che con le concessioni demaniali non c’entra nulla. Dobbiamo tornare al rinnovo delle concessioni pagando il canone demaniale. Chi dice che noi siamo i cementificatori delle spiagge non sa quello che dice. Noi siamo i custodi, le sentinelle del mare. Avvertiamo le autorità quando c’è qualcosa di anomalo, puliamo l’arenile, anche quando non è di nostra competenza e garantiamo il salvamento. Mettere all’asta i lidi, e permettere che le multinazionali diventino concessionarie, significherebbe standardizzare le nostre spiagge. Troveremmo ovunque lo stesso servizio, lo stesso cibo. Perderemmo le nostre caratteristiche, le nostre tipicità”.

D’accordo anche Giorgione: “Non possiamo rinunciare alla nostra peculiarità. All’estero non sono organizzati come noi sulle spiagge. Mettere all’asta i lidi vuol dire perdere non 100mila posti di lavoro come sostengono alcuni dati, ma circa 500mila. Parliamo di famiglie. Noi ormai siamo al bivio fra pagare le tasse e sfamare i figli perché in dieci anni le tasse, anche quelle locali, sono quadruplicate. Il governo ci deve mettere in condizioni di pagarle”. Per il balneatore di Termoli sud la soluzione è “il rinnovo automatico delle concessioni o fare come la spiaggia dove hanno deciso di prorogare per 70 anni e l’Unione europea non ha avuto nulla da ridire”.